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Grillo stuzzica Conte: “Pensi sia vero, è falso”. E la minoranza attacca: M5S torni terza via

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Il fondatore interviene con un post. E i “figli delle stelle”, suoi sostenitori, siglano un documento contro l’ex premier: “Stop sinistra”
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MILANO — Un po’ criptico e un po’ no, Beppe Grillo è ancora lì, a punzecchiare Giuseppe Conte: «Anche persone che pensiamo siano vere sono false», scrive stavolta sul suo blog. Il titolo del post è “Certe idee sono false ma dovrebbero essere vere”, dove si spiega che «in ognuno di noi c’è un piccolo terrapiattista». Aggiunge il comico: «Spesso crediamo a idee false. Sappiamo un po’ che sono false. Ma facciamo finta di crederci», e cita l’esempio delle creme anti-vecchiaia. Il marketing funziona, quindi, fa intendere il garante del Movimento 5 Stelle. A volte velata e ultimamente meno, l’accusa che Grillo da anni rivolge all’ex presidente del Consiglio è quella di essere una specie di prodotto di laboratorio; e oggi, un usurpatore del “suo” partito, fondato 15 anni fa assieme a Gianroberto Casaleggio al teatro Smeraldo di Milano, con Adriano Celentano e Claudia Mori ospiti d’onore.

MILANO — Un po’ criptico e un po’ no, Beppe Grillo è ancora lì, a punzecchiare Giuseppe Conte: «Anche persone che pensiamo siano vere sono false», scrive stavolta sul suo blog. Il titolo del post è “Certe idee sono false ma dovrebbero essere vere”, dove si spiega che «in ognuno di noi c’è un piccolo terrapiattista». Aggiunge il comico: «Spesso crediamo a idee false. Sappiamo un po’ che sono false. Ma facciamo finta di crederci», e cita l’esempio delle creme anti-vecchiaia. Il marketing funziona, quindi, fa intendere il garante del Movimento 5 Stelle. A volte velata e ultimamente meno, l’accusa che Grillo da anni rivolge all’ex presidente del Consiglio è quella di essere una specie di prodotto di laboratorio; e oggi, un usurpatore del “suo” partito, fondato 15 anni fa assieme a Gianroberto Casaleggio al teatro Smeraldo di Milano, con Adriano Celentano e Claudia Mori ospiti d’onore.

Intanto in vista dell’assemblea costituente a Roma del 23 e 24 novembre la minoranza filo-genovese si sta organizzando con un documento redatto dai cosiddetti “figli delle stelle”. Sono 27 pagine di contestazioni all’attuale guida e una serie di proposte programmatiche per il futuro. Dietro a questo lavoro c’è un pezzo del movimento giovanile, e vedendo le iniziative online finora organizzate si intuiscono i “grandi” che gli gravitano attorno: l’ex ministro Danilo Toninelli, la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone e, non in chiaro, la ex sindaca di Roma Virginia Raggi. Prima recriminazione alla gestione dell’attuale presidente: «Verticismo e assenza di partecipazione». Seconda: «Non condividiamo l’autodefinizione di forza appartenente al campo progressista se intesa come posizionamento politico che ci collocherebbe obbligatoriamente al fianco o, ancor peggio, all’interno del centrosinistra». Per questa ragione — si legge — il M5S «deve tornare ad imporsi nel panorama politico come la terza via alla destra e alla sinistra: stare più a sinistra delle sinistre sulle politiche sociali, del lavoro e ambientali, e più a destra delle destre nel sostegno alle piccole e medie imprese, sulle politiche industriali e gli investimenti strategici, infrastrutturali e tecnologici».

Dopodiché, da statuto il mandato a presidente di Conte scadrà ad agosto 2025 e quindi una possibilità è che all’assemblea di fine novembre venga messa ai voti una riconferma del suo ruolo. Erano state ipotizzate anche delle dimissioni, opzione che sarebbe stata scartata. Ma il tutto sarebbe un modo per rafforzare la leadership del già presidente del Consiglio, che magari si ritroverà ulteriormente minata dai risultati alle regionali in Emilia-Romagna e Umbria, dove le previsioni per i 5 Stelle non sono affatto buone. Poi c’è la questione del limite dei due mandati che assilla un bel pezzo di gruppo parlamentare, presente e passato: in tanti aspettano il superamento e senza, già si parla di una quindicina di persone pronte a lasciare il partito. Si potrebbe optare per qualche deroga specifica, come fu ventilato anche nel 2022, mossa che terrebbe tutti col fiato sospeso e aggrappati alla speranza di essere tra i prescelti.

Ma al netto di tutto ciò, e della voglia di rompere l’alleanza col Pd — mai varata ufficialmente — di un pezzo di mondo 5 Stelle, con Conte mai davvero convinto né in un senso né nell’altro, il presidente vive queste settimane chiuso in una specie di fortino, per così dire: la fatica a fidarsi degli altri, i suoi cinque vicepresidenti messi ai margini, l’organizzazione dell’assemblea appaltata all’esterno (finanche per la comunicazione), ogni ipotetica figura emergente guardata con sospetto. Insomma, un’aria difficile da respirare.

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