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Il voto di Manfredi jr mette in imbarazzo il sindaco di Napoli nella corsa per l’Anci

Gaetano Manfredi con il fratello Massimiliano

 
Il fratello Massimiliano si schiera con il presidente campano. Per il Nazareno “non cambia nulla”
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Roma — Non aspettavano altro, i sindaci ostili all’incoronazione di Gaetano Manfredi alla presidenza dell’Anci, per infilarsi in una partita che sembrava ormai chiusa. Acquartierati nel Nord Italia, lungo l’asse Milano-Torino, avevano perso le speranze di poter contendere all’ex rettore della Federico II — sostenuto da Pd e M5S, d’intesa con ampi spezzoni di Forza Italia e Lega — la guida degli oltre 7mila comuni chiamati il 20 novembre a eleggere il successore di Antonio Decaro, traslocato nel frattempo a Strasburgo.

E invece il sì di Massimiliano Manfredi, consigliere dem e fratello minore del primo cittadino partenopeo, alla legge regionale che di fatto autorizza il governatore De Luca a candidarsi per un terzo mandato contro il volere della segretaria dem, ha ridato corpo al sogno di riaprire i giochi. A vantaggio del torinese Stefano Lorusso, appoggiato fortissimamente dal meneghino Beppe Sala. Dalle cui parti sarebbe subito trapelato il seguente quesito, utile a rompere il front…

Roma — Non aspettavano altro, i sindaci ostili all’incoronazione di Gaetano Manfredi alla presidenza dell’Anci, per infilarsi in una partita che sembrava ormai chiusa. Acquartierati nel Nord Italia, lungo l’asse Milano-Torino, avevano perso le speranze di poter contendere all’ex rettore della Federico II — sostenuto da Pd e M5S, d’intesa con ampi spezzoni di Forza Italia e Lega — la guida degli oltre 7mila comuni chiamati il 20 novembre a eleggere il successore di Antonio Decaro, traslocato nel frattempo a Strasburgo.

E invece il sì di Massimiliano Manfredi, consigliere dem e fratello minore del primo cittadino partenopeo, alla legge regionale che di fatto autorizza il governatore De Luca a candidarsi per un terzo mandato contro il volere della segretaria dem, ha ridato corpo al sogno di riaprire i giochi. A vantaggio del torinese Stefano Lorusso, appoggiato fortissimamente dal meneghino Beppe Sala. Dalle cui parti sarebbe subito trapelato il seguente quesito, utile a rompere il fronte delle fasce tricolori favorevole al sindaco di Napoli: «Come possiamo fidarci di uno che, oltre a non essere del Pd, non riesce neppure a controllare il fratello che si è schierato contro il partito?».

È lampante che la scelta di Manfredi jr ha messo in grande difficoltà il senior — da sempre vero alter ego di De Luca, per tanti il candidato migliore per spodestarlo quando, fra un anno, si voterà in Regione — dando ai suoi avversari la chance di affondarlo al congresso dell’Anci in calendario il 20 novembre.

Un pericolo tuttavia inesistente per il Nazareno. L’accordo su Manfredi è blindato, trapela dal quartier generale dem: «Le vicende campane non incrociano quella dell’associazione dei comuni». Tanto più che «come si fa a incolpare Gaetano della dabbenaggine di Massimiliano?».

Eppure qualche manovra già si intravede. E coinvolge il centrodestra, che in Anci è minoranza, ma potrebbe fare la differenza. Subito sondato su un’eventuale disponibilità a cambiare cavallo in corsa. Il gancio offerto proprio dal blitz sul terzo mandato, che fra l’altro introduce l’ineleggibilità dei primi cittadini dei municipi campani fino a 5mila abitanti, già prevista per quelli più popolosi.

È il capogruppo azzurro in Senato, Maurizio Gasparri, a dar fuoco alle polveri: «È davvero singolare che il fratello del sindaco di Napoli abbia votato per dichiarare ineleggibili i suoi colleghi». Rincara Fulvio Martusciello, potente ras forzista in terra deluchiana, fin qui schierato con l’inquilino di Palazzo San Giacomo: «È una contraddizione evidente: o questo è anche il pensiero di Manfredi, e allora non può ambire alla presidenza dell’Anci, oppure è necessario chiarire». Segno che il fronte traballa. «E se a destra si saldano su un candidato alternativo», fanno di conto i dem, «si corre il rischio che Manfredi perda».

Rischio avvistato anche dal diretto interessato, costretto in serata a intervenire per smontare ogni pretesto: «Concordo con la posizione espressa da Anci Campania», che nei giorni scorsi aveva parlato di «schiaffo» ai sindaci: «Indipendentemente dal numero di abitanti, non devono avere alcuna limitazione per un’eventuale candidatura alle regionali», precisa Manfredi. Altrimenti si creerebbe un’inaccettabile disparità di trattamento. Basterà per diventare presidente dell’associazione nazionale dei comuni? Fra due settimane il verdetto, che verrà celebrato sotto la Mole: la città di Lorusso, lo sfidante occulto.

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