Bucci più efficace, nessuna ricaduta dal Toti-gate. Orlando paga le divisioni nel campo largo
di Concetto VecchioSulle montagne russe dello spoglio, ma alla fine Marco Bucci vince per ottomila voti, con un punto di vantaggio su Andrea Orlando. La Liguria sorride a Giorgia Meloni. Il trittico delle regionali (il 17-18 novembre si voterà in Umbria ed Emilia-Romagna) inizia con una sconfitta per i progressisti. Doveva finire 3-0, così si diceva a fine estate. Intanto è 0-1.
Non c’è la controprova, ma con i renziani in coalizione staremmo qui a raccontare un’altra storia? La sinistra si dilania, la destra marcia unita. Come da tradizione. La verità è che il centrosinistra o è campo largo oppure non compete. L’altro dato è che gli scandali non provocano più effetti sul voto. Non c’è stato il previsto riverbero del Toti-gate. Semplicemente Bucci è risultato un candidato più efficace di Orlando. E, nella personalizzazione del voto, l’affidabilità in senso lato e l’empatia fanno premio sull’appartenenza. Decisiva è stata Imperia, il feudo di Scajola, qui il divario per la destra è addirittura di sedicim…
Sulle montagne russe dello spoglio, ma alla fine Marco Bucci vince per ottomila voti, con un punto di vantaggio su Andrea Orlando. La Liguria sorride a Giorgia Meloni. Il trittico delle regionali (il 17-18 novembre si voterà in Umbria ed Emilia-Romagna) inizia con una sconfitta per i progressisti. Doveva finire 3-0, così si diceva a fine estate. Intanto è 0-1.
Non c’è la controprova, ma con i renziani in coalizione staremmo qui a raccontare un’altra storia? La sinistra si dilania, la destra marcia unita. Come da tradizione. La verità è che il centrosinistra o è campo largo oppure non compete. L’altro dato è che gli scandali non provocano più effetti sul voto. Non c’è stato il previsto riverbero del Toti-gate. Semplicemente Bucci è risultato un candidato più efficace di Orlando. E, nella personalizzazione del voto, l’affidabilità in senso lato e l’empatia fanno premio sull’appartenenza. Decisiva è stata Imperia, il feudo di Scajola, qui il divario per la destra è addirittura di sedicimila voti.
C’è poi la variabile Giuseppe Conte, che pensa che la vita sia soprattutto furbizia. Come già in Basilicata il suo diktat anti-Italia viva ha prodotto una sconfitta di misura, senza che l’apporto del Movimento abbia giustificato l’imposizione. L’M5S è penosamente sotto il cinque per cento. Questo nella patria di Beppe Grillo, che non è manco andato a votare. Anche qui: sarebbe andata diversamente se si fosse speso invece che fare a botte con Conte?
Al Pd, (primo partito col 28 per cento), non è bastata l’impresa di doppiare Fratelli d’Italia. A Genova il risultato è da Pci berlingueriano: 30 per cento. Ma è una magra consolazione, perché alla fine conta chi vince.