I consiglieri sono increduli e chiedono al vicepresidente del Csm Fabio Pinelli di riferire già oggi davanti al plenum sui contenuti dell’incontro avuto lunedì a palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni. Di fatto però l’invito è già stato respinto e alcun chiarimento è in programma né formale né informale. La linea del vicepresidente, espressione della Lega, suona così: «Ci sono stati molti altri incontri istituzionali e non è previsto che venga raccontato l’esito».
C’è un senso di smarrimento a palazzo Bachelet ma anche parecchia tensione perché non si è trattato di un colloquio privato, bensì istituzionale, al termine del quale è stata anche diffusa una nota per sottolineare «proficua e virtuosa collaborazione».
Tuttavia nessuna comunicazione ufficiale è stata diffusa prima dell’incontro. Da qui l’indignazione e la stesura di una lettera, indirizzata a Pinelli e sottoscritta da quattordici componenti del Csm su ventinove (la trentesima, Natoli, è sospesa). I togati di Are…
I consiglieri sono increduli e chiedono al vicepresidente del Csm Fabio Pinelli di riferire già oggi davanti al plenum sui contenuti dell’incontro avuto lunedì a palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni. Di fatto però l’invito è già stato respinto e alcun chiarimento è in programma né formale né informale. La linea del vicepresidente, espressione della Lega, suona così: «Ci sono stati molti altri incontri istituzionali e non è previsto che venga raccontato l’esito».
C’è un senso di smarrimento a palazzo Bachelet ma anche parecchia tensione perché non si è trattato di un colloquio privato, bensì istituzionale, al termine del quale è stata anche diffusa una nota per sottolineare «proficua e virtuosa collaborazione».
Tuttavia nessuna comunicazione ufficiale è stata diffusa prima dell’incontro. Da qui l’indignazione e la stesura di una lettera, indirizzata a Pinelli e sottoscritta da quattordici componenti del Csm su ventinove (la trentesima, Natoli, è sospesa). I togati di Area, Md e Unicost, gli indipendenti Fontana e Mirenda e il laico eletto in quota Pd Romboli scrivono al vicepresidente di aver «appreso dalla stampa della visita nella sua veste istituzionale». Sono queste le prime parole e anche il cuore del testo in cui i consiglieri rivendicano il diritto di vedere rappresentate le loro istanze, soprattutto perché «l’incontro è avvenuto in un momento particolarmente delicato nei rapporti tra politica e magistratura. Le chiediamo, pertanto, di volerci rendere edotti, affinché questo Consiglio possa avere contezza di un passaggio tanto rilevante istituzionalmente».
La visita di Pinelli a Palazzo Chigi è arrivata infatti nello stesso giorno in cui l’Anm, il sindacato delle toghe, ha tenuto la sua assemblea pubblica a Bologna in segno di vicinanza al presidente della sezione immigrazione, Marco Gattuso, attaccato anche dalla premier per aver rinviato alla Corte Ue il nuovo decreto sui Paesi sicuri del governo. Non solo. Sempre lunedì, venti componenti del Csm, hanno depositato la richiesta di apertura di una pratica a tutela dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati del collegio giudicante del tribunale di Bologna con le firme anche di quattro componenti su sette di Magistratura indipendente, la corrente vicina alla destra. Circostanze che hanno alimentato sospetti sul faccia a faccia tra Meloni e Pinelli. E come se non bastasse, secondo fonti a conoscenza dei dettagli del colloquio, i due avrebbero parlato anche di azioni disciplinari nei confronti dei magistrati “politicizzati”, chiodo fisso soprattutto della Lega.
Non a caso sono tanti i consiglieri che vedono, da parte del governo, un modo di strumentalizzare il Csm: «Non può essere stato casuale. E perché il Capo dello Stato Sergio Mattarella, che del Csm è il presidente, è stato avvisato solo a ridosso?».
Anche al Pd non sfugge lo sgarbo istituzionale: «Meloni — dice la responsabile giustizia Debora Serracchiani — vuole comprometterne l’indipendenza». E il colloquio con Pinelli, all’insaputa dei consiglieri, è solo un nuovo atto di questo scontro che va avanti da mesi.