✕

Toghe | La stretta del governo sulle intercettazioni in tempi di dossier. Giudici in guerra con le armi spuntate

Ascolta l'audio

Dalla separazione delle carriere ai numerosi interventi sulle intercettazioni per rendere sempre più difficili. Questa è Toghe, la newsletter sulla giustizia di Liana Milella. Per iscrivervi cliccate qui
4 minuti di lettura

In politica i tempi contano. E contano ancora di più se una o più leggi, o addirittura tutte le leggi, finiscono per indebolire proprio la categoria che avrebbe più bisogno, all’opposto, di essere rafforzata, garantendone, a parole, la piena credibilità, e con i fatti, il pieno sostegno. Un principio che non è né di destra né di sinistra, ma semplicemente di buona organizzazione della cosa pubblica, e che qualsiasi politico saggio dovrebbe riconoscere come inderogabile. Se l’assunto è scontato, sul tavolo c’è una lapalissiana contraddizione: mentre tutte le banche dati del Paese vengono “bucate” da singoli individui e da abili organizzazioni, è davvero saggio dedicare tempo a terremotare sistematicamente proprio gli strumenti della giustizia complicando ogni oltre dire l’attività delle toghe e per di più delegittimandole di continuino? L’ovvia risposta è un no tondo e deciso.

Eppure Meloni e i suoi ministri, giusto mentre esplode l’ennesima inchiesta sul dossieraggio che dovrebbe comp…

In politica i tempi contano. E contano ancora di più se una o più leggi, o addirittura tutte le leggi, finiscono per indebolire proprio la categoria che avrebbe più bisogno, all’opposto, di essere rafforzata, garantendone, a parole, la piena credibilità, e con i fatti, il pieno sostegno. Un principio che non è né di destra né di sinistra, ma semplicemente di buona organizzazione della cosa pubblica, e che qualsiasi politico saggio dovrebbe riconoscere come inderogabile. Se l’assunto è scontato, sul tavolo c’è una lapalissiana contraddizione: mentre tutte le banche dati del Paese vengono “bucate” da singoli individui e da abili organizzazioni, è davvero saggio dedicare tempo a terremotare sistematicamente proprio gli strumenti della giustizia complicando ogni oltre dire l’attività delle toghe e per di più delegittimandole di continuino? L’ovvia risposta è un no tondo e deciso.

Eppure Meloni e i suoi ministri, giusto mentre esplode l’ennesima inchiesta sul dossieraggio che dovrebbe comportare gratitudine verso la magistratura per aver scoperchiato il caso, marciano esattamente nella direzione opposta, con una complessiva stretta sugli strumenti d’indagine. Indebolendo i giudici, palazzo Chigi si gioca la principale arma di lotta contro il crimine. Da una parte, c’è la sistematica delegittimazione delle toghe con l’accusa di essere comunque politicizzate, anche se a finire nel mirino sono ovviamente quelle progressiste. Prova ne è l’improvvida decisione, addirittura costituzionale, di affidare al sorteggio la selezione dei togati del Csm. Che è come dire: siete soggetti inaffidabili, e nessuno, neppure i cittadini, si devono fidare di voi. Dall’altra, ecco la sottrazione di preziosi e indispensabili mezzi d’indagine con l’accusa di violare la privacy dei cittadini. Proprio quella che, indisturbati, violano gli autori dei dossier. Insomma, i giudici sono costretti ad andare in guerra con le armi spuntate.

A partire dalle intercettazioni. Che il Guardasigilli Carlo Nordio ha demonizzato sin dal primo giorno in cui si è seduto in via Arenula. Troppe, troppo lunghe, troppo costose, a strascico, l’una autorizza l’altra, ormai inutili perché “neppure i mafiosi parlano più al telefono”. Il primo colpo nel ddl sull’abuso d’ufficio, vietato trascrivere quelle dei cosiddetti “terzi”. Così si perde una possibile prova nel processo. Non importa, perché al primo posto c’è l’onorabilità della persona. Ma la battaglia continua. Ecco Enrico Costa (allora Azione oggi Forza Italia) e Tommaso Calderone (Forza Italia) proporre e ottenere che l’intercettazione valga solo nell’indagine per cui è stata chiesta, non si può usare “a strascico” per aprirne un’altra. L’ascolto c’è? Va buttato via. Il Trojan che gli esperti dei dossier usano liberamente? Secondo le leggi del governo Meloni devono servire solo per mafia e terrorismo. La corruzione? No, quella no, forse non è un vero reato. La durata? Non possono proseguire oltre 45 giorni, per quelli successivi il pm deve ricorrere a proroghe su proroghe dimostrando ogni volta che le microspie sono ancora e davvero necessarie. Si perde tempo e il pm non ce la fa? Non ha importanza, conta il presunto principio garantista. Che piace agli avvocati con leggi che gli stessi avvocati, nel governo e in Parlamento, sostengono. Forse è una strada per spostare le vere indagini sui servizi segreti che possono intercettare liberamente, senza rendere conto a nessuno, tantomeno ai cittadini. Invece se il pm deve sequestrare uno smartphone, cioè lo strumento che oggi usano tutti, deve ottenere il via libera del giudice, ed eliminare tutto quello che riguarda la persona. Qui le parole di Nordio sono all’insegna dell’iper garantismo, perché, dice lui, “nel telefonino c’è una vita ”.

E perché allora, contemporaneamente, il titolare della Difesa Guido Crosetto, un giorno sì e l’altro pure, si scatena contro i dossier? Pretende che chi li costruisce ad arte sia individuato subito, ma al contempo è sempre il primo a scatenarsi contro i magistrati “politicizzati” che lui vede schierati ovviamente a sinistra. Ce l’ha con le correnti Area e Magistratura democratica. Mai una citazione per Unicost e Magistratura indipendente, schierate rispettivamente al centro e a destra. Li vuole muti, i suoi uffici raccolgono le loro citazioni, tutte in occasioni pubbliche, convegni e congressi. Stile orbaniano puro.

Sta qui la manifesta contraddizione della premier e dei suoi ministri. Forse per via di partiti come la Lega e Forza Italia da sempre ostili ai magistrati. Prima Meloni e i suoi stavano con le toghe, adesso invece con i partner di governo. Che chiedono con insistenza il pugno duro contro la magistratura, in nome di un abusato e distorto garantismo. Anche Berlusconi contestava che pm e giudici appartenessero alla stessa famiglia, ma i Guardasigilli dei suoi governi, Roberto Castelli e Angelino Alfano, davano per scontato il dibattito interno tra le correnti. Qui invece neppure in una chat privata, quella dell’Anm, possono più discutere tra loto. E mentre Meloni è furibonda con i suoi che hanno dato all’esterno un misero sms perentorio per convocare deputati e senatori per l’elezione di un giudice costituzionale, proprio la stessa Meloni si scaglia contro un magistrato che, in una mailing list interna, parla di una premier “pericolosa” perché non ha processi in corso. Un “pericolo” ovviamente politico, visto che Meloni spinge proprio le riforme, come la separazione, invise da sempre a tutta la magistratura che si riconosce nella Costituzione voluta dopo il fascismo. Il solerte Guardasigilli ha già pronta l’azione disciplinare. Che, al di là del merito (inesistente), ha un potere intimidatorio, della serie “in Italia i magistrati non sono liberi neppure di scrivere in una chat privata, né tantomeno di pensare”. All’insegna del ben noto motto “usi obbedir tacendo” dovrebbero piegare la testa, obbedire e tacere.

Ma hanno ragione le toghe - di destra e di sinistra come dimostra l’attuale Anm dove coesistono la sinistra di Area e di Magistratura democratica, la destra di Magistratura indipendente, il centro di Unicost - a contrastare il governo e a temere per la legalità in Italia? Certo il futuro non può che preoccuparle. Davanti a loro c’è la separazione delle carriere, con lo sfregio del sorteggio per il Csm, un Csm diviso in due, ridotto a un semplice ufficio di collocamento, un’Alta corte disciplinare sganciata da coloro che valutano le stesse toghe che il governo vuole punire. E ancora il ritorno all’antico con la prescrizione. E poi la raffica di pene previste dal decreto sicurezza, la caccia consentita a chi vuole essere padre e madre con il reato contro la maternità surrogata, e ancora quella al migrante da lasciar morire in mare, e guai se il giudice lo tutela. Cosa resta della legalità in Italia? Cosa resta di una magistratura che Scalfaro, Ciampi, Napolitano e Mattarella hanno sempre rispettato? Cosa resta della Corte costituzionale prossima a essere lottizzata, con un “tre a me e uno a te” che l’opposizione dovrebbe solo respingere non consentendo un vergognoso scambio di voti proprio com’è avvenuto per il Csm (sette a me e tre a te)? Ahimè, al peggio non c’è mai fine…

Leggi i commenti