«In tanti anni mai avevo visto un’America così divisa: si respira un’aria pesantissima. Chiunque abbia incontrato in questi giorni mi ha detto: comunque vada, nulla sarà più come prima». Da giornalista Lucia Annunziata non si è persa una sola elezione presidenziale, da Reagan in avanti. E anche ora che ha cambiato mestiere, eletta deputata Ue per il Pd, è su un treno che dalla Pennsylvania la porta a Washington.
Stando lì, quali previsioni fa?
«I poll sono talmente ravvicinati che può accadere qualsiasi cosa. È un corpo a corpo tra due sfidanti e due Americhe, estremamente sentito. Consideri che hanno già votato per posta 77 milioni di elettori, una marea: voti che saranno aggiunti al termine del conteggio. Con due effetti: fino all’ultimo non si saprà chi ha vinto e sarà più facile contestarli. Tant’è che i candidati hanno già nominato un gruppo di avvocati, pronti a impugnare il risultato».
«In tanti anni mai avevo visto un’America così divisa: si respira un’aria pesantissima. Chiunque abbia incontrato in questi giorni mi ha detto: comunque vada, nulla sarà più come prima». Da giornalista Lucia Annunziata non si è persa una sola elezione presidenziale, da Reagan in avanti. E anche ora che ha cambiato mestiere, eletta deputata Ue per il Pd, è su un treno che dalla Pennsylvania la porta a Washington.
Stando lì, quali previsioni fa?
«I poll sono talmente ravvicinati che può accadere qualsiasi cosa. È un corpo a corpo tra due sfidanti e due Americhe, estremamente sentito. Consideri che hanno già votato per posta 77 milioni di elettori, una marea: voti che saranno aggiunti al termine del conteggio. Con due effetti: fino all’ultimo non si saprà chi ha vinto e sarà più facile contestarli. Tant’è che i candidati hanno già nominato un gruppo di avvocati, pronti a impugnare il risultato».
Non è sempre stato così?
«Per entrambi, che io ricordi, è la prima volta. Non che in passato non ci siano state contestazioni: quando Bush vinse contro Gore, il candidato dem voleva rivedere le schede, ma i Clinton glielo sconsigliarono perché non è fair, sporca la Costituzione che negli Usa garantisce il gioco pulito. Qui non si crede che si possa imbrogliare: per l’America del Nord sarebbe come svegliarsi improvvisamente America Latina».
E se vince Trump? Quali ricadute avrà sull’Europa?
«Arriverà a compimento il suo percorso politico autoritario. Qui si parla apertamente di fascismo, tabù lessicale ormai sdoganato. Trump chiederà il disimpegno della Nato in Europa, in Medioriente appoggerà totalmente Netanyahu».
E se prevarrà Harris?
«Trump non lo accetterà. E c’è chi è preoccupato perché lei è arrivata alla candidatura con poca esperienza di governo e di politica».
Alla premier italiana chi conviene che vinca?
«Paradossalmente Harris, perché le relazioni tra i due Paesi resterebbero deboli come sono. Con un Trump così ostile verso l’Europa, anche sull’economia, saranno guai pure per l’Italia. E poi Meloni ha troppe foto con Biden che le bacia i capelli».
È il motivo per cui ha fin qui preferito non schierarsi?
«Secondo me sì. E nel frattempo, però, per tenersi buono Trump, ha stretto i rapporti con Musk: una grossa carta perché i repubblicani stanno ricevendo fiumi di denaro da Mr Tesla, che è diventato un eroe nazionale con il suo investimento sullo spazio. Una gran furbata».
Anche il Washington Post è rimasto neutrale. Come mai?
«Il mancato endorsement è stato vissuto malissimo dai dem, molto forti a Washington, tant’è che sono già stati cancellati 230mila abbonamenti. Per il Wp è una crisi enorme. C’è chi dice che Bezos l’ha fatto perché ha un programma spaziale in diretta competizione con Musk. Se così fosse, però, sarebbe la prova che il grande capitale della Silicon Valley guarda con sempre maggiore interesse a Trump. Il quale è riuscito a scavare solchi anche nei campi democratici».
Sono più preoccupati i dem o i repubblicani?
«Senz’altro i dem: la vittoria di Trump è avvertita come la fine della democrazia. Invece dalle parti del tycoon mi sembrano disposti a tutto. Se per loro il risultato sarà negativo, verrà rifiutato. Nella capitale si stanno blindando con griglie di ferro tutte le istituzioni».
Nulla sarà più come prima, le hanno detto. Perché?
«In qualche modo l’America che conoscevamo, in cui dopo il voto ci si metteva a lavorare insieme, non tornerà più. Dall’assalto a Capitol Hill il clima si è guastato irrimediabilmente. Tutti i pozzi sono stati avvelenati, i ponti bruciati».