Jacopo Fo, scrittore e attore nonché figlio del premio Nobel Dario, fu uno dei primi intellettuali di sinistra — assieme al padre, tra l’altro — ad avvicinarsi al nascente M5S. «Avevo fatto tutti i V-day e collaborato alla creazione del Movimento», racconta.
E poi?
«Sono uscito quasi subito e per due ragioni: serviva la scuola quadri per formare il personale politico e poi credevo che si dovesse dimostrare di essere dei buoni candidati con i fatti. Chi era riuscito a costruire qualcosa nel suo piccolo, allora sì».
Invece?
«Grillo scelse la scorciatoia. Ci fu gente eletta in Parlamento con 100 voti in rete, poi si è visto che persone erano: eletti che dopo poco fecero marameo per andarsene altrove. Ho sempre sperato che ci fosse una svolta, ho sperato di essermi sbagliato io. I fatti però sono questi».
Jacopo Fo, scrittore e attore nonché figlio del premio Nobel Dario, fu uno dei primi intellettuali di sinistra — assieme al padre, tra l’altro — ad avvicinarsi al nascente M5S. «Avevo fatto tutti i V-day e collaborato alla creazione del Movimento», racconta.
E poi?
«Sono uscito quasi subito e per due ragioni: serviva la scuola quadri per formare il personale politico e poi credevo che si dovesse dimostrare di essere dei buoni candidati con i fatti. Chi era riuscito a costruire qualcosa nel suo piccolo, allora sì».
Invece?
«Grillo scelse la scorciatoia. Ci fu gente eletta in Parlamento con 100 voti in rete, poi si è visto che persone erano: eletti che dopo poco fecero marameo per andarsene altrove. Ho sempre sperato che ci fosse una svolta, ho sperato di essermi sbagliato io. I fatti però sono questi».
L’epilogo pare vicino. Qual è la colpa del fondatore?
«Essere un sognatore, lui pensava che le persone fossero più belle e oneste, è un romantico. La colpa è anche dei singoli militanti che non hanno visto segnali terribili in questi anni».
Ad esempio?
«Di Maio che urlava dal balcone che era stata abolita la povertà».
Però Grillo, da romantico, in questi anni si è preso 300 mila euro di consulenza dal M5S non si sa bene per fare cosa.
«Ma ha presente quanto ha speso Grillo per il M5S nel tempo? Poteva starsene in panciolle a farsi i milioni, invece per anni si è caricato il peso della gestione del blog, delle cause e così via».
Quindi pensa che Conte si comporti da ingrato?
«Non mi azzardo a dare giudizi del genere ma non puoi fare un partito che cambia l’Italia senza delle solide basi, candidando furbetti e nullità».
Adesso però il M5S si è collocato nel campo progressista, è un’evoluzione. Che giudizio dà di Conte?
«Obama diceva di non criticare l’avversario ma parlare dei tuoi sogni e qui sogni non ne vedo».
Per i 5 Stelle siamo ai titoli di coda?
«Lo siamo per tutti i progressisti se dopo due anni di governo Meloni è ancora stabile».