Matteo Mauri, responsabile sicurezza del Pd, gli hacker hanno bucato persino il Viminale.
«Un fatto inquietante. Che pone una questione di democrazia».
Cosa ci rivela sui controlli?
«I controlli non sono sufficienti, il sistema è un colabrodo. Si è arrivati addirittura alla mail del presidente della Repubblica».
Il governo a giugno però ha varato una legge sulla cybersicurezza. Non serve?
«Temo di no. Venne fatta per fare bella figura prima del G7 che si teneva in Italia, ma pretende di celebrare le nozze coi fichi secchi».
In che senso?
«Non l’hanno dotata di una lira. E come possono i privati e gli enti pubblici rafforzare i loro sistemi di protezione senza adeguati sostegni?».
Qual è lo stato delle difese del nostro sistema informatico?
«Mol…
Matteo Mauri, responsabile sicurezza del Pd, gli hacker hanno bucato persino il Viminale.
«Un fatto inquietante. Che pone una questione di democrazia».
Cosa ci rivela sui controlli?
«I controlli non sono sufficienti, il sistema è un colabrodo. Si è arrivati addirittura alla mail del presidente della Repubblica».
Il governo a giugno però ha varato una legge sulla cybersicurezza. Non serve?
«Temo di no. Venne fatta per fare bella figura prima del G7 che si teneva in Italia, ma pretende di celebrare le nozze coi fichi secchi».
In che senso?
«Non l’hanno dotata di una lira. E come possono i privati e gli enti pubblici rafforzare i loro sistemi di protezione senza adeguati sostegni?».
Qual è lo stato delle difese del nostro sistema informatico?
«Molto arretrato, e quindi facile da bucare. Le aziende pagano milioni in riscatti per i ransomware, il blocco dei portali o la sottrazione dei dati da parte degli hacker».
Quindi il governo ha fatto poco?
«Il sottosegretario Mantovano e il prefetto Frattasi, a capo dell’Agenzia per la cybersicurezza, si segnalano per un attivismo nei convegni cui non corrisponde un’adeguata iniziativa per proteggere il nostro Paese».
Meno convegni più fatti?
«Esattamente».
Enrico Pazzali, titolare dell’agenzia investigativa sotto accusa e presidente della Fondazione Fiera Milano, messo lì dal centrodestra, spiava il suo stesso mondo politico?
«Sembrerebbe proprio di sì dalle notizie di stampa, ma bisognerebbe capire chi sono i mandanti di Pazzali».
Avrebbe chiesto informazioni su Letizia Moratti per favorire Fontana, girato informazioni a Santanché, operato su richiesta di Licia Ronzulli: è la destra che spia la destra?
«Non so chi ha chiesto cosa a chi, ma è chiaro che è un atteggiamento criminale chiedere informazioni ai criminali per avvantaggiarsi».
C’era un dossier persino su La Russa, la seconda carica dello Stato.
«È molto pericoloso che siano stati messi sotto osservazione anche le principali cariche dello Stato. Si pone un tema di sicurezza dello Stato».
Pazzali può rimanere al vertice della Fiera?
«Se quello che è emerso dall’inchiesta non sarà smentito è del tutto evidente che la sua figura è incompatibile con ogni incarico pubblico».
Il Pd ha chiesto che Piantedosi riferisca in Parlamento. Basterà?
«Serve per cominciare e per capire fino a che punto è profonda la crepa nella quale si sono insinuati gli hacker. I crimini informatici sono molto aumentati».
Serve una maggiore consapevolezza?
«Prendiamo questi fatti come un avvertimento, devono farci capire che occorre più consapevolezza del pericolo che corriamo e che questo è l’ultimo momento utile per rafforzare il nostro sistema di difesa».
Torniamo al Viminale violato.
«È incredibile che sia stato bucato il sistema dello Sdi, la banca dati delle forze dell’ordine. Si tratta di dati della massima sensibilità, il cui uso illegittimo può minare le libertà personali, il funzionamento delle istituzioni e la sicurezza nazionale».
La reazione del governo le sembra debole?
«Mi sembrano presi completamente alla sprovvista. Non è mai un buon segnale».
Nel bucare il Viminale ha avuto un ruolo il fattore umano.
«Ma il fattore umano c’entra sempre, purtroppo. Unito alla capacità tecnologica. Bisogna presidiare entrambe. Su queste cose non si scherza. Questi hanno spiato anche i servizi segreti».