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Scontro al Csm sulla comunicazione. Pinelli gira al Quirinale la richiesta dei consiglieri di essere più liberi

Il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli 
Bloccato l’emendamento che chiede l’accesso all’ufficio stampa senza dover passare per il via libera del segretario generale. I laici di centrodestra scalpitano e chiedono libertà di parola
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Può il singolo consigliere del Csm, togato o laico che sia, accedere all’ufficio stampa di palazzo Bachelet e comunicare all’esterno senza il preventivo via libera del segretario generale, che ovviamente risponde al vicepresidente Fabio Pinelli? Non solo. Possono i singoli consiglieri contare sul pieno sostegno del medesimo ufficio stampa per essere informati, in qualsiasi momento della giornata, sabato e domenica compresi, di cosa accade nel mondo della giustizia per poter poi esprimere la loro libera opinione? Proprio sul tema della comunicazione ecco un altolà, in pieno plenum, del vicepresidente Fabio Pinelli. Che di fronte alla richiesta, con un formale emendamento, di due consiglieri - Mimma Miele di Magistratura democratica e il togato indipendente Andrea Mirenda - che chiedono di essere liberi di parlare all’esterno senza autorizzazioni preventive, tronca la discussione perché su una materia del genere può essere solo il capo dello Stato, nonché presidente dello stesso Csm, ci…

Può il singolo consigliere del Csm, togato o laico che sia, accedere all’ufficio stampa di palazzo Bachelet e comunicare all’esterno senza il preventivo via libera del segretario generale, che ovviamente risponde al vicepresidente Fabio Pinelli? Non solo. Possono i singoli consiglieri contare sul pieno sostegno del medesimo ufficio stampa per essere informati, in qualsiasi momento della giornata, sabato e domenica compresi, di cosa accade nel mondo della giustizia per poter poi esprimere la loro libera opinione? Proprio sul tema della comunicazione ecco un altolà, in pieno plenum, del vicepresidente Fabio Pinelli. Che di fronte alla richiesta, con un formale emendamento, di due consiglieri - Mimma Miele di Magistratura democratica e il togato indipendente Andrea Mirenda - che chiedono di essere liberi di parlare all’esterno senza autorizzazioni preventive, tronca la discussione perché su una materia del genere può essere solo il capo dello Stato, nonché presidente dello stesso Csm, cioè Sergio Mattarella e i suoi uffici giuridici, a dire l’ultima parola.

Si ferma di nuovo, dopo essere stata già bloccata per un anno, la delibera sulle “Linee guida per il coordinamento e l’integrazione delle attività dell’ufficio stampa e dell’ufficio per la comunicazione istituzionale del Csm”. Segnando una nuova tappa delle frizioni tra Pinelli e i suoi consiglieri. Non solo i magistrati, ma anche i laici, e pure quelli di centrodestra. Da una parte lui, l’avvocato scelto da Matteo Salvini, convinto che a parlare per il Consiglio debba essere solo il vicepresidente, cioè lui stesso. Tant’è che ha un suo portavoce, oggi Alberto Faustini, ex direttore dell’Alto Adige, dopo l’esperienza con Fabrizio Ravoni, ex addetto stampa di Giulio Tremonti al Mef, e il tentativo di assumere l’ex deputato di Iv Michele Anzaldi che, per i continui rinvii, alla fine ha rinunciato all’incarico. Mentre dall’altra parte ci sono i singoli consiglieri che ovviamente hanno sempre protestato fin dal primo giorno, e anche aggirato il diktat di Pinelli con i loro contatti mediatici personali. Come dimostra l’ultima uscita due giorni fa, quando i sei del centrodestra hanno subito diffuso la richiesta di aprire una pratica sul caso di Marco Patarnello per via della sua mail considerata da loro anti Meloni.

Ma ecco che in plenum lo scontro si ripropone. Parla Isabella Bertolini, l‘ex deputata di Forza Italia oggi consigliera per conto dei meloniani. Che spiega come sia un’esigenza primaria quella di essere informati minuto per minuto, anche di sabato e domenica, dall’ufficio stampa di quanto accade nel mondo della giustizia in modo da poter reagire. E un input simile arriva da Felice Giuffrè, il giurista di Catania anche lui in quota FdI. Chiedono un ufficio stampa che li informi e li metta in grado di prendere posizione.

Ma reagire come? E con quale livello di libertà? Con piena autonomia oppure solo con il via libera dello stesso Pinelli? E qui scoppia il caso. Proprio sull’emendamento alle “Linee guida” chiesto da Miele e Mirenda. Perché alla frase “l’ufficio stampa interloquisce col vicepresidente e con i singoli consiglieri affinché l’elaborazione della comunicazione sia rispondente al loro pensiero e rispettosa del canone di continenza proprio dell’attività istituzionale” chiedono di fare una modifica di non poco conto. E cioè aggiungere un inciso: una comunicazione “non soggetta al previo assenso del segretario generale”.

Sono solo poche parole, ma rappresentano una vera e propria rivoluzione per i consiglieri del Csm. Perché il segretario generale, nominato da questo Consiglio nella persona di Roberto Mucci, ex sostituto procuratore generale della Cassazione e che al Csm già rivestiva il ruolo di consigliere giuridico dello stesso Pinelli, è ovviamente considerato non solo la persona più vicina al vicepresidente, ma anche colui che interloquisce di continuo con il Quirinale perché il Colle legge e dà il via libera alle pratiche del Consiglio stesso.

Miele e Mirenda chiedono una comunicazione “libera” dei consiglieri. Una richiesta che Pinelli blocca subito, con il rinvio della pratica in commissione, e una sua risposta secca, in quanto non può essere lui, ma il Quirinale, a decidere sulla libertà di comunicazione dei singoli consiglieri. Sul Csm che già si appresta a scrivere il parere sul disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere, l’impatto del rinvio suona come un altolà e un invito rinnovato al silenzio. E i mugugni si sprecano. Perché come si può vietare al singolo consigliere, “dotato di precise prerogative costituzionali” come dice Mirenda, l’accesso all’ufficio stampa del Csm di cui fa parte senza un premesso preventivo? Imbarazzante anche il rinvio al Colle che a questo punto dovrà decidere sul grado di libertà dei componenti del Csm. L’opinione diffusa è che sarebbe stato meglio se Pinelli avesse deciso da solo.

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