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Csm, la lettera di Pinelli ai consiglieri per chiarire sull’incontro con la premier: “La porta della mia stanza è sempre aperta”

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Il vicepresidente del Csm sceglie di rispondere non davanti al plenum ma privatamente. E il consigliere Cosentino gli chiede un incontro già oggi. Nordio: “La visita a Meloni non vulmera leggi”
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La porta del mio ufficio è sempre aperta e chi vuole può venire a trovarmi in stanza. Alla lettera dei 14 consiglieri che gli chiedevano di riferire oggi stesso davanti al plenum, il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli risponde con un’altra lettera di questo tenore. Non ci sarà alcun chiarimento ufficiale, né tanto meno istituzionale, poiché l’avvocato, che lunedì è andato a Palazzo Chigi per incontrare la premier Giorgia Meloni nel pieno degli attacchi della politica contro i magistrati, non ha intenzione di confrontarsi pubblicamente con i componenti del Consiglio durante una seduta che viene anche trasmessa in diretta streaming su Radio Radicale.

“Come ben sapete – si legge - la mia presenza in sede è costante e le mie por…

La porta del mio ufficio è sempre aperta e chi vuole può venire a trovarmi in stanza. Alla lettera dei 14 consiglieri che gli chiedevano di riferire oggi stesso davanti al plenum, il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli risponde con un’altra lettera di questo tenore. Non ci sarà alcun chiarimento ufficiale, né tanto meno istituzionale, poiché l’avvocato, che lunedì è andato a Palazzo Chigi per incontrare la premier Giorgia Meloni nel pieno degli attacchi della politica contro i magistrati, non ha intenzione di confrontarsi pubblicamente con i componenti del Consiglio durante una seduta che viene anche trasmessa in diretta streaming su Radio Radicale.

“Come ben sapete – si legge - la mia presenza in sede è costante e le mie porte sono sempre aperte per ciascuno di voi. Sono quindi ben lieto di poter interloquire con chi manifestasse ancora interesse per l’incontro istituzionale da me avuto con il Presidente del Consiglio dei Ministri, del quale avevo informato il Quirinale nonché i componenti del Comitato di Presidenza. Sin d’ora voglio rassicurare che si è ovviamente trattato di un incontro programmato nell’ambito di una corretta e istituzionale relazione tra Organi dello Stato”.

I firmatari della lettera, i togati di Area, Md e Unicost, gli indipendenti Fontana e Mirenda e il laico eletto in quota Pd Romboli, non sono soddisfatti della risposta. Ci sono ancora dei punti non del tutto chiari, che sarebbe stato opportuno chiarire pubblicamente. “Se era un incontro programmato, come dice Pinelli, perché il Quirinale è stato avvisato solo all’ultimo momento?”, si chiede uno di loro: “Scavalcando il Capo dello Stato che del Csm è il presidente”. Tuttavia, per non esacerbare lo scontro, il consigliere Antonio Cosentino chiede a Pinelli un incontro privato ma aperto a tutti i consiglieri, già oggi pomeriggio.

La tensione resta comunque alta e il ministro della Giustizia Carlo Nordio prova stemperare i toni: “Credo sia perfettamente normale che vi sia questa interlocuzione che non vulnera nessuna prassi o legge dello Stato”. Interviene anche negando “l’irritazione del Quirinale”, trapela invece negli ultimi due giorni. Poi aggiunge: “Ho incontrato anche io il vicepresidente Pinelli e l'interlocuzione è periodica perché, soprattutto in questo momento di riforme sulla IA, sulle modalità con cui essa può intervenire nell'organizzazione della giustizia, abbiamo interlocuzioni con Pinelli, Csm, Consiglio nazionale forense e altre associazioni”.

Non basta questa spiegazione. A gettare inquietudine ci sono i contenuti del faccia a faccia avuto con Meloni. Secondo quanto trapela si sarebbe parlato anche di azioni disciplinari nei confronti dei magistrati “politicizzati” e inoltre la premier avrebbe chiesto a Pinelli chiarimenti sugli equilibri interni al Csm. Che tradotto significa, quanto pesano le correnti di sinistra all’interno del Consiglio. Tutto questo è avvenuto dopo che venti consiglieri, compresi quattro su sette di Magistratura indipendente, l’ala di destra, hanno firmato la richiesta di apertura di una pratica a tutela dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati del collegio giudicante del tribunale di Bologna, che ha chiesto delucidazioni sul decreto Paesi sicuri alla Corte di giustizia europea. E per questo il presidente della sezione immigrazione è stato ferocemente attaccato dalla stessa Meloni e da diversi componenti del governo e della maggioranza.

Inoltre, nelle stesse ore del colloquio a Palazzo Chigi, l’Associazione nazionale magistrati dell’Emilia Romagna era riunita a Bologna in difesa dell’autonomia dei magistrati, divenuti in molti casi bersaglio dei governo. Adesso la paura, tra molti consiglieri di palazzo Bachelet, è che ci sia da parte dell’esecutivo il tentativo di strumentalizzare il Csm e su questo Pinelli si rifiuta di fornire chiarimenti ufficiali.

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