Nove persone su 155 intercettate, mentre a Lampedusa si è sgranato il consueto rosario di arrivi, con 430 uomini, donne e bambini che nel corso della giornata si sono incolonnati sul molo. Torna in missione la nave Libra, ma il secondo tentativo di trasferire in Albania i naufraghi maschi, adulti, soli e non vulnerabili individuati in acque internazionali non sembra molto più produttivo del primo, quando a bordo sono rimasti in sedici.
In una giornata di operazioni, sono state individuate cinque carrette del mare, tutte le persone a bordo sottoposte al cosiddetto pre-screening da personale Oim. Alla fine, sul ponte di una nave di ottanta metri, governata da un equipaggio di almeno settanta persone sono rimasti solo nove uomini spaventati, fra cui un bengalese in là con l’età che in molti hanno consigliato di riaccompagnare a terra.
Nove persone su 155 intercettate, mentre a Lampedusa si è sgranato il consueto rosario di arrivi, con 430 uomini, donne e bambini che nel corso della giornata si sono incolonnati sul molo. Torna in missione la nave Libra, ma il secondo tentativo di trasferire in Albania i naufraghi maschi, adulti, soli e non vulnerabili individuati in acque internazionali non sembra molto più produttivo del primo, quando a bordo sono rimasti in sedici.
In una giornata di operazioni, sono state individuate cinque carrette del mare, tutte le persone a bordo sottoposte al cosiddetto pre-screening da personale Oim. Alla fine, sul ponte di una nave di ottanta metri, governata da un equipaggio di almeno settanta persone sono rimasti solo nove uomini spaventati, fra cui un bengalese in là con l’età che in molti hanno consigliato di riaccompagnare a terra.
Eccola declinata in numeri la “strategia della deterrenza” che ha ispirato l’ennesimo tentativo di trasferimento di naufraghi in Albania. Che si sappia, a bordo al momento non ci sono tunisini, obiettivo (non dichiarato) numero uno del Viminale, che punta sui rodati accordi con il Paese di Kais Saied per incassare almeno qualche rimpatrio rapido.
Non sono cifre definitive, le operazioni riprenderanno oggi e proseguiranno fino a quando non si raggiungerà un «numero congruo». A inizio missione si parlava di sessanta, settanta, ieri a fine giornata, si giudicava accettabile toccare quota quaranta.
Numeri che nessuno dal Viminale conferma. Il ministro Piantedosi parla di «intercettazione di migranti» in mare in corso e si trincera dietro formule vaghe: la Libra, dice a margine dei lavori del G7, partirà «quando ci saranno le condizioni».
In realtà, una pre-allerta al porto albanese di Shengjin c’è: la nave è attesa per giovedì 7, ma non è escluso che i tempi si possano allungare. Certo, non è parentesi che si possa dilatare all’infinito, pena - a detta degli avvocati immigrazionisti - l’invalidità dell’intera procedura.
Sarà battaglia anche su questo, mentre a Catania e a Roma i tribunali disapplicano il decreto su cui il governo di Giorgia Meloni puntava per superare gli inciampi giudiziari che hanno trasformato il primo trasferimento di naufraghi in Albania in un clamoroso flop. Circostanza che non è detto che non si ripeta, mentre di fronte a Lampedusa si è sfiorata l’ennesima tragedia. Il prezzo vero della strategia della deterrenza.
Sulla rotta tunisina sono tornate le barche di ferro. Sull’isola si conoscono come bare galleggianti. Sono leggere, instabili, basta un’onda per farle ribaltare. È successo anche ieri e Mohamed, cinque mesi appena, ha rischiato di essere inghiottito dal mare. A bordo erano in cinquanta, lui e la madre, Makisa, pressati fra gli altri. Quando la motovedetta della Guardia costiera si è avvicinata c’è stata agitazione a bordo. È una delle Cp più grandi, la murata è alta, come alte sono le onde che provoca. Le iron boat sono a malapena gusci.
Forse per segnalare la propria posizione, forse per paura di essere intercettati, in troppi si sono mossi, il barchino si è inclinato, in quindici o più sono finiti in acqua. Makisa era fra loro. Quando è finita fra le onde, Mohamed le è scivolato via dalle braccia, le onde lo hanno nascosto, solo per caso o per fortuna, è stato avvistato e recuperato. Lo hanno rianimato a bordo della motovedetta, poi sull’isola subito è stato portato in poliambulatorio. Ci è voluto tempo e impegno perché riprendesse conoscenza, ma le sue condizioni sono state giudicate troppo gravi e in elicottero è stato trasferito d’urgenza a Palermo insieme alla madre. L’ennesimo viaggio, alla ricerca di un futuro. O della possibilità anche solo di averne uno.