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Sanità, la sfida riparte dall’Umbria. Schlein: “Per la destra è solo merce”

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La segretaria dem ieri in campagna elettorale con la candidata del centrosinistra Stefania Proietti ha puntato il dito contro il governo: “Sanno solo tagliare i servizi e appaltare ai privati”. Nuova stoccata anche su Gemmato
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TODI — Arrivano alla spicciolata, scalando a passo lento la collinetta di Pantalla sulla quale, tredici anni fa, aprì l’ospedale che accese una speranza: garantire cure gratuite e visite specialistiche alla Media valle del Tevere, quell’ampio distretto che da Todi si spinge fino a Orvieto, dopo la chiusura dei due nosocomi di zona, ormai inservibili.

Un gioiello depredato

E invece, con l’arrivo del Covid, la prima leghista alla guida dell’Umbria, quella Donatella Tesei a caccia del bis per mancanza di alternative, ha prima soppresso il punto nascite, poi la pediatria, quindi la chirurgia d’urgenza e via via (quasi) tutto il resto, fino a trasformare in una scatola vuota l’edificio in mattoni rossi affacciato su un immenso parcheggio, inutile e deserto. Costringendo vecchi e bambini, donne incinte e malati a percorrere decine di chilometri, spesso impervi, pur di ricevere assistenza: un diritto da queste parti negato. «Era un gioiello», ricorda con rabbia Giuliana Bicchierari, ex sinda…

TODI — Arrivano alla spicciolata, scalando a passo lento la collinetta di Pantalla sulla quale, tredici anni fa, aprì l’ospedale che accese una speranza: garantire cure gratuite e visite specialistiche alla Media valle del Tevere, quell’ampio distretto che da Todi si spinge fino a Orvieto, dopo la chiusura dei due nosocomi di zona, ormai inservibili.

Un gioiello depredato

E invece, con l’arrivo del Covid, la prima leghista alla guida dell’Umbria, quella Donatella Tesei a caccia del bis per mancanza di alternative, ha prima soppresso il punto nascite, poi la pediatria, quindi la chirurgia d’urgenza e via via (quasi) tutto il resto, fino a trasformare in una scatola vuota l’edificio in mattoni rossi affacciato su un immenso parcheggio, inutile e deserto. Costringendo vecchi e bambini, donne incinte e malati a percorrere decine di chilometri, spesso impervi, pur di ricevere assistenza: un diritto da queste parti negato. «Era un gioiello», ricorda con rabbia Giuliana Bicchierari, ex sindaca di Fratta Todina: «Nel tempo, per una precisa scelta politica, è stato depredato dei servizi, del personale, dei macchinari».

Miracolo umbro

Nessuno si aspettava una folla così. Al mattino, quando la governatrice si presenta per bruciare sul tempo l’avversaria, ad ascoltarla c’è solo il suo staff. Viceversa, nel primo pomeriggio baciato dallo stesso tiepido sole, centinaia di persone, comitati e associazioni con bandiere e cartelli si assiepano nella protesta contro lo smantellamento del “loro” ospedale. Aspettano la segretaria del Pd e la candidata presidente del centrosinistra, che qui ha fatto il miracolo: tutti i partiti d’opposizione uniti sotto il suo ombrello, senza neppure un distinguo, né una polemica.

Senza amplificazione

Sono troppi, però. Quando Elly Schlein e Stefania Proietti cominciano a parlare, non si sente nulla. «Possiamo attaccare l’amplificatore a una presa interna?» chiede il promotore di uno dei comitati. «No», è la risposta che arriva dall’alto. Un dispetto. Che si fatica ad accettare: un gruppetto si avvicina all’ingresso, tenta di forzare, volano urla e qualche spintone, i volontari del Pd provano a riportare la calma. Ma lo sfregio rimane. Alla faccia del fair play di una campagna sin qui sottotono, che ha però in palio una posta importante: il successo nella mini-tornata elettorale d’autunno. Con la Liguria andata per un soffio ai sovranisti e l’Emilia-Romagna che i sondaggi assegnano ai progressisti, è la piccola Umbria a fare la differenza fra la vittoria e la sconfitta.

Sanità a misura di portafoglio

È la ragione per cui Schlein, già pronta a battere palmo a palmo ogni provincia, ha scelto per il rush finale l’ospedale di Pantalla. «È una storia paradigmatica di come la destra sta distruggendo la sanità pubblica», lancia l’arringa la segretaria dem. «Questo presidio, aperto nel 2011, è stato svuotato. Ma non è un caso, è il frutto di un disegno preciso: Giorgia Meloni e Donatella Tesei vogliono una sanità a misura del portafoglio delle persone, noi non lo accetteremo mai. Fermarli è una priorità assoluta», incalza Schlein cavalcando la battaglia che ormai da mesi conduce a livello nazionale. Accanto, la sindaca di Assisi conferma: «È il primo punto del nostro programma», le labbra tinte di rosso, il colore che intende restituire all’Umbria. «Oggi siamo tantissimi per dire a gran voce che non vogliamo la sanità privata, come fatto in questi cinque anni dal centrodestra, la vogliamo pubblica e universalistica, un diritto irrinunciabile sancito dalla Costituzione. La salute non può essere considerata una merce», taglia corto, riducendo in coriandoli il vecchio programma della presidente in carica, che definiva «strategico potenziare il tasso di coinvolgimento del privato». Un assist per Schlein: «È l’unica promessa che è stata in grado di mantenere», graffia. D’altronde, perché meravigliarsi? «Abbiamo un sottosegretario alla Salute che possiede quote di una clinica privata che, per farsi pubblicità, garantisce ai malati la possibilità di saltare le liste d’attesa negli ospedali. Proprio quelle che loro dovrebbero abbattere», denuncia la leader dem.

Urne cruciali

Perciò le urne del 17 e 18 novembre sono cruciali. «Cambieremo tutto e faremo in modo che siano i medici, il personale sanitario e gli infermieri ad indicarci come intervenire. Riportiamo il destino degli umbri nelle mani degli umbri», esorta Proietti. «Chi vota per Stefania vota per salvare la sanità pubblica», chiama l’applauso Schlein. Un diritto da riconquistare, regione per regione. E tornare a vincere.

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