Marina Berlusconi come papà Silvio. Cavaliere del lavoro. È la grande Dinasty italiana quella che va in scena al Quirinale. Venticinque nuovi insigniti, premiati da Sergio Mattarella, tra cui Caterina Caselli, Maria Chiara Boni, Matteo Lunelli, Edoardo Roncadin di Bofrost, ma gli occhi sono tutti per lei, la presidente di Mondadori. «Dedico questo riconoscimento a mio padre». Poi con gran calore ringrazia il capo dello Stato: «È un grandissimo onore». Una settimana fa, all’inaugurazione del Mondadori Store, non c’era stato alcun incontro con la premier Meloni, seppur elogiata, e oggi invece è qui.
Silvio Berlusconi divenne «il Cavaliere» il 20 ottobre 1977. Aveva 41 anni ed era l’astro nascente dell’imprenditoria edile grazie a Milano 2. Marina ne aveva undici. All’epoca la cerimonia si teneva al Palazzo della Civiltà del lavoro, all’Eur. «Ricordo come fosse ieri quella giornata a Roma in cui mia madre, io e mio fratello Pier Silvio accompagnammo mio padre alla cerimonia: quel momen…
Marina Berlusconi come papà Silvio. Cavaliere del lavoro. È la grande Dinasty italiana quella che va in scena al Quirinale. Venticinque nuovi insigniti, premiati da Sergio Mattarella, tra cui Caterina Caselli, Maria Chiara Boni, Matteo Lunelli, Edoardo Roncadin di Bofrost, ma gli occhi sono tutti per lei, la presidente di Mondadori. «Dedico questo riconoscimento a mio padre». Poi con gran calore ringrazia il capo dello Stato: «È un grandissimo onore». Una settimana fa, all’inaugurazione del Mondadori Store, non c’era stato alcun incontro con la premier Meloni, seppur elogiata, e oggi invece è qui.
Silvio Berlusconi divenne «il Cavaliere» il 20 ottobre 1977. Aveva 41 anni ed era l’astro nascente dell’imprenditoria edile grazie a Milano 2. Marina ne aveva undici. All’epoca la cerimonia si teneva al Palazzo della Civiltà del lavoro, all’Eur. «Ricordo come fosse ieri quella giornata a Roma in cui mia madre, io e mio fratello Pier Silvio accompagnammo mio padre alla cerimonia: quel momento resterà per sempre nel mio cuore». Repubblica fu tra i primi a intervistarlo, con Mario Pirani. Uscì il 15 luglio 1977 con questo profetico titolo: Quel Berlusconi l’è minga un pirla.
Quindi passato e presente si mescolano nel Salone dei Corazzieri, quando Mattarella prende la parola. Sottolinea che l’Italia negli ultimi cinque anni è cresciuta più di Francia e Germania, ma le agenzie di rating sembrano non accorgersene. Ricorda che «la posizione netta sull’estero, a giugno, era creditoria per circa 225 miliardi di euro. Una dimensione enorme: il 10,5 del Pil. Irragionevole non venga notato nel valutare prospettive e affidabilità dell’economia italiana». Un assist al governo. Anche se poi ammonisce sovranisti e imprese: «Non sono gli egoismi e le chiusure a promuovere crescita e progresso». L’imprenditoria privata non deve dimenticare la sua «funzione sociale». E il mondo del lavoro non si può permettere di rinunciare al lavoro degli immigrati. No quindi alle «paure irrazionali» e alle «eccitate fobie».
Nel salone ci sono gli studenti più meritevoli, premiati come alfieri: «Prendetevi il futuro!» Anche se in troppi sono ancora costretti a cercare fortuna all’estero.