Conte licenzia Grillo e non gli rinnova il contratto da 300mila euro: “Fa controcomunicazione e sabotaggio”. La replica: “Ancora in vigore”
di Matteo PucciarelliGiuseppe Conte li definisce "atti di sabotaggio", parlando nel nuovo libro di Bruno Vespa. Se il blog di Beppe Grillo diventa una fanzine anti-contiana, perché continuare a pagargli 300 mila euro l'anno? E quindi il contratto di consulenza per la comunicazione non verrà più rinnovato, colpendo il fondatore laddove - dicono i maligni - fa più male: per l'appunto i soldi. Perché Grillo “è responsabile di una controcomunicazione che fa venire meno le ragioni di una collaborazione contrattuale”.
Dice ancora Conte al giornalista: "Grillo ha rivendicato il compenso come garante anche nelle ultime lettere che mi ha scritto. Io non ho mai accettato che fosse pagato per questa funzione, che ha un intrinseco valore morale e non è compatibile con…
Giuseppe Conte li definisce "atti di sabotaggio", parlando nel nuovo libro di Bruno Vespa. Se il blog di Beppe Grillo diventa una fanzine anti-contiana, perché continuare a pagargli 300 mila euro l'anno? E quindi il contratto di consulenza per la comunicazione non verrà più rinnovato, colpendo il fondatore laddove - dicono i maligni - fa più male: per l'appunto i soldi. Perché Grillo “è responsabile di una controcomunicazione che fa venire meno le ragioni di una collaborazione contrattuale”.
Dice ancora Conte al giornalista: "Grillo ha rivendicato il compenso come garante anche nelle ultime lettere che mi ha scritto. Io non ho mai accettato che fosse pagato per questa funzione, che ha un intrinseco valore morale e non è compatibile con alcuna retribuzione". E poi: "Di fronte a un processo costituente che ha coinvolto l'intero movimento, Grillo sta portando avanti atti di sabotaggio compromettendo l'obiettivo di liberare energie nuove". Stop al compenso, dunque. Anche se allo staff del garante non risulta: “Il contratto è in essere. Ad oggi non c'è nessuna comunicazione a riguardo”. Ma c’è una ragione: il contratto andrà alla sua naturale scadenza nei prossimi mesi".
Conte licenzia Grillo? “È strano che Conte lo dica a Vespa e non a Beppe – è il commento di un altro ex, Davide Casaleggio, intervenuto ai microfoni di Un giorno da pecora in onda su Radio 1 – Oggi c'è una finta partecipazione creata con degli anonimi che nessuno sa chi siano queste persone. Estratti tra amici suoi? immagino di sì, non si sa come vengono estratte queste persone". Tra Conte e Grillo? “Ne resterà uno solo ma di elettore se continuano così...".
Dopodiché si tratta dell'ovvio epilogo di una ipocrisia di fondo cominciata due anni e mezzo fa. "Qualcosa si è incrinato in maniera irreversibile – le parole del presidente 5 Stelle affidate a Vespa – Umanamente sono molto colpito da come si comporta. Vedere oggi che contrasta in maniera così plateale un processo di partecipazione democratica che ci riporta agli ideali originali di Casaleggio mi ha rattristato moltissimo. Perché, al contrario di quel che scrivono i giornali, lo scontro non è personalistico (Grillo contro Conte), ma vede Grillo battersi contro la sua stessa comunità".
Sembra passata un'epoca da quando Conte decise di finanziare il garante del M5S con un contratto di fatto mai rispettato. Una super mancia per tenerlo buono. All'epoca nel M5S c'era ancora Luigi Di Maio, era ministro degli Esteri draghiano per eccellenza e mancava poco che facesse la sua scissione finita malissimo. Allora l'ex presidente del Consiglio non poteva permettersi di avere contro il comico.
Il tesoriere Claudio Cominardi, vicino a Grillo, garantiva l'operazione. Ma se si andava a vedere ciò che produceva in termini di contenuti beppegrillo.it, cioè la principale vetrina comunicativa di Grillo, il M5S di fatto non esisteva. C'erano alcuni temi e personaggi vicini al Movimento, questo sì: salario minimo, tutela ambientale, mobilità sostenibile, lotta alla povertà. Ma del simbolo dei 5 Stelle, o di inviti al voto in occasione di passaggi elettorali, non ce n’era traccia. Insomma, era chiaro a tutti che quei soldi avessero un'altra funzione.
Ormai da tempo la partecipazione di Grillo a eventi pubblici del Movimento del partito si era rarefatta, ridotta a minuscoli spot non sempre utilissimi. Una disaffezione plateale, come quando nella sua Genova al voto per il Comune, nel 2021, il comico disertò addirittura le urne. Dopodiché dal disinteresse, la scorsa estate si è passati alla guerra senza quartiere a Conte, accusato di voler distruggere definitivamente il M5S: cambiando nome, simbolo, rompendo la regola aurea dei due mandati. Lettere pubbliche contro il presidente, appelli a un ritorno al passato, lo spazio dato alla voce di quel pezzo di base (oggi minoritario) che non vuol morire contiana. Così a quel punto l'ex avvocato del popolo ha deciso di premere sull'acceleratore e disfarsi del garante una volta per tutte.
Si parte quindi non rifinanziando la consulenza. Poi magari l'assemblea congressuale deciderà di ridurre i poteri del garante, chissà. In via di Campo Marzio ormai nessuno si fa illusioni di una riappacificazione. E chi conosce Conte fa notare che, uno dopo l'altro, di riffa o di raffa, ha fatto fuori tutti: prima Casaleggio, poi Di Maio. Facile indovinare chi sarà il prossimo.