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Caso Spano, Meloni: “Nervosismo nel mio partito ma quella nomina risale a Melandri”

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L’ex ministra: “Regolano conti a destra”. La premier: “Sconto menefreghismo e pregiudizi. Sull’Albania non mollo”. Al Quirinale breve colloquio con Mattarella, la moral suasion del Colle per placare lo scontro tra governo e giudici
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«Non ho incontrato il ministro Alessandro Giuli e non ho capito né seguito molto la vicenda». Poche ore dopo le dimissioni di Spano, Giorgia Meloni si tira fuori. «So che c’era stata una polemica per la nomina del capo di gabinetto e c’era nervosismo anche da parte del mio partito. Apprendo che ci sarebbe un conflitto d’interessi per una nomina al Maxxi di una persona legata a Spano, nomina avvenuta anche ai tempi di Giovanna Melandri». La presidente del Consiglio è alla festa de Il Tempo alla Galleria nazionale di arte moderna (Gnam), da settimane al centro delle polemiche di parte dei dipendenti per aver ospitato eventi cari alla destra. E nella vicenda che fa di nuovo tremare il ministero della Cultura sceglie di tirare in ballo Melandri, ex presidente del Maxxi di area Pd. Ma lei a stretto giro ribatte: «L’avvocato Carnabuci (il marito di Spano, ndr) è stato chiamato dal Maxxi nel giugno 2018, quando Spano non aveva nulla a che fare con il museo. Quello che è in corso è un orribil…

«Non ho incontrato il ministro Alessandro Giuli e non ho capito né seguito molto la vicenda». Poche ore dopo le dimissioni di Spano, Giorgia Meloni si tira fuori. «So che c’era stata una polemica per la nomina del capo di gabinetto e c’era nervosismo anche da parte del mio partito. Apprendo che ci sarebbe un conflitto d’interessi per una nomina al Maxxi di una persona legata a Spano, nomina avvenuta anche ai tempi di Giovanna Melandri». La presidente del Consiglio è alla festa de Il Tempo alla Galleria nazionale di arte moderna (Gnam), da settimane al centro delle polemiche di parte dei dipendenti per aver ospitato eventi cari alla destra. E nella vicenda che fa di nuovo tremare il ministero della Cultura sceglie di tirare in ballo Melandri, ex presidente del Maxxi di area Pd. Ma lei a stretto giro ribatte: «L’avvocato Carnabuci (il marito di Spano, ndr) è stato chiamato dal Maxxi nel giugno 2018, quando Spano non aveva nulla a che fare con il museo. Quello che è in corso è un orribile regolamento di conti di una destra omofoba».

Il tentativo di spegnere le polemiche non va a buon fine però. Anche perché attorno al governo la tensione è alta e su diversi fronti. La premier, che vorrebbe solo celebrare i due anni di governo, arriva alla Galleria dopo un colloquio delicato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a margine del Consiglio supremo di difesa: dal video sembra sia stato proprio Mattarella a chiederle di parlare a quattrocchi. Un colloquio che arriva dopo lo scontro durissimo con i magistrati sul decreto Albania, nel giorno della firma del provvedimento a valle di un lungo confronto tra gli uffici di palazzo Chigi e Quirinale. E che arriva dopo l’invito del capo dello Stato alla collaborazione tra istituzioni, a non approfondire «solchi e contrapposizioni». Un assillo, questo, costante per Mattarella.

Certo è che Meloni, quando parla a sera, non sembra intenzionata ad abbassare poi molto i toni sui magistrati che hanno bocciato il modello dei centri migranti in Albania. Alla Gnam la premier si sente a casa tra l’editore Antonio Angelucci, con il quale poi avrà un lungo colloquio in una saletta riservata del museo, e il direttore de Il Tempo Tommaso Cerno. Presente anche il presidente del Senato Ignazio La Russa. Sul palco, a una domanda sulla magistratura e la lettera del pm Marco Patarnello che la definiva «pericolosa», Meloni incalza: «Non credo ci sia un complotto. C’è un grande menefreghismo per il voto degli elettori perché attaccano chi non la pensa come loro». Patarnello «dice due cose vere: non agisco per interesse personale e sono un problema. Io sto cercando di rispondere alla volontà popolare senza farmi condizionare da nessuno. Non ho scheletri nell’armadio, poi certo ci sono due pesi e due misure» verso la destra. Sul decreto Albania avverte i pm: «La sentenza che ha bloccato i trasferimenti riguarda tutti gli immigrati che arrivano da Egitto e Bangladesh: insieme fanno 280 milioni di persone che secondo i giudici possono venire illegalmente in Italia. Convocheremo ancora il Consiglio dei ministri per aggiustare i decreti se verranno bocciati, non ci fermiamo».

Alla domanda su cosa non rifarebbe dopo due anni al governo, scherza: «Forse non mi candiderei più». Poi aggiunge: «L’Italia rispetto al passato va meglio». Ma sulla manovra ammette che ci sono poche risorse. La colpa, accusa, è dell’eredità di chi l’ha preceduta: «Io avrei voluto mettere più soldi e sento perfino Giuseppe Conte che si lamenta per le pensioni: ma purtroppo abbiamo dovuto spendere 38 miliardi di euro per il suo Superbonus. Con questi soldi avrei potuto dare 20 mila euro a ogni pensionato che ha l’assegno minimo»

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