Roma — Si sentivano da un paio di mesi. Messaggi, telefonate. E alla fine si sono visti, faccia a faccia, proprio alla vigilia delle elezioni Usa che hanno riportato Donald Trump alla Casa Bianca. Coincidenze, casualità dovute agli incastri di agenda, sostengono dal Nazareno. Certo è che anche a Mario Draghi, che l’ha ricevuta nella sua casa romana martedì, Elly Schlein ha potuto confidare tutti i suoi timori per il ritorno del tycoon al timone degli Stati Uniti, appena prima che le paure diventassero certezze.
Per la leader del Pd, il Trump bis è una «brutta notizia, per l’Europa e per l’Italia» e l’esito delle elezioni americane deve adesso spingere l’Ue «ad essere più strategicamente autonoma, serve uno slancio forte per rimettere al centro gli investimenti comuni». Anche di questo ha parlato con Draghi, che proprio sul rafforzamento dell’Ue ha redatto un rapporto, per Ursula von der Leyen. Con l’ex premier, la segretaria dem ha discusso dei rischi di isolamento del Vecchio contine…
Roma — Si sentivano da un paio di mesi. Messaggi, telefonate. E alla fine si sono visti, faccia a faccia, proprio alla vigilia delle elezioni Usa che hanno riportato Donald Trump alla Casa Bianca. Coincidenze, casualità dovute agli incastri di agenda, sostengono dal Nazareno. Certo è che anche a Mario Draghi, che l’ha ricevuta nella sua casa romana martedì, Elly Schlein ha potuto confidare tutti i suoi timori per il ritorno del tycoon al timone degli Stati Uniti, appena prima che le paure diventassero certezze.
Per la leader del Pd, il Trump bis è una «brutta notizia, per l’Europa e per l’Italia» e l’esito delle elezioni americane deve adesso spingere l’Ue «ad essere più strategicamente autonoma, serve uno slancio forte per rimettere al centro gli investimenti comuni». Anche di questo ha parlato con Draghi, che proprio sul rafforzamento dell’Ue ha redatto un rapporto, per Ursula von der Leyen. Con l’ex premier, la segretaria dem ha discusso dei rischi di isolamento del Vecchio continente nello scacchiere globale. I dem vorrebbero l’ex banchiere in Parlamento, hanno già chiesto che venga audito in commissione Affari europei al Senato. E con Draghi, Schlein ha potuto affrontare anche i nodi della terza manovra targata Meloni.
Ma è ovvio che le possibili ricadute del voto Usa siano state l’argomento forte del confronto. La distanza marcata da Schlein nei confronti della nuova amministrazione americana, a differenza dei 5S, è nettissima. «Non ci riconosceremo mai in un’idea di società in cui i miliardari si ergono a paladini del ceto medio che loro stessi hanno sfruttato», è la linea della leader. «Chi oggi festeggia, smetterà presto quando la nuova politica protezionistica colpirà lavoratori e imprese». Nel partito, intanto, diversi big si interrogano sulla strada che imboccherà Giuseppe Conte, che da Trump non ha mai voluto sganciarsi.
Quanto a Draghi - che nell’ultimo mese ha visto anche Marina Berlusconi e Giorgia Meloni - Schlein non avrebbe voluto dare troppa pubblicità all’incontro. Quasi tutti i maggiorenti del Pd non ne erano stati informati: l’hanno scoperto ieri pomeriggio, da Dagospia. Dall’entourage della leader raccontano che l’appuntamento s’inserisce in un giro di consultazioni più ampio, col mondo dell’economia e dei sindacati. Di sicuro appare il segnale di un avvicinamento con l’ex premier, che Schlein aveva evitato di sostenere quando era stato proposto da Emmanuel Macron al vertice della Commissione Ue, spiegando che il candidato del Pd era il front runner del Pse, Nicolas Schmit.