Decreto Albania, il governo forza: scintille in Aula
di Stefano BaldoliniLo scontro sui migranti si sposta a Montecitorio. Il decreto Paesi sicuri, varato dopo lo stop del tribunale di Roma al trattenimento in Albania, e in esame al Senato, confluirà in un emendamento al decreto Flussi che sarà in esame alla Camera il prossimo 21 novembre. Protestano le opposizioni: «Goffo tentativo di nascondere il provvedimento» che ridefinisce la lista degli Stati in relazione ai richiedenti asilo. Volano accuse pesanti: «Parlamento umiliato, violenza procedurale». L’obiettivo — affermano i dem — «è evitare ogni discussione, saltare le audizioni, e far passare senza difficoltà un testo che è nel mirino della Ue e già impugnato dai giudici di Bologna».
La maggioranza, al contrari…
Lo scontro sui migranti si sposta a Montecitorio. Il decreto Paesi sicuri, varato dopo lo stop del tribunale di Roma al trattenimento in Albania, e in esame al Senato, confluirà in un emendamento al decreto Flussi che sarà in esame alla Camera il prossimo 21 novembre. Protestano le opposizioni: «Goffo tentativo di nascondere il provvedimento» che ridefinisce la lista degli Stati in relazione ai richiedenti asilo. Volano accuse pesanti: «Parlamento umiliato, violenza procedurale». L’obiettivo — affermano i dem — «è evitare ogni discussione, saltare le audizioni, e far passare senza difficoltà un testo che è nel mirino della Ue e già impugnato dai giudici di Bologna».
La maggioranza, al contrario, difende la scelta: «Sono provvedimenti affini, giusto esaminarli insieme», spiega il ministro Luca Ciriani. Le parole dell’esponente FdI non vanno giù al capogruppo Pd in Senato Francesco Boccia che replica: «Sono una presa in giro al Parlamento». «Le forzature non si interrompono mai — dichiara la capogruppo dem alla Camera Chiara Braga — su un provvedimento che ha prodotto spreco di denaro pubblico vanno avanti senza un esame, senza audizioni. C’è un tentativo della maggioranza di nascondere la mano dopo aver fatto il disastro». Sulla stessa linea Alleanza verdi sinistra, che parla di «un fatto gravissimo» e di «carognata». Mentre per Italia viva si tratta di un «vergognoso espediente».
L’epilogo a Palazzo Madama, dove si registra un botta e risposta Boccia-Alberto Balboni, FdI, chiamato in causa in quanto presidente della commissione affari costituzionali, dove il decreto Paesi sicuri è stato incardinato e dove continua il pressing Pd-5S-Iv perché almeno partano le audizioni. «Voi scambiate la lealtà con la fedeltà, che è dei cani verso i padroni», l’attacco del dem. «Non sono un cane ma un senatore che merita rispetto», la replica.