L’intervento a sorpresa del ministro Alessandro Giuli, e gli effetti della riforma voluta a maggio dal predecessore Gennaro Sangiuliano. Sono i due elementi della tempesta perfetta che in queste ore sta terremotando i musei italiani: alcune delle istituzioni museali più importanti del Paese, una decina, si trovano a essere decapitate dei loro direttori e andranno incontro, nei prossimi mesi, a una fase di grande incertezza gestionale. Uno stallo generale, che rischia di congelare grandi progetti in essere, nelle capitali piccole e grandi del turismo culturale italiano, con ingenti fondi, parliamo di centinaia di milioni di euro, già stanziati.
Il rallentamento dei progetti già finanziati con il Pnrr e i lunghi interim previsti per le cariche dirigenziali che il ministero ha messo o rimesso a bando, laddove in alcuni casi si poteva procedere con rinnovo quasi automatico per i prossimi quattro anni, non faranno altro che congelare un comparto delicatissimo della cultura italiana. Il pan…
L’intervento a sorpresa del ministro Alessandro Giuli, e gli effetti della riforma voluta a maggio dal predecessore Gennaro Sangiuliano. Sono i due elementi della tempesta perfetta che in queste ore sta terremotando i musei italiani: alcune delle istituzioni museali più importanti del Paese, una decina, si trovano a essere decapitate dei loro direttori e andranno incontro, nei prossimi mesi, a una fase di grande incertezza gestionale. Uno stallo generale, che rischia di congelare grandi progetti in essere, nelle capitali piccole e grandi del turismo culturale italiano, con ingenti fondi, parliamo di centinaia di milioni di euro, già stanziati.
Il rallentamento dei progetti già finanziati con il Pnrr e i lunghi interim previsti per le cariche dirigenziali che il ministero ha messo o rimesso a bando, laddove in alcuni casi si poteva procedere con rinnovo quasi automatico per i prossimi quattro anni, non faranno altro che congelare un comparto delicatissimo della cultura italiana. Il panorama è variegato e ogni situazione è diversa, sia per la realtà territoriale e istituzionale di ciascun museo, sia per il profilo delle personalità coinvolte. Ma visto dall’alto dà l’idea che, come già accade in altri settori, il desiderio dichiarato del governo Meloni di liberarsi dall’egemonia di sinistra, anche laddove si tratti di valorizzare mosaici romani o tele barocche, punti a creare un caos e poi a liberare caselle per nuovi, più graditi vertici. Spicca su tutti, come anticipato da Repubblica, il caso della direzione del Museo Nazionale Romano, per la quale non è stato rinnovato l’incarico all’archeologo francese, studioso di chiara fama, Stéphane Verger; nominato nel 2020 da Dario Franceschini, si aspettava un secondo rinnovo del mandato quadriennale.
Racconta invece, dopo aver affidato il suo sconcerto prima a una lettera aperta, poi alle pagine del nostro giornale, di aver saputo di essere decaduto con una mail al museo in cui veniva indicato il suo successore ad interim; in attesa che, emesso il bando di gara internazionale, una commissione “di altissimo profilo” scelga il nuovo dirigente del polo capitolino.
A lui toccherà (e qui Verger chiosa «sono proprio curioso di sapere chi sarà questa personalità importante») ultimare il progetto di valorizzazione archeologico territoriale “Urbs. Dalla città alla campagna romana”, da chiudersi nel 2026, che grazie al Pnc, il piano nazionale complementare integrativo del Pnrr, può contare su un maxi investimento di 71 milioni di euro da investire sulla capitale. Oltre a questi fondi, Verger stava gestendo altri 3,5 milioni di euro per la digitalizzazione del medagliere del Museo.
Ma se quello del Museo nazionale romano è il caso più eclatante, non è solo nella capitale che ci si interroga sul futuro che attende i musei. E mentre Massimo Osanna, rimasto alla guida della Direzione musei, è in viaggio in Turchia e non rilascia dichiarazioni, in numerose regioni lo scenario è incerto. I musei di prima fascia la cui direzione va a bando sono altri quattro (Musei Reali di Torino, Galleria dell’Accademia di Firenze, Parco Archeologico del Colosseo, Mann di Napoli) e ben 10 quelli di seconda fascia. Tra questi, un altro caso di mancato rinnovo del mandato è quello del direttore uscente del Palazzo Reale di Napoli, Mario Epifani. Nelle scorse ore, ha postato sui social l’elenco dei risultati della sua gestione e a Repubblica spiega che si aspettava di restare al suo posto, a gestire il finanziamento speciale del ministero, datato 2022, di 23 milioni di euro per interventi sul Palazzo. Ci sono casi di musei di nuova istituzione ( tra cui i Musei archeologici di Capri e le Ville monumentali della Tuscia) e quelli di accorpamento, come i Musei nazionali di Matera. La direttrice uscente, Annamaria Mauro, che sì è occupata tra l’altro della riapertura di Palazzo Lanfranchi lo scorso 15 ottobre e dello stanziamento di 5 milioni di fondi del Pnrr per l’efficientamento energetico del Museo Ridola, è tra i non rinnovati. Precisa che la decadenza è dovuta alla nuova forma giuridica degli istituti da lei diretti, ma si rammarica di dover lasciare a metà i progetti avviati. Parteciperà al nuovo bando? «Ancora non ho deciso» ammette, e precisa «quando uscirà il bando bisognerà leggerlo e capire quali sono i requisiti». Bella domanda, da girare al ministero della Cultura. Quali saranno i requisiti