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Gli undici agenti, i cani, la tartaruga. Le lunghe giornate nei centri vuoti in Albania tra turni di vigilanza e bucato a mano

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A Gjader il personale della penitenziaria vive in attesa. Per i pasti deve percorrere 25 km o accontentarsi di un sacchetto
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ROMA - In Albania sono stati spediti a sorvegliare il mini-penitenziario, la parte più blindata del centro di Gjader. Ma alla fine i reclusi hanno finito per essere loro.

A quasi un mese dall’avvio ufficiale dell’operazione Albania, ad “abitare” la megastruttura che il governo ha tirato su a venti chilometri dal porto di Shengjin e che sulla carta dovrebbe ospitare più di 800 persone, sono soltanto undici agenti della penitenziaria. E poco possono fare, se non sorvegliare tre cani adulti, un cucciolo e una tartaruga di terra, unici ospiti del centro tirato su dal governo Meloni alla modica cifra di 33 milioni di euro.

Il comandante ha preso casa fuori. Si presenta la mattina con i sacchetti della colazione ritirati in mensa. In alternativa, per un caffé, come per il pranzo e la cena tocca fare 25 chilometri, raggiungere Shengjin e il ristorante che fornisce i pasti a tutto il personale, inclusi poliziotti e carabini…

ROMA - In Albania sono stati spediti a sorvegliare il mini-penitenziario, la parte più blindata del centro di Gjader. Ma alla fine i reclusi hanno finito per essere loro.

A quasi un mese dall’avvio ufficiale dell’operazione Albania, ad “abitare” la megastruttura che il governo ha tirato su a venti chilometri dal porto di Shengjin e che sulla carta dovrebbe ospitare più di 800 persone, sono soltanto undici agenti della penitenziaria. E poco possono fare, se non sorvegliare tre cani adulti, un cucciolo e una tartaruga di terra, unici ospiti del centro tirato su dal governo Meloni alla modica cifra di 33 milioni di euro.

Il comandante ha preso casa fuori. Si presenta la mattina con i sacchetti della colazione ritirati in mensa. In alternativa, per un caffé, come per il pranzo e la cena tocca fare 25 chilometri, raggiungere Shengjin e il ristorante che fornisce i pasti a tutto il personale, inclusi poliziotti e carabinieri che alloggiano nel lussoso resort accanto.

Per 38 euro a notte, anche gli agenti della penitenziaria hanno dormito lì a inizio ottobre, quando a Gjader non c’era né acqua, né elettricità. Poi sono stati obbligati a trasferirsi, anche se la sistemazione era ancora precaria e la connessione internet - che in quell’area recintata in mezzo alle colline è l’unico modo per rimanere in contatto con il mondo - zoppicante.

Da allora, qualcosa è migliorato ma gli alloggi poco hanno a che fare con le stanze di un hotel. Linoleum blu ospedale per terra, porte in plastica come le pareti, due letti per stanza, ad animare gli ambienti sono solo i panni stesi sui fili tesi da un lato all’altro delle camere. La lavatrice non c’è, il bucato tocca farlo a mano tra un turno e l’altro.

Perché il centro è vuoto, ma per il personale la vita prosegue come se fosse a pieno regime. I moduli deserti vengono comunque sorvegliati ventiquattro ore su ventiquattro, con il personale che si alterna su tre turni.

Chi è libero, per cenare va a Shengjin, passeggia, ritrova il contatto con persone diverse dai colleghi, dondolando il sacchetto con i pasti per chi è rimasto su al centro e spera che arrivi più o meno integro. E con il cibo per i cani, che da un po’ hanno anche cuccia coperta e un recinto tutto per sé. Una sistemazione - per loro sì - a cinque stelle.

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