Lo sgarbo del vicepresidente Pinelli: “Il Colle è stato informato”. Ma arriva la smentita: “Visita mai concordata”
di Concetto VecchioFabio Pienlli e Sergio Mattarella
(ansa)ROMA — Lunedì sera il Quirinale aveva manifestato stupore per la visita del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli alla corte di Giorgia Meloni a palazzo Chigi. Ieri, se possibile, questa sorpresa si è dislagata in gelida irritazione.
Fonti del Csm nel pomeriggio infatti hanno voluto ribattere al capo dello Stato, facendo filtrare che sul colloquio con la premier «il Quirinale era stato preventivamente informato». Ma così Pinelli ha fatto arrabbiare una seconda volta Sergio Mattarella.
Il presidente, dicono fonti della presidenza della Repubblica, era stato sì informato dell’appuntamento, seppur all’ultimo momento, ma non delle modalità né dei contenuti della visita. In soldoni: non era stata concordata. Pinelli non era autorizzato a parlare del Csm. Nel farlo, senza delega, ha scavalcato Sergio Mattarella, il presidente dell’autogoverno dei giudici. Una sgrammaticatura istituzionale.
Andiamo con ordine.
Lunedì nel tardo pomeriggio, nel pieno della bufera governo-magistrati sul caso Alb…
ROMA — Lunedì sera il Quirinale aveva manifestato stupore per la visita del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli alla corte di Giorgia Meloni a palazzo Chigi. Ieri, se possibile, questa sorpresa si è dislagata in gelida irritazione.
Fonti del Csm nel pomeriggio infatti hanno voluto ribattere al capo dello Stato, facendo filtrare che sul colloquio con la premier «il Quirinale era stato preventivamente informato». Ma così Pinelli ha fatto arrabbiare una seconda volta Sergio Mattarella.
Il presidente, dicono fonti della presidenza della Repubblica, era stato sì informato dell’appuntamento, seppur all’ultimo momento, ma non delle modalità né dei contenuti della visita. In soldoni: non era stata concordata. Pinelli non era autorizzato a parlare del Csm. Nel farlo, senza delega, ha scavalcato Sergio Mattarella, il presidente dell’autogoverno dei giudici. Una sgrammaticatura istituzionale.
Andiamo con ordine.
Lunedì nel tardo pomeriggio, nel pieno della bufera governo-magistrati sul caso Albania, Meloni riceve Pinelli. È un gesto bandiera. Per dire che sa distinguere tra i magistrati ragionevoli e i comunisti che invece si mettono di traverso, accogliendo le istanze dei migranti provenienti dai paesi ritenuti non sicuri. Sullo sfondo del colloquio si staglia anche la riforma della giustizia, che prevede, nei piani della destra, la separazione delle carriere e l’introduzione del sorteggio dei membri laici e togati al Consiglio superiore della magistratura. Palazzo Chigi sostiene che era in programma da tre settimane. Ma i magistrati vi colgono un’indebita pressione sui magistrati alle prese col caso Albania. Anche il Quirinale esprime stupore per le circostanze dell’incontro. Specialmente perché vi viene dato un carattere di ufficialità, con tanto di comunicato diramato dalla sede del governo.
Ieri la seconda puntata. Alle due del pomeriggio esce una take dell’agenzia Ansa che cita “fonti del Csm”, le quali fanno sapere che il Quirinale, lunedì pomeriggio, era stato informato dell’imminente faccia a faccia. «Un normale incontro istituzionale come quelli che lo stesso Pinelli ha già avuto con altri rappresentanti delle istituzioni».
Poco dopo escono allo scoperto quattordici togati del Csm. Appartengono ai gruppi culturalmente affini al centrosinistra. Area. Magistratura democratica. Unicost. Gli indipendenti Roberto Fontana e Andrea Mirenda e il laico Roberto Romboli, in quota Pd. Diffondono un documento con il quale chiedono a Pinelli — in passato difensore di esponenti della Lega — di essere resi edotti dei contenuti del faccia a faccia. Questo «affinché il Consiglio possa avere contezza di un passaggio tanto rilevante istituzionalmente».
Le opposizioni insorgono. «Mi sbaglierò ma a mia memoria non ricordo di una convocazione del vicepresidente del Csm da parte del presidente del Consiglio», ha scritto sui social l’ex guardasigilli Andrea Orlando. «Grave la convocazione. Grave che Pinelli l’abbia accettata».
In mattinata era venuto fuori un altro particolare. Tra i consiglieri di palazzo dei Marescialli nessuno era stato informato della puntata a palazzo Chigi del vicepresidente. «Un’iniziativa autonoma», filtrava dalla sede dell’autogoverno della magistratura.
Morale: proprio mentre il Csm chiedeva sostegno ai magistrati, Pinelli andava da Meloni che quei magistrati li attaccava. Un cortocircuito che Mattarella non ha apprezzato. Da settimane lavora per evitare uno scontro tra poteri. Invitando alla leale collaborazione. Soprattutto ognuno faccia il suo mestiere. Ecco perché al Quirinale sono così arrabbiati con Pinelli.