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Bucci più efficace, nessuna ricaduta dal Toti-gate. Orlando paga le divisioni nel campo largo

Marco Bucci candidato alla presidenza della regione Liguria, Andrea Orlando candidato alla presidenza della regione Liguria per il csx, durante il confronto tra i 9 candidati alla presidenza regionale. Genova, 22 ottobre 2024. ANSA/LUCA ZENNARO 

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La Liguria sorride a Giorgia Meloni. Il trittico delle regionali inizia con una sconfitta per i progressisti
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Sulle montagne russe dello spoglio, ma alla fine Marco Bucci vince per ottomila voti, con un punto di vantaggio su Andrea Orlando. La Liguria sorride a Giorgia Meloni. Il trittico delle regionali (il 17-18 novembre si voterà in Umbria ed Emilia-Romagna) inizia con una sconfitta per i progressisti. Doveva finire 3-0, così si diceva a fine estate. Intanto è 0-1.

Non c’è la controprova, ma con i renziani in coalizione staremmo qui a raccontare un’altra storia? La sinistra si dilania, la destra marcia unita. Come da tradizione. La verità è che il centrosinistra o è campo largo oppure non compete. L’altro dato è che gli scandali non provocano più effetti sul voto. Non c’è stato il previsto riverbero del Toti-gate. Semplicemente Bucci è risultato un candidato più efficace di Orlando. E, nella personalizzazione del voto, l’affidabilità in senso lato e l’empatia fanno premio sull’appartenenza. Decisiva è stata Imperia, il feudo di Scajola, qui il divario per la destra è addirittura di sedicim…

Sulle montagne russe dello spoglio, ma alla fine Marco Bucci vince per ottomila voti, con un punto di vantaggio su Andrea Orlando. La Liguria sorride a Giorgia Meloni. Il trittico delle regionali (il 17-18 novembre si voterà in Umbria ed Emilia-Romagna) inizia con una sconfitta per i progressisti. Doveva finire 3-0, così si diceva a fine estate. Intanto è 0-1.

Non c’è la controprova, ma con i renziani in coalizione staremmo qui a raccontare un’altra storia? La sinistra si dilania, la destra marcia unita. Come da tradizione. La verità è che il centrosinistra o è campo largo oppure non compete. L’altro dato è che gli scandali non provocano più effetti sul voto. Non c’è stato il previsto riverbero del Toti-gate. Semplicemente Bucci è risultato un candidato più efficace di Orlando. E, nella personalizzazione del voto, l’affidabilità in senso lato e l’empatia fanno premio sull’appartenenza. Decisiva è stata Imperia, il feudo di Scajola, qui il divario per la destra è addirittura di sedicimila voti.

C’è poi la variabile Giuseppe Conte, che pensa che la vita sia soprattutto furbizia. Come già in Basilicata il suo diktat anti-Italia viva ha prodotto una sconfitta di misura, senza che l’apporto del Movimento abbia giustificato l’imposizione. L’M5S è penosamente sotto il cinque per cento. Questo nella patria di Beppe Grillo, che non è manco andato a votare. Anche qui: sarebbe andata diversamente se si fosse speso invece che fare a botte con Conte?

Al Pd, (primo partito col 28 per cento), non è bastata l’impresa di doppiare Fratelli d’Italia. A Genova il risultato è da Pci berlingueriano: 30 per cento. Ma è una magra consolazione, perché alla fine conta chi vince.

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