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Terremoto alla Cultura, lascia il capo di gabinetto Spano. Giuli: “Mostrificazione”

Francesco Spano

 (ansa)

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Dopo le indiscrezioni su un incarico dato al marito, si dimette il braccio destro del ministro: “Sgradevoli attacchi personali”. Pressioni per il passo indietro da destra. Esultano i Pro-Vita
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Nove giorni appena dalla nomina: lascia Francesco Spano. Alessandro Giuli lo aveva scelto come capo di gabinetto, dopo aver cacciato Francesco Gilioli, già braccio destro di Gennaro Sangiuliano. Ma «sgradevoli attacchi personali» travolgono dopo neanche due settimane l’uomo di fiducia del nuovo ministro. È stato investito da «un barbarico clima di mostrificazione», denuncia Giuli. Quel che non racconta, è l’urgenza di chiudere il caso, archiviare le dimissioni prima del suo ingresso a Montecitorio, nel primo pomeriggio, prima di incrociare gli sguardi non certo benevoli dei deputati di Fratelli d’Italia.

Spano è finito sotto i riflettori di Report perché da segretario generale del Maxxi, quando Giuli era presidente, ha assunto fra i collaboratori retribuiti suo marito, l’avvocato Marco Carnabuci. Ma l’ormai ex capo di gabinetto era anche bersaglio dei Pro-vita, che avevano lanciato una petizione per le sue dimissioni perché da direttore dell’ufficio antidiscriminazioni razziali …

Nove giorni appena dalla nomina: lascia Francesco Spano. Alessandro Giuli lo aveva scelto come capo di gabinetto, dopo aver cacciato Francesco Gilioli, già braccio destro di Gennaro Sangiuliano. Ma «sgradevoli attacchi personali» travolgono dopo neanche due settimane l’uomo di fiducia del nuovo ministro. È stato investito da «un barbarico clima di mostrificazione», denuncia Giuli. Quel che non racconta, è l’urgenza di chiudere il caso, archiviare le dimissioni prima del suo ingresso a Montecitorio, nel primo pomeriggio, prima di incrociare gli sguardi non certo benevoli dei deputati di Fratelli d’Italia.

Spano è finito sotto i riflettori di Report perché da segretario generale del Maxxi, quando Giuli era presidente, ha assunto fra i collaboratori retribuiti suo marito, l’avvocato Marco Carnabuci. Ma l’ormai ex capo di gabinetto era anche bersaglio dei Pro-vita, che avevano lanciato una petizione per le sue dimissioni perché da direttore dell’ufficio antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio aveva finanziato con 55mila euro un’associazione Lgbtq+, tra le cui attività ci sarebbero stati anche rapporti sessuali a pagamento (la Corte dei conti non rilevò un danno erariale).

Considerato troppo vicino alla sinistra, avendo lavorato al Maxxi già con Giovanna Melandri, Spano era poco gradito dentro FdI. E così, le indiscrezioni sulla nuova inchiesta di Report fin dal primo mattino agitano il partito e il governo. Il passo indietro è frutto di forti pressioni. Giuli e Spano scelgono insieme, parola per parola, cosa scrivere nella lettera di dimissioni: «Il contesto venutosi a creare - si legge - non privo di sgradevoli attacchi personali, non mi consente più di mantenere la serenità di pensiero necessaria per svolgere un ruolo così importante». Il ministro non può fare altro che accoglierle, «con grande rammarico, dopo averle più volte respinte». «A Spano - scrive - va la mia convinta solidarietà per il barbarico clima di mostrificazione cui è sottoposto in queste ore». Uno spettacolo «indecente», commenta subito dall’opposizione Angelo Bonelli: «La mostrificazione - osserva - l’ha fatta FdI».

Dopo aver in qualche modo posto rimedio a questo nuovo scandalo che ha investito il ministero, Giuli può lasciare il suo ufficio e dirigersi verso Montecitorio per rispondere alle interrogazioni del question time. Smentisce tuttavia che ci siano state pressioni da parte di Fratelli d’Italia affinché si arrivasse il prima possibile alle dimissioni di Spano: «L’apparenza inganna», si limita a dire prima di infilarsi alla Camera e passeggiare tra il Transatlantico e il corridoio fumatori in compagnia della sorella Antonella, giornalista nell’ufficio stampa di Montecitorio. Il ministro svicola: «Commenti? Quanti ne volete?». E non risponde quando gli viene chiesto se anche un suo passo indietro sia nell’aria.

Le opposizioni assistono attonite allo spettacolo che il ministero della Cultura dà di sé dal mese di agosto, dai giorni del caso Boccia-Sangiuliano, e vanno all’assalto. Irene Manzi, capogruppo Pd nella commissione cultura della Camera, sostiene che Giuli sia «commissariato prima ancora di iniziare». Anche il presidente M5s, Giuseppe Conte, parla di «inadeguatezza e incapacità di questa classe politica». E il leader di Italia viva Matteo Renzi denuncia il «caos imbarazzante al ministero della Cultura. La classe dirigente di Meloni è tecnicamente impresentabile. Fino a quando la premier continuerà a far finta di nulla?». È possibile che il ministro venga convocato in Parlamento per riferire sull’ennesimo scossone che ha investito il dicastero.

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