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Mollicone (FdI): “Retroscena inventati, è il giornalismo di mio cugino. Dubbi su Spano, non è dei nostri”

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Intervista al presidente della Commissione Cultura della Camera: “Siamo sotto attacco per colpa delle ricostruzioni in stile fantasy”
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Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, è uno degli esponenti di spicco di FdI entrato nel giro di veleni e sospetti che da mesi tengono in ostaggio il partito della premier, oltre che il Collegio romano.

Governate da due anni e siete già sull’orlo di una crisi di nervi?

«Fra inchieste di Report e retroscena totalmente inventati, vedo una pressione mediatica fortissima contro la destra da parte di tv e stampa vicine all’opposizione: si chiamino Rai, La7 o Repubblica, il risultato è sempre lo stesso».

I media, in combutta con la sinistra, complottano contro di voi?

«No, non è la famosa redazione unica, ma c’è una sorta di competizione a chi fa più character assassination, u…

Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, è uno degli esponenti di spicco di FdI entrato nel giro di veleni e sospetti che da mesi tengono in ostaggio il partito della premier, oltre che il Collegio romano.

Governate da due anni e siete già sull’orlo di una crisi di nervi?

«Fra inchieste di Report e retroscena totalmente inventati, vedo una pressione mediatica fortissima contro la destra da parte di tv e stampa vicine all’opposizione: si chiamino Rai, La7 o Repubblica, il risultato è sempre lo stesso».

I media, in combutta con la sinistra, complottano contro di voi?

«No, non è la famosa redazione unica, ma c’è una sorta di competizione a chi fa più character assassination, una tecnica giornalistica per distruggere la credibilità dei politici. Dacché governiamo, non ci criticano per le azioni messe in campo, ma si prova a screditare il ministro o il parlamentare turno, ridicolizzando tutto quello che fa o propone. Come è stato fatto con Sangiuliano e prima ancora con Renzi».

La stampa è un contropotere, fa il suo mestiere.

«Il giornalismo ha un senso quando parla di fatti veri, notizie dirette e documenti acquisiti in maniera propria. In Italia invece impazzano i retroscena fantasy, inventati per suscitare la reazione di palazzo Chigi. Il giornalismo parlamentare è diventato giornalismo satirico, sembrano tutti autori di Crozza o del Bagaglino. Ormai lo sport preferito sui giornali è prendere per i fondelli Tizio e Cazio, spesso con toni diffamatori e derisori. Una cosa a cui bisogna porre rimedio. Quando si parla di un deputato o di un senatore, tutelati dall’art 68 della Costituzione, si devono usare toni rispettosi».

Volete vietare i retroscena?

«Ma no. Però le regole deontologiche dovrebbero essere più stringenti».

Ce l’ha con Report? La puntata su Giuli vi ha gettato nel panico...

«Il giornalismo d’inchiesta ha un ruolo importante, ma quello di Report spesso non lo è. È quello che io definisco il “giornalismo di mio cuggino”, con due “g” alla romana: mio “cuggino” dice, sussurra, rivela... Tutto fondato su indiscrezioni o fonti interessate a fare a pezzi l’immagine del malcapitato di turno. Ma questo non è giornalismo d’inchiesta».

La Rai dovrebbe prendere provvedimenti?

«No, ma deve garantire il diritto di replica, dare spazio a chi l’inchiesta l’ha subita, cosa che non accade mai».

Dopodiché non è stato Report a inventarsi il caos al ministero della Cultura, fra scandalo Boccia e addio del capo gabinetto di Giuli.

«È il solito caleidoscopio dell’informazione deformante. E ciò che si vuole far vedere, alterando la realtà. Dopo il caso Sangiuliano, che è stato molto doloroso, il nuovo ministro ha avviato un riassetto del dicastero subito spacciato per una guerra fra bande, ma non è così. A Giuli non è stato dato neppure il tempo di insediarsi: cose del passato sono state ripescate e usate contro di lui. Si è arrivati ad aggredirlo con le troupe sotto casa. Una barbarie».

Ma è stato Giuli a nominare Spano, che poi si è dimesso.

«Le dimissioni sono state una sua libera scelta. Da parte nostra non c’è stata nessuna pressione. Io fra l’altro ci ho lavorato quando era segretario generale del Maxxi».

Ma allora perché la sorella del ministro Giuli ha litigato con lei, accusandola di aver alimentato la fuga di notizie sulla vicenda?

«Nessuna lite, ma un semplice scambio di battute con una persona che conosco da trent’anni e che stimo. Ci siamo chiariti».

Anche per la premier la scelta di Spano ha creato nervosismo in FdI.

«È normale perché lui ha un altro percorso, un’altra formazione che non è la nostra. Era un tecnico dei governi di centrosinistra. Da questo sono nati i dubbi sulla sua compatibilità».

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