Marina Berlusconi: “Certi giudici italiani sono nemici del Paese”
di Concetto VecchioGianni Letta e Marina Berlusconi
(ansa)«Marina guardaci!», le urlano i paparazzi. Marina Berlusconi esclama «mamma mia» per la ressa che la inghiotte, prima di raggiungere il red carpet come alla mostra del cinema. Gianni Letta la bacia. Rita Dalla Chiesa la soffoca nell’abbraccio. Arrivano quelli di Forza Italia, vogliono tutti fare la foto con lei, il sottosegretario Sisto si stira il collo pur di entrare nell’inquadratura. Centinaia di giornalisti. «O signur», sentono dire a Fedele Confalonieri. Marcello Dell’Utri col bastone sembra il Noodles ormai canuto di C’era una volta in America: «Silvio mi manca, io però non seguo più la politica, mi occupo di libri, certo la mail di quel giudice su Meloni è inquietante...». Quelli dello staff Mondadori travolti. Un’addetta, nel tentativo di disciplinare il traffico sulle scale, continua a ripetere: «Tenete la destra». E il ministro Nello Musumeci: «E lo dice a me?»
Galleria Sordi, tardo pomeriggio. Marina Berlusconi, 58 anni, tailleur nero, occhiali in tinta, è scesa da Milano…
«Marina guardaci!», le urlano i paparazzi. Marina Berlusconi esclama «mamma mia» per la ressa che la inghiotte, prima di raggiungere il red carpet come alla mostra del cinema. Gianni Letta la bacia. Rita Dalla Chiesa la soffoca nell’abbraccio. Arrivano quelli di Forza Italia, vogliono tutti fare la foto con lei, il sottosegretario Sisto si stira il collo pur di entrare nell’inquadratura. Centinaia di giornalisti. «O signur», sentono dire a Fedele Confalonieri. Marcello Dell’Utri col bastone sembra il Noodles ormai canuto di C’era una volta in America: «Silvio mi manca, io però non seguo più la politica, mi occupo di libri, certo la mail di quel giudice su Meloni è inquietante...». Quelli dello staff Mondadori travolti. Un’addetta, nel tentativo di disciplinare il traffico sulle scale, continua a ripetere: «Tenete la destra». E il ministro Nello Musumeci: «E lo dice a me?»
Galleria Sordi, tardo pomeriggio. Marina Berlusconi, 58 anni, tailleur nero, occhiali in tinta, è scesa da Milano per inaugurare la nuova libreria Mondadori (al posto della Feltrinelli, che ha chiuso i battenti dopo la pandemia), con un comizio politico di quattordici minuti. E, nel segno del Cavaliere, attacca i magistrati: «Certi giudici non sono nemici di mio padre o della Meloni, ma sono nemici del Paese». Scenderà quindi in campo? «Mio padre me lo ha sempre sconsigliato. Io faccio l’imprenditrice, mi piace quello che faccio e vorrei continuare a farlo». Si dice che quello che ci tiene di più sia suo fratello Pier Silvio. «Su Pier Silvio parla Pier Silvio», taglia corto. Non resta allora che raggiungere lo zio, Paolo Berlusconi. Lo consiglia ai nipoti? «Ho già mandato affanculo un sacco di gente per questa domanda», risponde con guasconeria.
Sarà anche così, ma quel che qui va in scena si configura come dimostrazione di forza, di potere. È la destra buona che manda il suo messaggio all’altra destra, quella che occupa Palazzo Chigi. E siccome i Berlusconi sono la Succession italiana, e come in ogni serie tv che si rispetti non c’è mai un finale, prepariamoci ad altre puntate. Giorgia Meloni, per dire, non è venuta. Perché? Bastava attraversare la strada per incontrarsi. Invece la premier sta allo Gnam alla festa del Tempo. «Sul governo do un giudizio positivo», concede però Marina. «Mi avrebbe fatto piacere averla qui, ma potete immaginare gli impegni della presidente del Consiglio». Ma che non s’incontrino non sarà certo casuale. Nulla lo è nel piccolo mondo romano. E Marina mercoledì salirà al Quirinale per ottenere da Sergio Mattarella il cavalierato.
In primavera la rottura simbolica era stata sui diritti. Marina disse di sentirsi più vicina a una sinistra di buonsenso. Qui ripete che «la questione dei diritti non è di destra né di sinistra, ma di civiltà e umanità. Poi serve un cambiamento che richiede tempo, ma la politica ha il compito di fornire risposte alla società. L’evoluzione non deve essere frenata, la sinistra su questi temi specifici si è mostrata più aperta e attiva. Io però sono una liberale berlusconiana, non sono di sinistra, e ho dubbi sulla maternità surrogata: la maternità non si può trasformare in una mercificazione del corpo femminile». E i dubbi riguardano anche Trump. Fosse in America voterebbe Kamala Harris, «turandosi il naso», sussurrano i suoi. «È capace e determinata e credo abbia buone chances».
Poi entra in libreria. Tre piani, progettati da Kallipigia Architetti, quello interrato è dedicato ai bambini. Ventimila titoli. In belle evidenza all’ingresso i libri della casa editrice intitolata a Silvio Berlusconi. Poi arriva Lotito e si mischia a Bruno Vespa, Paolo Repetti di Einaudi, Dacia Maraini, Veltroni, Casini. Manca Tajani, al G7 di Pescara. Serena Bortone accolta con molto favore («Serena il tuo libro è nel centro della sala»), lei va incontro a Marina e le dice: «Suo padre aveva un bisogno enorme di amore!». «Ma amava anche molto», risponde Marina. «Amava tutti». «Se la potesse vedere sarebbe fiero di lei». «Io non valgo un’unghia di mio padre. È stato troppo grande. In tutto».
Ed è subito Partito dell’Amore.