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Migranti, firmato il decreto Albania. Nordio: ispezione sul pm anti-premier

Il centro per migranti a Gjader

 

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Nel provvedimento 19 Paesi sicuri, e ricorsi in corte d’appello. Protestano anche le toghe di destra. Il ministro: “Finora sentenze fotocopia”
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La firma è arrivata nel tardo pomeriggio, attorno alle 19. Con il visto del presidente Sergio Mattarella, si avvia all’esame delle Camere il decreto legge confezionato in fretta e furia dall’esecutivo dopo il fallimento del primo trasferimento di naufraghi in Albania, tutti riportati in Italia per ordine del tribunale di Roma che non ne ha convalidato il trattenimento.

Dopo giorni di teso lavorio sul testo, nel confronto tra gli uffici di palazzo Chigi e del Colle, viene vidimato un testo scarno, con cui il governo prova ad evitare che i centri in Albania restino vuoti. Oltre alla lista di Paesi sicuri, sforbiciata di tre — Camerun, Nigeria e Colombia — «per renderlo compatibile con la sentenza della Corte di giustizia europea» spiega il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il decreto ripristina la possibilità di ricorso in Corte d’Appello — e non semplicemente in Cassazione — contro i provvedimenti di convalida o meno dei trattenimenti. Una soluzione che scatena le proteste di…

La firma è arrivata nel tardo pomeriggio, attorno alle 19. Con il visto del presidente Sergio Mattarella, si avvia all’esame delle Camere il decreto legge confezionato in fretta e furia dall’esecutivo dopo il fallimento del primo trasferimento di naufraghi in Albania, tutti riportati in Italia per ordine del tribunale di Roma che non ne ha convalidato il trattenimento.

Dopo giorni di teso lavorio sul testo, nel confronto tra gli uffici di palazzo Chigi e del Colle, viene vidimato un testo scarno, con cui il governo prova ad evitare che i centri in Albania restino vuoti. Oltre alla lista di Paesi sicuri, sforbiciata di tre — Camerun, Nigeria e Colombia — «per renderlo compatibile con la sentenza della Corte di giustizia europea» spiega il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il decreto ripristina la possibilità di ricorso in Corte d’Appello — e non semplicemente in Cassazione — contro i provvedimenti di convalida o meno dei trattenimenti. Una soluzione che scatena le proteste di Magistatura indipendente, la corrente di destra dei magistrati, per «l’inevitabile aumento del carico di lavoro» che rischia di «vanificare l’immane sforzo» necessario per smaltire l’arretrato.

Fuoco (amico?) che sembra allargare ancora il solco fra governo e magistrati. Con buona pace degli appelli alla «collaborazione istituzionale» arrivati dal Colle, l’esecutivo appare determinato allo scontro. E la mail del magistrato Marco Patarnello, che in un messaggio inviato su una chat di colleghi e poi filtrato all’esterno aveva definito la premier Giorgia Meloni «pericolosa», sembra essere il nuovo fronte.

Per Nordio si tratta di «frasi di una gravità tale da prendere in considerazione» l’invio degli ispettori. Stando a indiscrezioni, anche la procura generale della Cassazione avrebbe aperto in merito un fascicolo pre-disciplinare: in entrambi i casi, il rischio per il magistrato è un procedimento a carico. E dire che ci aveva provato nella mattinata di ieri il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia a gettare acqua sul fuoco. «L’affermazione di Patarnello si presta ad equivoci», aveva concesso, per poi invitare il governo a tornare a parlare «con la magistratura nei termini di un doveroso rispetto nella comunicazione istituzionale del Paese». Parole cadute nel vuoto, mentre l’operazione Albania non si ferma e solo il maltempo fa slittare il test sulla “tenuta” in tribunale del nuovo dl Paesi sicuri. Ancora Nordio, contro i giudici: le loro sentenze sono «stampate praticamente su medesimo file», ma non rispettano le indicazioni della Corte Ue.

Sul Mediterraneo c’è burrasca, non ci sono partenze da giorni e la convocazione del personale è stata fatta slittare alla prossima settimana. Nel frattempo, è polemica anche con Unhcr, che gelida smentisce il ministro Ciriani: «Svolgiamo un ruolo di monitoraggio» indipendente dall’attuazione del protocollo, «che non comprende l’identificazione dei richiedenti asilo

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