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García Pérez “Un errore esternalizzare i centri, von der Leyen rischia”

Iratxe Garcia Perez 

 

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Intervista alla capogruppo di S&D al Parlamento europeo che interviene sull’accordo Italia-Albania
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Bruxelles - Ursula von der Leyen e i popolari stanno esagerando. Stanno mettendo a rischio la coalizione che l’ha eletta alla presidenza della Commissione. L’altolà di Iratxe García Pérez, capogruppo dei socialisti di S&D al Parlamento europeo, è netto. Il suo messaggio è rivolto in primo luogo alla leader dell’esecutivo europeo ma anche al governo italiano. E se il dialogo tra il Ppe e le destre continua, allora «decideremo se dare la fiducia a Ursula». Anche perché la vicepresidenza esecutiva a Fitto «per noi è un problema politico, ci mette in difficoltà»

Cosa ne pensa dell’accordo Italia-Albania?

«Ci siamo già pronunciati da tempo su questo tema e fin dall’inizio dei lavori per l’accordo tra il governo di Meloni e l’Albania siamo stati totalmente contrari all’idea di esternalizzare i servizi di migrazione».

Perché?

«Non garantisce le condizioni di rispetto del diritto internazionale, con una spesa economica che è ovviamente del tutto inaccettabile e con il risultato pra…

Bruxelles - Ursula von der Leyen e i popolari stanno esagerando. Stanno mettendo a rischio la coalizione che l’ha eletta alla presidenza della Commissione. L’altolà di Iratxe García Pérez, capogruppo dei socialisti di S&D al Parlamento europeo, è netto. Il suo messaggio è rivolto in primo luogo alla leader dell’esecutivo europeo ma anche al governo italiano. E se il dialogo tra il Ppe e le destre continua, allora «decideremo se dare la fiducia a Ursula». Anche perché la vicepresidenza esecutiva a Fitto «per noi è un problema politico, ci mette in difficoltà»

Cosa ne pensa dell’accordo Italia-Albania?

«Ci siamo già pronunciati da tempo su questo tema e fin dall’inizio dei lavori per l’accordo tra il governo di Meloni e l’Albania siamo stati totalmente contrari all’idea di esternalizzare i servizi di migrazione».

Perché?

«Non garantisce le condizioni di rispetto del diritto internazionale, con una spesa economica che è ovviamente del tutto inaccettabile e con il risultato pratico che abbiamo visto: delle 16 persone trasferite al centro, due erano minori, due erano vulnerabili e gli altri sono stati rimandati in Italia per decisione del Tribunale di Roma».

Alcuni Paesi europei, in particolare governati dalla destra, lo considerano però un esempio. Gli hub in Paesi terzi sono una soluzione?

«No, per noi la soluzione è una politica di integrazione, umanitaria e che rispetti i diritti dell’uomo e il diritto internazionale. Non basta concentrarci solo su come rimpatriare gli immigrati. Va discussa la cooperazione con i Paesi di origine per creare canali legali, va capito come facilitare chi viene in Europa. Il 50 per cento delle persone che attualmente si prendono cura dei nostri figli, dei nostri anziani e di chi non è autonomo sono immigrati. E poi l’arrivo di clandestini è diminuito del 42 per cento. Non c’è una invasione come la destra cerca di far credere».

Il problema, però, è il feeling tra la presidente della Commissione e la premier italiana. Von der Leyen sta sostenendo il progetto meloniano.

«Per i socialisti, invece, non è accettabile. Qualsiasi soluzione che vada oltre il Patto sull’asilo e i migranti adottato nel maggio di quest’anno deve essere una soluzione consensuale non solo con gli Stati membri, ma anche con questo Parlamento».

Non crede che von der Leyen stia minando la maggioranza composta tra Ppe, Pse, Renew e Verdi? Ogni giorno i popolari votano con Ecr e Patrioti. Anche oggi (ieri, ndr) sul bilancio.

«Sì, ma non voglio personalizzare le responsabilità legate a quel che sta accadendo nel Parlamento europeo. Non dobbiamo essere d’accordo al 100 per cento con quel che dice la presidente della Commissione. Quello delle alleanze, però, è un problema. È un problema quel che il Ppe porta avanti con altre forze politiche che non l’hanno sostenuta».

Pensa che per questo i socialisti possano votare contro Ursula in occasione della fiducia alla Commissione prevista a fine novembre?

«Beh, saremo responsabili e seri. Prima ci saranno le audizioni dei commissari e in quella occasione chiederemo che vengano assunte alcune priorità politiche fondamentali: impegni sull’Europa sociale, sui diritti dei lavoratori, sull’uguaglianza di genere. E naturalmente pretenderemo ambizione sull’agenda climatica. In base ai risultati prenderemo una decisione. E sarà il gruppo a decidere. A questo punto non c’è nulla a scatola chiusa».

Ripeto: è accettabile per i socialisti un cambio di maggioranza?

«A luglio abbiamo votato con una alleanza pro-Europa composta da Partito popolare, socialisti, liberali e verdi. È importante mantenere questa alleanza. Certo, il collegio dei commissari è composto da persone proposte dai governi e noi lo rispettiamo. Ma mettere al livello di vicepresidente esecutivo un commissario che non fa parte di quei gruppi politici che hanno sostenuto von der Leyen, non aiuta a continuare con quella coalizione e rende ancora più difficoltosa questa alleanza. Per noi si stanno aggiungendo problemi a problemi».

Quindi voterete contro Fitto?

«Lo decideremo nel nostro gruppo di S&D. Il problema non è con Fitto personalmente o con la proposta dell’Italia. Il nostro problema è che l’Ecr abbia una vicepresidenza esecutiva con Fitto che è un ministro del governo Meloni. Fitto e Meloni appartengono all’Ecr. Non è un problema politico che possiamo nascondere. È un aspetto che ci mette in difficoltà. Lo devono capire».

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