Rai, indagine su Corsini per l’insulto a Formigli
di Giovanna VitalePaolo Corsini, direttore Approfondimento Rai
Valle Giulia, esterno notte. Alla Galleria nazionale d’arte moderna Giorgia Meloni ha appena concluso la sua intervista per gli 80 anni del quotidiano il Tempo.
Dal portone esce trafelato Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, militante di Fratelli d’Italia per sua stessa ammissione, già infastidito perché in entrata il suo nome non risultava nella lista degli invitati. Fuori, la troupe di Piazzapulita, a cui invece l’ingresso è stato vietato, lo incrocia e prova a fargli qualche domanda. Ma quando Corsini scopre per quale programma lavorano si dà alla fuga, farfugliando insulti a microfoni aperti: «Voi di Piazzapulita siete... no comment. Dite all’amico Formigli che si guardasse un pochino nella coscienza, va... Infame». La cronista, svelta, gli fa notare che le sue esternazioni sono state registrate. A lui non resta che tentare un salvataggio in corner: «Il gradino, mi riferivo al gradino», si giustifica, dileguandosi nel buio. Una toppa peggiore del buco.
Valle Giulia, esterno notte. Alla Galleria nazionale d’arte moderna Giorgia Meloni ha appena concluso la sua intervista per gli 80 anni del quotidiano il Tempo.
Dal portone esce trafelato Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, militante di Fratelli d’Italia per sua stessa ammissione, già infastidito perché in entrata il suo nome non risultava nella lista degli invitati. Fuori, la troupe di Piazzapulita, a cui invece l’ingresso è stato vietato, lo incrocia e prova a fargli qualche domanda. Ma quando Corsini scopre per quale programma lavorano si dà alla fuga, farfugliando insulti a microfoni aperti: «Voi di Piazzapulita siete... no comment. Dite all’amico Formigli che si guardasse un pochino nella coscienza, va... Infame». La cronista, svelta, gli fa notare che le sue esternazioni sono state registrate. A lui non resta che tentare un salvataggio in corner: «Il gradino, mi riferivo al gradino», si giustifica, dileguandosi nel buio. Una toppa peggiore del buco.
La sera successiva, su La7, Formigli trasmette le immagini. Usa parole durissime: «Lascio ai telespettatori, ma anche alla Rai di valutare se questi termini siano degni di un altissimo dirigente di una televisione pubblica pagata da tutti i cittadini, compreso il sottoscritto». La politica s’infiamma, con il Pd che rispolvera vecchi post di Corsini inneggianti a Mussolini e ne chiede la rimozione. Intanto in Viale Mazzini si scatena un pandemonio.
Il neo-ad Giampaolo Rossi, fedelissimo della premier, è furibondo. Già tramortito per l’infilata di flop collezionati dal “fratello” piazzato a supervisionare i talk — da Avanti popolo, chiuso anzitempo, a L’altra Italia di Antonino Monteleone che viaggia a quote da discount, 0,99% lo share della penultima puntata — lo convoca nel suo ufficio e gli fa una lavata di testa da far tremare i vetri. Corsini prova a riproporre la scusa improvvisata mercoledì sera: «Parlavo del gradino, come si sente chiaramente in onda. Sono giorni che zoppico per un problema al ginocchio, tanto che faccio magnetoterapia, anche qui in Rai. Se poi a Formigli piace attribuirsi certi epiteti…».
Una difesa che ribalta la frittata: è il conduttore de La7 ad aver frainteso, non lui ad averlo insultato. Ma non regge. Persino l’amico amministratore delegato non gli crede. E in fondo a una mattinata ad altissima tensione fa diffondere una timida nota per esprimere «il proprio disappunto» e notificare di aver «dato mandato alle Direzioni competenti di valutare eventuali elementi sotto il profilo disciplinare».
Non è la prima volta che il giornalista promosso direttore di genere, uomo di punta della sua filiera, lo mette in difficoltà. Era già successo l’anno scorso quando, dal palco di Atreju, aveva fatto pubblica professione di fede meloniana; poi con il pasticcio sul contratto annullato ad Antonio Scurati; infine con gli ascolti deludenti di format e volti targati FdI. Tanto che a un certo punto Rossi avrebbe voluto sostituirlo, ma Corsini si rivolse ad Arianna Meloni e venne blindato. Questa, però, rischia di essere la classica goccia. Un messaggio che l’ad avrebbe anche recapitato a palazzo Chigi.
In pochi tuttavia credono che possa accadere. Roberto Sergio fra questi: «Di fronte allo stress, ci può stare che uno sbagli la risposta», minimizza il dg. «Non è questione di essere intoccabili, bensì di valutare il comportamento. Io non l’avrei detto», prende comunque le distanze, «ma non ci trovo niente che possa interessare il codice etico dell’azienda e probabilmente non accadrà nulla».
Non la pensano così Fnsi e Usigrai che parlano di atteggiamento «indegno del ruolo», invocando «le scuse della Rai e decisioni conseguenti». Mentre Pd, M5S e Avs ne pretendono le dimissioni. Tanto più alla luce dei suoi post pubblicati nel libro di Massimo Arcangeli Quel braccio alzato. Storia del saluto romano. All’insegna della nostalgia per il Ventennio, fra citazioni di Mussolini e frasi di sostegno a Putin. «L’apologia del fascismo è evidente» tuona il dem Sandro Ruotolo. «È una vergogna che Corsini resti al suo posto».