Due settimane di sentenze «abnormi» (Carlo Nordio) e «magistrati politicizzati» (Fratelli d’Italia), ricorsi bollati come «volantini propagandistici» (Giorgia Meloni) e giudici «comunisti» (Matteo Salvini), tribunali dipinti come «centri sociali» (Lega), «ideologie che prevalgono sulla legge» (Ignazio La Russa) e, infine, un magistrato, “reo” di essersi appellato alla Ue per sciogliere il nodo che tiene in scacco l’intero protocollo Italia-Albania, additato come «uno che difende l’utero in affitto» (La Verità). È solo l’ultimo atto (fin qui) dell’ultimo assalto della destra di governo alla magistratura. Che passa stavolta dall’attacco privato a Marco Gattuso, presidente della sezione immigrazione del tribunale di Bologna che ha rinviato alla Corte di giustizia europea il decreto del governo sui Paesi sicuri. La vita pubblica e quella intima passate al setaccio, in un’accusa in cui tutti i bersagli preferiti dalla destra si tengono insieme: gay, migranti, Pd, Gpa. Una sorte simile a quella appena toccata a Silvia Albano, tra i giudici del tribunale di Roma che hanno negato il trattenimento dei migranti in Albania e che per questo ha ricevuto minacce di morte via mail e social.
Troppo per i magistrati. «Le premesse c’erano tutte ma non avremmo mai pensato si sarebbe arrivato a tanto. La misura è colma», reagisce al fianco di Gattuso l’Anm dell’Emilia Romagna che ha convocato d’urgenza l’assemblea degli iscritti.
«C’è un limite oltre al quale la cronaca diventa linciaggio e la doverosa critica diventa dileggio», denuncia pure Giovanni Zaccaro, segretario nazionale di Area. Ma è da Magistratura democratica, la corrente a cui è vicino Gattuso e di cui è presidente Albano, che arriva la nota più dura per i «gravi attacchi che si ripetono con sempre maggiore frequenza» e che «che esorbitano dal sacrosanto diritto di critica dei provvedimenti giudiziari». Md li mette in fila uno ad uno: Milano, Palermo, Catania, Roma, Bologna, per citare gli ultimi. E chiede «con forza che il Csm torni a esercitare il ruolo di garanzia che la Costituzione gli affida». C’è anche il caso del giudice di Cassazione Marco Patarnello, fortemente critico con il governo in una mail «indecente» per Nordio, «da licenziamento» per Gasparri, che ritiene la nota di Md «temeraria e irricevibile».
Il richiamo di Mattarella alla «collaborazione tra istituzioni» sembra caduto nel vuoto. E lo scontro andrà avanti almeno fino al 4 dicembre quando si pronuncerà la Cassazione per due ricorsi — uno del tribunale di Roma, l’altro del Viminale — sulla questione dei Paesi sicuri. Un mese nel quale il conflitto potrebbe acutizzarsi ancora la prossima settimana (se così non fosse già abbastanza) quando la nave Libra, nonostante gli imbarazzi del governo per il flop, dovrebbe riparte verso le coste albanesi e i giudici romani dovranno nuovamente decidere se trattenere o meno i migranti. Difficile cambino idea visto che il decreto del governo è sì norma primaria ma non sovranazionale, e non dirime il problema posto dalla sentenza del 4 ottobre della Corte di giustizia europea sui criteri, geografici e sociali, per ritenere davvero sicuro un Paese terzo .
Chi sembra a disagio per lo scontro governo-magistrati è il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Nominato al Viminale in quota Salvini, ma anche prefetto, uomo dello Stato. E infatti ieri, lasciando il Senato dopo il question time, rispondeva così alla domanda: «Pensa davvero che ci siano toghe comuniste a Bologna?». «Non le conosco». E magistrati politicizzati? «Non lo so».
La maggioranza comunque è in versione caterpillar, sul tema: lunedì il Guardasigilli ha organizzato un vertice in via Arenula con i presidenti delle commissioni Giustizia e i relativi capigruppo. Obiettivo: accelerare sulla separazione della carriere, con quattro letture entro luglio, la prima alla Camera a fine novembre. Avanti, a tappe forzate.