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Mattarella va a Pechino e il governo vara il piano sulle ingerenze cinesi

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con il sottosegretario della presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano

 
Il progetto per tutelare gli atenei italiani presentato domani a palazzo Chigi
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Roma — Per capire se si tratti di un pasticcio diplomatico, un atto ostile o una semplice coincidenza frutto di sottovalutazione, bisogna mettere in fila i fatti. Eccoli: ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha annunciato la presentazione di un piano d’azione nazionale per tutelare l’università e la ricerca italiane dalle ingerenze straniere. L’appuntamento è per domattina a Palazzo Chigi. Per capire la portata dell’operazione, bisogna aggiungere un dettaglio: il principale indiziato di queste attività di infiltrazione è la Cina, sebbene il monitoraggio abbia rilevato anche attività sospette di matrice iraniana e nordcoreana. Al progetto lavora da mesi il ministro dell’Università Anna Maria Bernini, che non a caso affiancherà Mantovano. L’annuncio del governo è inaspettato, improvviso e imprevisto. E presenta un problema: poche ore dopo la presentazione del piano, Sergio Mattarella sarà ricevuto a Pechino dal presidente cinese Xi jinping. Basta quest…

Roma — Per capire se si tratti di un pasticcio diplomatico, un atto ostile o una semplice coincidenza frutto di sottovalutazione, bisogna mettere in fila i fatti. Eccoli: ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha annunciato la presentazione di un piano d’azione nazionale per tutelare l’università e la ricerca italiane dalle ingerenze straniere. L’appuntamento è per domattina a Palazzo Chigi. Per capire la portata dell’operazione, bisogna aggiungere un dettaglio: il principale indiziato di queste attività di infiltrazione è la Cina, sebbene il monitoraggio abbia rilevato anche attività sospette di matrice iraniana e nordcoreana. Al progetto lavora da mesi il ministro dell’Università Anna Maria Bernini, che non a caso affiancherà Mantovano. L’annuncio del governo è inaspettato, improvviso e imprevisto. E presenta un problema: poche ore dopo la presentazione del piano, Sergio Mattarella sarà ricevuto a Pechino dal presidente cinese Xi jinping. Basta questo ad alimentare sospetti, imbarazzi, retromarce, precisazioni.

Il dossier “università” era aperto da molto tempo. Una prima informativa dell’Aisi è datata 2022, a inizio 2024 ci sono state una serie di integrazioni. A maggio poi il governo tedesco ha avvertito i partner dell’aggressività cinese sul fronte di preziosi progetti di ricerca scientifica: dati ricavati dai laboratori e dalle sperimentazioni, scambi di risorse umane nel campo delle nuove tecnologie, della medicina e soprattutto dell’intelligenza artificiale e del Quantum computing (di fatto, l’Ia quantistica). L’allarme della Germania - tra l’altro in linea con una direttiva europea sempre del maggio scorso - è stato poi rilanciato dai britannici.

A quel punto l’Italia ha deciso di intervenire. Per mesi il ministero di Bernini ha progettato un sistema di alert che punta a scovare intrusioni sospette. L’obiettivo era presentare il piano il prossimo 4-5 dicembre a Bari. Qualcosa, però, ha cambiato il corso delle cose. Alcune informazioni di potenziali infiltrazioni sono state consegnate all’intelligence, attraverso Chigi. E Mantovano, dopo aver ricevuto la settimana scorsa Bernini, ha imposto l’accelerazione senza neanche attendere il completamento del progetto.

Interpellata, palazzo Chigi nega che esista un alert specifico sulla Cina e che non si parlerà esplicitamente di Pechino. Resta il quesito: perché fissare la conferenza stampa a poche ore dalla visita di Mattarella? A voler escludere lo sgarbo al Colle dopo le recentissime tensioni, una possibile spiegazione passa dalla necessità di palazzo Chigi di rassicurare Washington, allarmato proprio dall’attività cinese. Quasi a bilanciare la visita presidenziale in Oriente.

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