Mattarella va a Pechino e il governo vara il piano sulle ingerenze cinesi
di Tommaso Ciriaco , Giuliano FoschiniIl presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con il sottosegretario della presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano
Roma — Per capire se si tratti di un pasticcio diplomatico, un atto ostile o una semplice coincidenza frutto di sottovalutazione, bisogna mettere in fila i fatti. Eccoli: ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha annunciato la presentazione di un piano d’azione nazionale per tutelare l’università e la ricerca italiane dalle ingerenze straniere. L’appuntamento è per domattina a Palazzo Chigi. Per capire la portata dell’operazione, bisogna aggiungere un dettaglio: il principale indiziato di queste attività di infiltrazione è la Cina, sebbene il monitoraggio abbia rilevato anche attività sospette di matrice iraniana e nordcoreana. Al progetto lavora da mesi il ministro dell’Università Anna Maria Bernini, che non a caso affiancherà Mantovano. L’annuncio del governo è inaspettato, improvviso e imprevisto. E presenta un problema: poche ore dopo la presentazione del piano, Sergio Mattarella sarà ricevuto a Pechino dal presidente cinese Xi jinping. Basta quest…
Roma — Per capire se si tratti di un pasticcio diplomatico, un atto ostile o una semplice coincidenza frutto di sottovalutazione, bisogna mettere in fila i fatti. Eccoli: ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha annunciato la presentazione di un piano d’azione nazionale per tutelare l’università e la ricerca italiane dalle ingerenze straniere. L’appuntamento è per domattina a Palazzo Chigi. Per capire la portata dell’operazione, bisogna aggiungere un dettaglio: il principale indiziato di queste attività di infiltrazione è la Cina, sebbene il monitoraggio abbia rilevato anche attività sospette di matrice iraniana e nordcoreana. Al progetto lavora da mesi il ministro dell’Università Anna Maria Bernini, che non a caso affiancherà Mantovano. L’annuncio del governo è inaspettato, improvviso e imprevisto. E presenta un problema: poche ore dopo la presentazione del piano, Sergio Mattarella sarà ricevuto a Pechino dal presidente cinese Xi jinping. Basta questo ad alimentare sospetti, imbarazzi, retromarce, precisazioni.
Il dossier “università” era aperto da molto tempo. Una prima informativa dell’Aisi è datata 2022, a inizio 2024 ci sono state una serie di integrazioni. A maggio poi il governo tedesco ha avvertito i partner dell’aggressività cinese sul fronte di preziosi progetti di ricerca scientifica: dati ricavati dai laboratori e dalle sperimentazioni, scambi di risorse umane nel campo delle nuove tecnologie, della medicina e soprattutto dell’intelligenza artificiale e del Quantum computing (di fatto, l’Ia quantistica). L’allarme della Germania - tra l’altro in linea con una direttiva europea sempre del maggio scorso - è stato poi rilanciato dai britannici.
A quel punto l’Italia ha deciso di intervenire. Per mesi il ministero di Bernini ha progettato un sistema di alert che punta a scovare intrusioni sospette. L’obiettivo era presentare il piano il prossimo 4-5 dicembre a Bari. Qualcosa, però, ha cambiato il corso delle cose. Alcune informazioni di potenziali infiltrazioni sono state consegnate all’intelligence, attraverso Chigi. E Mantovano, dopo aver ricevuto la settimana scorsa Bernini, ha imposto l’accelerazione senza neanche attendere il completamento del progetto.
Interpellata, palazzo Chigi nega che esista un alert specifico sulla Cina e che non si parlerà esplicitamente di Pechino. Resta il quesito: perché fissare la conferenza stampa a poche ore dalla visita di Mattarella? A voler escludere lo sgarbo al Colle dopo le recentissime tensioni, una possibile spiegazione passa dalla necessità di palazzo Chigi di rassicurare Washington, allarmato proprio dall’attività cinese. Quasi a bilanciare la visita presidenziale in Oriente.