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La curatrice da 100 mila biglietti: “Con me la pinacoteca è cresciuta. Allontanata via sms, ora tutto è fermo”

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Parla Maria Luisa Pacelli, la storica dell’arte che lascia l’incarico dopo la decisione a sorpresa del ministero della Cultura di non rinnovare il mandato per altri quattro anni
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Roma – «Non ho potuto concludere nulla, non ho ricevuto la proroga di 45 giorni, né la possibilità di organizzare un passaggio di consegne a qualcuno. Sono già decaduta». La storica dell’arte Maria Luisa Pacelli, direttrice “non rinnovata” della Pinacoteca Nazionale di Bologna ha saputo di essere stata rimossa dal suo incarico leggendo un messaggio sul telefono. Tra il garbuglio di riforme e la voglia di repulisti del ministero della Cultura, succede anche questo. Che una dirigente in grado di moltiplicare in quattro anni i visitatori, dai 26 mila del 2021 agli oltre 100 mila di quest’anno, finisca esautorata così, senza tanti complimenti. «Sono sotto shock», dice lei, mentre la città di Bologna raccoglie firme per sostenerla. I suoi toni sono pacati, ma i fatti sono fatti. Pacelli è fuori: da domani torna a essere una funzionaria del Comune di Ferrara, dove risultava in congedo. Progetti avviati, addio. Alla grande mostra dedicata a Guido Reni – l’inaugurazione è prevista per il pros…

Roma – «Non ho potuto concludere nulla, non ho ricevuto la proroga di 45 giorni, né la possibilità di organizzare un passaggio di consegne a qualcuno. Sono già decaduta». La storica dell’arte Maria Luisa Pacelli, direttrice “non rinnovata” della Pinacoteca Nazionale di Bologna ha saputo di essere stata rimossa dal suo incarico leggendo un messaggio sul telefono. Tra il garbuglio di riforme e la voglia di repulisti del ministero della Cultura, succede anche questo. Che una dirigente in grado di moltiplicare in quattro anni i visitatori, dai 26 mila del 2021 agli oltre 100 mila di quest’anno, finisca esautorata così, senza tanti complimenti. «Sono sotto shock», dice lei, mentre la città di Bologna raccoglie firme per sostenerla. I suoi toni sono pacati, ma i fatti sono fatti. Pacelli è fuori: da domani torna a essere una funzionaria del Comune di Ferrara, dove risultava in congedo. Progetti avviati, addio. Alla grande mostra dedicata a Guido Reni – l’inaugurazione è prevista per il prossimo 15 novembre – presenzierà solo come curatrice.

Professoressa Pacelli, se l’aspettava?

«Non c’era alcun sentore. Da nominata, il 2 novembre 2020, ho tirato su un museo non ancora autonomo dal nulla, combattendo con la carenza di personale. Era finito in un cono d’ombra».

Qualcuno dal ministero si è fatto vivo con lei?

«Sono riuscita a contattare il direttore generale dei musei Massimo Osanna: ha detto che era dispiaciuto, ma che non c’era nulla da fare. Avrei voluto che a parlare per me fossero i fatti. Mi aspetto che l’ente per cui lavoro agisca con un rispetto adeguato, nel momento in cui finisce un rapporto di lavoro. Davvero hanno fatto tutto il possibile? Non lo so, non credo».

Il mancato rinnovo della sua posizione è stato spiegato con una motivazione tecnica del ministero. Da marzo scorso la Pinacoteca di Bologna è stata accorpata con un’altra decina di siti per costituire i Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, un istituto giuridicamente nuovo.

«Ma di fatto, dallo stesso marzo, ne ero già la direttrice. Sono stata responsabile di tutti quei siti. Me ne sono occupata notte e giorno. Ho gestito aperture e alluvioni. Non li ho tenuti in stand by. Ci sono i progetti del Pnrr. L’istituto è diventato molto ampio. Per forza di cose, adesso l’attività di gestione rallenterà in attesa del nuovo direttore. Ci sono tante decisioni da prendere, sono impegni grossi da portare avanti nel vortice della riforma».

In Italia, più che altrove, la politica incide pesantemente sulla macchina della cultura. Il governo Meloni non sta facendo sconti.

«Il fatto che la politica dia un indirizzo alla cultura non è negativo in sé. Accade anche in Europa, come in Francia per esempio. Il patrimonio pubblico è talmente importante che è doveroso che la politica se ne occupi. Tutto però dipende da come viene fatto. Gli obiettivi politici non possono distogliere dallo scopo di far funzionare bene la macchina».

Da domani che cosa farà? Proverà a tornare alla direzione candidandosi al nuovo bando?

«Intanto rientro al Comune di Ferrara. Per il bando devo pensarci. Vorrei continuare a esprimere la mia professionalità. Questo resta il mestiere più bello del mondo».

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