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Battaglia sul terzo mandato. De Luca tenta il blitz in Regione, Schlein lo ferma: “Il Pd è contro”

31/08/2024 Procida, Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico interviene alla locale Festa dell'Unità. Nella foto parla con Vincenzo De Luca, presidente regione Campania 

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Tesa telefonata tra leader e presidente. Poi il Nazareno fa mancare i numeri dei consiglieri dem per prorogare i mandati
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C’è un fotogramma che racconta meglio di altri lo scontro fra Elly Schlein e Vincenzo De Luca: il vassoio con 20 tazzine di caffè rimaste intonse, imbevute, nella sede dell’assemblea campana, aspettando Godot. Ovvero, i consiglieri dem convocati (ma non pervenuti) in commissione Affari generali per approvare la proposta di legge regionale che di fatto autorizza il presidente a farsi eleggere per il terzo mandato consecutivo. Grazie a un escamotage: la norma nazionale fissa a due il limite oltre il quale non si può restare alla guida della regione. Conteggio che, secondo De Luca, partirebbe dal momento in cui la Campania la recepisce. Farlo adesso gli offrirebbe dunque la possibilità di governare per altri dieci anni, come se il prima non fosse mai esistito.

La riunione in regione, p…

C’è un fotogramma che racconta meglio di altri lo scontro fra Elly Schlein e Vincenzo De Luca: il vassoio con 20 tazzine di caffè rimaste intonse, imbevute, nella sede dell’assemblea campana, aspettando Godot. Ovvero, i consiglieri dem convocati (ma non pervenuti) in commissione Affari generali per approvare la proposta di legge regionale che di fatto autorizza il presidente a farsi eleggere per il terzo mandato consecutivo. Grazie a un escamotage: la norma nazionale fissa a due il limite oltre il quale non si può restare alla guida della regione. Conteggio che, secondo De Luca, partirebbe dal momento in cui la Campania la recepisce. Farlo adesso gli offrirebbe dunque la possibilità di governare per altri dieci anni, come se il prima non fosse mai esistito.

La riunione in regione, per ordine del Nazareno, viene disertata e rinviata per mancanza dei numeri necessari a esaminare il testo, che comunque da calendario verrà discusso in aula il 5 novembre. Epilogo della battaglia fra la segretaria e l’highlander del Pd, il vulcanico ex sindaco di Salerno, che promette di non fare prigionieri: alla fine ne resterà soltanto uno.

È il clou di una giornata ad altissima tensione. Iniziata mercoledì sera, quando Schlein — avvertita del blitz di De Luca — decide di chiamarlo per provare a farlo ragionare. «Guarda che noi siamo contrari al terzo mandato. Non è una questione personale, non ho nulla nei tuoi confronti, anzi mi piacerebbe che contribuissi al percorso che ci porterà a individuare il candidato migliore per vincere», chiarisce in sintesi la leader. Ma il presidente non intende mollare. E glielo dice con tono duro: «Se l’ha fatto Zaia in Veneto, perché noi no? Qua rischiamo di perdere, io vado avanti». E la telefonata si interrompe.

Non è un via libera, però. Il mattino successivo, a pochi minuti dal via in Commissione, la segretaria convoca in video-call gli otto consiglieri campani del Pd. Con lei ci sono il capo dell’Organizzazione e suo braccio destro Igor Taruffi, il responsabile Enti locali Davide Baruffi (fedelissimo di Stefano Bonaccini, la minoranza che sulla carta appoggia il governatore campano), il commissario del partito Antonio Misiani, che sarebbe dovuto scadere oggi, ma è stato prorogato in extremis, per altri quattro mesi, a conferma della crisi in atto. Anche agli esponenti dem in Regione, possibilisti sull’ok alla proposta di De Luca, Schlein ribadisce: «Noi siamo contro il terzo mandato, per tutti. Abbiamo la volontà di dialogare, confrontarci col gruppo e col presidente per costruire insieme le prossime elezioni regionali. In una logica inclusiva». È la linea del Pd, dalla quale nessuno può deflettere. «Fra 15 giorni si vota in Emilia-Romagna e in Umbria», incalza l’inquilina del Nazareno, «questa roba rischia di farci male, bisogna assolutamente rimandare l’approvazione prevista per il 5 novembre in Consiglio».

Il capogruppo Mario Casillo, mister 40mila voti, prova a mediare: «Prendiamoci una pausa di riflessione, verifichiamo se De Luca ci sta». Nel frattempo, la commissione Affari generali viene rinviata di mezz’ora. Arrivano i caffè, ma restano a raffreddarsi sul tavolo. Senza i tre componenti dem manca il numero legale. Sui cellulari compare un messaggio: «Ci si rivede sabato alle 15». Non si può far altro che aggiornarsi. Un primo punto per la segretaria.

Intanto, tra la sede del Consiglio e quella del governo regionale i telefoni ribollono. De Luca convoca un summit di maggioranza sabato mattina e, contemporaneamente, decide di vedere subito i consiglieri del Pd, reduci dalla call con lo stato maggiore del suo partito che lo vuole stoppare. E a cui ha ormai dichiarato guerra, convinto di essere vittima di «un’aggressione personale e politica» perché «sono un uomo libero, senza correnti e senza padroni, che non vuole rispondere a logiche di correnti né di padronato».

La location la dice lunga sul momento difficile dello sceriffo di Salerno: non a “casa sua”, a Palazzo Santa Lucia, com’è sempre stato. Bensì al centro direzionale, sede dell’assemblea regionale. Stavolta è lui a muoversi per incontrarli. A memoria, non era mai successo.

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