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Nuovo stop dei giudici al decreto Albania. Salvini: “Comunisti”

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Il tribunale di Catania annulla il trattenimento di 5 migranti: “Egitto e Bangladesh non sicuri”. A Roma altro rinvio alla Corte europea. L’ira del vicepremier leghista e di FdI: eversione
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Prima ancora che altri migranti «intercettati» in mare e trasbordati sulla Libra tocchino terra a Shengjin, un tribunale italiano ha già disapplicato il decreto Paesi sicuri con il quale il governo Meloni sperava di salvarsi dal nuovo fallimento dell’esperimento albanese. E un altro, dopo Bologna, si è appellato alla Corte di giustizia europea, rinviando ai giudici di Lussemburgo la decisione sull’interpretazione delle norme e sospendendo, nel frattempo, l’efficacia del diniego arrivato dalla commissione territoriale alla richiesta di asilo di uno dei dodici naufraghi che per primi erano stati trasferiti in Albania.

Davanti ai nuovi stop — ampiamente preventivati se, co…

Prima ancora che altri migranti «intercettati» in mare e trasbordati sulla Libra tocchino terra a Shengjin, un tribunale italiano ha già disapplicato il decreto Paesi sicuri con il quale il governo Meloni sperava di salvarsi dal nuovo fallimento dell’esperimento albanese. E un altro, dopo Bologna, si è appellato alla Corte di giustizia europea, rinviando ai giudici di Lussemburgo la decisione sull’interpretazione delle norme e sospendendo, nel frattempo, l’efficacia del diniego arrivato dalla commissione territoriale alla richiesta di asilo di uno dei dodici naufraghi che per primi erano stati trasferiti in Albania.

Davanti ai nuovi stop — ampiamente preventivati se, come ricorda l’Associazione italiana di studiosi di diritto della Ue, la giurisprudenza europea prevale su quella nazionale — il governo non nasconde la «rabbia». «Per colpa di alcuni giudici comunisti, il Paese insicuro ormai è l’Italia», tuona il ministro leghista Matteo Salvini. Per i magistrati però la valutazione dei Paesi sicuri non è una facoltà. A Catania, dove il tribunale non ha convalidato il trattenimento di tre cittadini egiziani e due bangladesi arrivati a Pozzallo, il presidente della sezione immigrazione Massimo Escher ha spiegato che la lista dei Paesi sicuri «non esime il giudice dall’obbligo di verifica della compatibilità di tale designazione con il diritto europeo» proprio per via dell’adozione della procedura accelerata che comprime i diritti del richiedente asilo. Lo prevede l’ormai nota sentenza della Corte di giustizia europea del 4 ottobre che ha fissato il principio secondo il quale un Paese può dirsi sicuro solo se lo è ovunque. Per questo, ha sentenziato il tribunale, Egitto e Bangladesh sicuri non sono. Del Paese di al-Sisi si citano la pena di morte, le detenzioni arbitrarie, le violazioni dei diritti umani, l’uso sistematico della tortura. «Una sentenza ineccepibile», afferma il dem Antonio Nicita.

Ma a increspare i piani dell’esecutivo ci pensa anche un secondo verdetto che arriva da Roma. Accogliendo il ricorso di un migrante passato da Shengjin e al quale era stato negato l’asilo, la presidente della sezione immigrazione Luciana Sangiovannine ha sospeso la procedura di rimpatrio e ha rinviato alla Corte di giustizia europea il decreto Paesi sicuri e la legittimità stessa della procedura accelerata di frontiera che in pochi giorni dovrebbe decidere la sorte dei migranti. Da FdI si riparla di «toghe rosse che tornano a colpire», Fabio Rampelli evoca «l’eversione». Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, la soluzione invece è una sola: «Il governo ammetta l’errore».

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