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La maggioranza forza i tempi sulla separazione delle carriere, il Pd non ci sta: “Schiaffo al Parlamento”

Simona Bonafè, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali

 

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Bonafè, capogruppo dei dem in commissione Affari costituzionali, giudica “inaccettabile” il calendario strettissimo su giustizia e migranti. A Nordio, che ipotizza il voto finale sulle carriere nel 2025, “deriva orbaniana”
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“Solo una manciata di giorni per votare gli emendamenti alla separazione delle carriere? Siamo di fronte a un’evidente forzatura della maggioranza che fa sorgere un ragionevole dubbio: il vero obiettivo è solo quello di scatenare una guerra contro la magistratura”. Non ha dubbi Simona Bonafè, capogruppo del Pd nella commissione Affari costituzionali della Camera, di fronte allo strettissimo calendario fissato dal presidente forzista Nazario Pagano per la prima votazione su una riforma epocale come quella delle carriere delle toghe.

Una corsa contro il tempo - “del tutto irrealistica e per giunta uno schiaffo al Parlamento” secondo Bonafè - che si riassume nelle parole del Guardasigilli Carlo Nordio quando ipotizza che la partita possa chiudersi già l’anno prossimo per poi andare subito al referendum perché, a suo dire, “su una materia delicata e controversa come questa ritengo giusto personalmente, anzi preferirei, che si pronuncino gli elettori”. Ma proprio su un’idea del genere ecco…

“Solo una manciata di giorni per votare gli emendamenti alla separazione delle carriere? Siamo di fronte a un’evidente forzatura della maggioranza che fa sorgere un ragionevole dubbio: il vero obiettivo è solo quello di scatenare una guerra contro la magistratura”. Non ha dubbi Simona Bonafè, capogruppo del Pd nella commissione Affari costituzionali della Camera, di fronte allo strettissimo calendario fissato dal presidente forzista Nazario Pagano per la prima votazione su una riforma epocale come quella delle carriere delle toghe.

Una corsa contro il tempo - “del tutto irrealistica e per giunta uno schiaffo al Parlamento” secondo Bonafè - che si riassume nelle parole del Guardasigilli Carlo Nordio quando ipotizza che la partita possa chiudersi già l’anno prossimo per poi andare subito al referendum perché, a suo dire, “su una materia delicata e controversa come questa ritengo giusto personalmente, anzi preferirei, che si pronuncino gli elettori”. Ma proprio su un’idea del genere ecco l’altolà dei dem. “Noi non siamo per lo status quo, siamo disponibili a collaborare sulle riforme costituzionali, anche allargando i poteri del presidente del Consiglio, ma in un quadro di democrazia liberale, e non di democratura orbaniana”.

L’allarme dei dem in questi giorni è fortissimo. Non solo per la legge costituzionale sulla separazione delle carriere, ma anche per il blitz del governo sul decreto Paesi sicuri, trasferito ex abrupto dal Senato alla Camera e inserito con un emendamento del governo nel decreto Flussi, determinando di fatto “un’inaccettabile stretta sui tempi” - così la definisce Bonafè - non solo per il contestatissimo decreto Paesi sicuri, ma anche per la separazione delle carriere, visto che in meno di tre settimane, mentre incombe il dibattito sulla legge di bilancio, proprio i due provvedimenti dovranno essere affrontati e votati contemporaneamente dalla prima commissione.

In aula la separazione delle carriere è già prevista per il 26 novembre. Qui Bonafè, calendario alla mano, si preoccupa. “Già solo per affrontare un ddl costituzionale come questo venti giorni sono molto pochi. Se poi, in contemporanea, dobbiamo discutere e votare anche il decreto Flussi, già previsto per il 21 novembre in aula per via della sua scadenza, è evidente che siamo di fronte a un’incredibile forzatura parlamentare”. Del tutto “inaccettabile” per le due materie in discussione. Nel dettaglio poi la situazione peggiora, perché i soli cinque giorni previsti per l’esame dei 262 emendamenti sulla separazione di fatto si risolvono in una totale assenza di dibattito e in una strozzatura “senza precedenti” della discussione. “Noi siamo anche disponibili a lavorare 24 ore su 24 - dice Bonafè - ma in questo modo viene di fatto negato qualsiasi margine di collaborazione istituzionale con l’opposizione, che invece è indispensabile quando si tocca la Costituzione”.

Ma il calendario è quello, già fissato dalla capigruppo di Montecitorio. Secondo Bonafè, che già si prepara a una dura contrapposizione istituzionale, “la tempistica sulla riforma delle carriere, unita all’arrivo in aula della proposta di legge Foti sulla Corte dei conti e alla richiesta di un’indagine conoscitiva del leghista Borghi sulla gerarchia delle fonti, fanno sorgere un ragionevole dubbio. Più che affrontare una discussione seria in Parlamento sul funzionamento della giustizia, i partiti della maggioranza stanno mettendo in atto una guerra alla magistratura come risposta aI doppio stop all’inutile decreto Paesi sicuri da parte dei giudici dei tribunali di Roma e Bologna che hanno semplicemente fatto il loro dovere alla luce della direttiva europea”. Conclude Bonafè: “Più che gridare alla policizzazione della magistratura mi pare proprio che a buttarla in politica sia il governo anche con attacchi personali contro i giudici”.

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