Le ong e le opposizioni: “Albania, ventimila euro a migrante”. Indaga la Corte dei Conti
di Giuliano FoschiniVentimila euro a migrante, per ogni tratta. Tanto costerebbe, secondo la denuncia di Ong e opposizioni, il nuovo braccio di ferro che il governo Meloni ha scelto di intraprendere contro la magistratura e che, con ogni probabilità, andrà in scena nei prossimi giorni. Un muro contro muro che non sarà soltanto politico ma che potrebbe avere anche dei risvolti giudiziari: l’“operazione Albania” è infatti sul tavolo della Corte dei conti di Roma, dopo due esposti presentati da Italia Viva e Movimento 5 Stelle che chiedono se ci sia stato uno spreco di denaro pubblico nella realizzazione dell’hotspot albanese e nella scelta di portare nel centro di permanenza per il rimpatrio di Shengjin i 16 migranti che poi il tribunale di Roma, com’era inevitabile che accadesse visto la sentenza della corte di giustizia europea, ha ordinato di riportare in Italia.
Ventimila euro a migrante, per ogni tratta. Tanto costerebbe, secondo la denuncia di Ong e opposizioni, il nuovo braccio di ferro che il governo Meloni ha scelto di intraprendere contro la magistratura e che, con ogni probabilità, andrà in scena nei prossimi giorni. Un muro contro muro che non sarà soltanto politico ma che potrebbe avere anche dei risvolti giudiziari: l’“operazione Albania” è infatti sul tavolo della Corte dei conti di Roma, dopo due esposti presentati da Italia Viva e Movimento 5 Stelle che chiedono se ci sia stato uno spreco di denaro pubblico nella realizzazione dell’hotspot albanese e nella scelta di portare nel centro di permanenza per il rimpatrio di Shengjin i 16 migranti che poi il tribunale di Roma, com’era inevitabile che accadesse visto la sentenza della corte di giustizia europea, ha ordinato di riportare in Italia.
«Ora è possibile che, il viaggio di andata e ritorno, possa riaccadere. Per questo stiamo valutando un’integrazione nella denuncia» spiega Alfonso Colucci, capogruppo M5S in commissione Affari costituzionali. «Portare in Albania migranti provenienti da paesi non sicuri secondo quanto stabilito dalla sentenza della corte di giustizia europea ci farebbe trovare per una seconda volta di fronte ad un comportamento illegittimo del governo che configurerebbe un danno erariale».
Il riferimento è alla nave Libra, salpata sabato e che già oggi dovrebbe arrivare nel Mediterraneo centrale, davanti alle coste della Libia. Pronta a intercettare migranti da portare, poi, nel centro albanese di Shengjin. Nonostante i tecnici sostengano che il decreto del governo non cambi le cose e che i tribunali, vista la sentenza della corte europea, non potranno rispedire in patria chi parte da paesi non completamente sicuri. E nonostante la richiesta di interpretazione del tribunale di Bologna proprio al tribunale Ue, risposta che dovrebbe arrivare alla fine del mese, il governo ha comunque deciso di forzare e fare ripartire la Libra.
Il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, rispondendo in aula a un’interrogazione del senatore di Italia viva, Enrico Borghi, ha ammesso che muovere la nave comporta una spesa extra, seppur a cifre molto inferiori rispetto a quelle indicate da Ong e opposizioni: «Parliamo di ottomila e 400 euro in più al giorno, al netto delle spese dell’ordinario esercizio della nave» ha detto. Confermando che il governo non ha alcuna intenzione di fare passi indietro: «Il progetto Albania — ha detto il ministro — sul quale abbiamo registrato il forte interesse di 15 Paesi europei e soprattutto della presidente della Commissione europea, risponde all’obiettivo prioritario del governo di prevenire e contrastare i flussi migratori irregolari e potrà in futuro svolgere un’importante funzione di deterrenza». Ieri dal Viminale facevano notare come persino l’Unhcr abbia aperto agli «hub per i rimpatri» fuori dai confini della Ue. Ma non si tratta della soluzione italiana: secondo Unhcr potrebbero funzionare per «i richiedenti asilo a cui è stata rifiutata la domanda» mentre il governo Meloni ha pensato le strutture albanesi per processare le richieste d’asilo prima che i cittadini entrino in Italia.
«Uno sperpero di risorse: tutto questo ci costerà un miliardo» attacca Angelo Bonelli di Avs, mentre Riccardo Magi di +Europa parla di centri «costosi, disumani e contrari al diritto europeo». Oggi a Bologna è in calendario un’assemblea dell’Associazione nazionale magistrati in solidarietà ai giudici che hanno sollevato il quesito alla Corte europea raccogliendo l’attacco violentissimo del governo e dei giornali della destra che avevano messo all’indice il magistrato che si era occupato del caso. «L’unica colpa — attacca l’Anm dell’Emilia Romagna — è stata aver assunto una decisione sgradita ai rappresentanti del governo e ad alcuni house organ. La misura è colma. Giù le mani dai giudici».