✕

Ministero della Cultura, nella faida dell’arte ora vacilla la poltrona del superdirettore

(ansa)

Ascolta l'audio

Traballa l’incarico di Osanna, manager generale di tutte le istituzioni museali
2 minuti di lettura

La decisione è maturata a palazzo Chigi e non c’è spazio per scendere a compromessi: «Adesso vogliamo discontinuità con il passato». Non solo con quello recente degli scandali, che hanno visto coinvolto Gennaro Sangiuliano, ma anche e soprattutto con le decisioni assunte dalla sinistra, quando a guidare il dicastero della Cultura c’era Dario Franceschini. Ed è per questo che la destra ha messo le mani anche sulle direzioni dei musei, perfino su quelle che potevano essere riconfermate per altri quattro anni. E ora mira anche alla poltrona più alta, quella di Massimo Osanna, direttore generale di tutti i musei da cui dipendono le scelte dei direttori di seconda fascia.

Lotta tra correnti

Sta di fatto che, da quando ad Alessandro Giuli è stato chiesto di far dimettere il suo capo di gabinetto Francesco Spano per fare posto a Valentina Gemignani, i contatti tra il ministro e Palazzo Chigi sono costanti e non viene mosso un passo se non concordato. Brucia ancora la presa di posizione di Ig…

La decisione è maturata a palazzo Chigi e non c’è spazio per scendere a compromessi: «Adesso vogliamo discontinuità con il passato». Non solo con quello recente degli scandali, che hanno visto coinvolto Gennaro Sangiuliano, ma anche e soprattutto con le decisioni assunte dalla sinistra, quando a guidare il dicastero della Cultura c’era Dario Franceschini. Ed è per questo che la destra ha messo le mani anche sulle direzioni dei musei, perfino su quelle che potevano essere riconfermate per altri quattro anni. E ora mira anche alla poltrona più alta, quella di Massimo Osanna, direttore generale di tutti i musei da cui dipendono le scelte dei direttori di seconda fascia.

Lotta tra correnti

Sta di fatto che, da quando ad Alessandro Giuli è stato chiesto di far dimettere il suo capo di gabinetto Francesco Spano per fare posto a Valentina Gemignani, i contatti tra il ministro e Palazzo Chigi sono costanti e non viene mosso un passo se non concordato. Brucia ancora la presa di posizione di Ignazio La Russa di FdI e dell’azzurro Maurizio Gasparri contro la cacciata del capo di gabinetto Francesco Gilioli. Da qui è scoppiata una lotta tra correnti, che si riverbera ancora oggi.

Roccaforte della destra

Più volte Giovanbattista Fazzolari, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio a cui Giorgia Meloni ha affidato il compito di supervisionare ogni cosa, ha parlato a Giuli della necessità di un’operazione profonda di repulisti per ribadire che questo dicastero, decisivo per il melonismo, deve diventare la roccaforte della destra al potere. E su questa scia Alfonsina Russo, da poco a capo di una nuova struttura del dicastero che prende il nome di Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, ha firmato il foglio di via destinato al direttore del Museo nazionale romano, Stéphane Verger. In una mail gli è stato scritto che non sarebbe stato riconfermato e che al suo posto sarà nominato un dirigente che prenderà l’incarico ad interim in attesa del bando internazionale. Questo primo tassello, ma non è il solo, ha il sapore di una scelta ideologica ed è così che viene raccontata in ambienti della destra capitolina. Il Museo nazionale romano, a cui fanno capo siti come le Terme di Diocleziano, Museo Massimo, Palazzo Altemps, Crypta Balbi e che sta gestendo 71 milioni di fondi Pnrr, è infatti un simbolo della romanità e per un partito come Fratelli d’Italia, che nella Capitale ha il suo cuore pulsante, significa accaparrarsi un presidio di un certo rilievo.

Cacciate e nomine

In questo valzer delle nomine è finito sotto accusa anche Sangiuliano che durante il suo mandato ha lavorato a stretto contatto con il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone di FdI. La voglia di spazzar via tutti i dirigenti nominati negli anni precedenti l’arrivo di Meloni a Palazzo Chigi si intreccia però con una guerra interna alla destra. Nei corridoi di via del Collegio romano, si vocifera che questo potrebbe essere solo l’inizio e che si arriverà fino ad Osanna, nominato dall’ex ministro Franceschini nel 2020 e riconfermato per tre anni nel dicembre del 2023 da Sangiuliano, e per questo ora inviso al nuovo corso, pronto anche a revocare l’incarico. Di tutto questo dovrà rispondere il ministro Giuli giovedì prossimo in audizione davanti alle commissioni Cultura di Camera e Senato. Chiamato a illustrare le linee programmatiche del dicastero, ma la deputata Pd Irene Manzi è pronta a incalzarlo sulle cacciate in corso e sulle nomine.

Leggi i commenti