Lettere, mail e una richiesta di chiarimento caduta nel vuoto. A palazzo Bachelet si è aperta una crepa, che rischia di allargarsi sempre di più.
Il governo fa quadrato attorno al vicepresidente del Csm Fabio Pinelli ma una parte dei consiglieri, quasi la metà, insiste per conoscere i contenuti dell’incontro tra il vicepresidente e Giorgia Meloni. In quattordici hanno chiesto al numero due del Consiglio di illustrare pubblicamente davanti al plenum il motivo e i contenuti del faccia a faccia di lunedì scorso, ma da Pinelli è arrivata una risposta negativa. Al massimo è disposto a concedere colloqui riservati.
«Le mie porte sono sempre aperte per ciascuno di voi», scrive negando così un passaggio istituzionale. Poi ribadisce ch…
Lettere, mail e una richiesta di chiarimento caduta nel vuoto. A palazzo Bachelet si è aperta una crepa, che rischia di allargarsi sempre di più.
Il governo fa quadrato attorno al vicepresidente del Csm Fabio Pinelli ma una parte dei consiglieri, quasi la metà, insiste per conoscere i contenuti dell’incontro tra il vicepresidente e Giorgia Meloni. In quattordici hanno chiesto al numero due del Consiglio di illustrare pubblicamente davanti al plenum il motivo e i contenuti del faccia a faccia di lunedì scorso, ma da Pinelli è arrivata una risposta negativa. Al massimo è disposto a concedere colloqui riservati.
«Le mie porte sono sempre aperte per ciascuno di voi», scrive negando così un passaggio istituzionale. Poi ribadisce che il Quirinale e i componenti del comitato di presidenza sapevano del colloquio. Eppure fonti della presidenza della Repubblica hanno specificato che il Colle era stato sì informato dell’appuntamento, seppur all’ultimo momento, ma non delle modalità. In pratica, Pinelli non era autorizzato a parlare del Csm e nel farlo, senza delega, ha scavalcato Sergio Mattarella, che del Consiglio è il presidente. Quindi il vice prova ancora a sminuire parlando di un «incontro programmato nell’ambito di una corretta e istituzionale relazione tra organi dello Stato». È questa linea che ha deciso di tenere e non intende andare nei dettagli. Fonti dell’organo di autogoverno dei magistrati si limitano a dire che la presidente del Consiglio avrebbe ribadito «la fiducia nella magistratura» e non sarebbe «interessata alle polemiche».
Ma è una indiscrezione che non convince i firmatari della lettera, anche perché da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio, per il quale il colloquio tra Meloni e Pinelli «non vulnera le leggi» e racconta di aver anche lui incontrato il vicepresidente, è appena piovuta una nuova accusa alle toghe che «invadono la giustizia» e che adesso devono «fare un passo indietro» ed evitare «critiche» ai provvedimenti. Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa dice che vanno definiti i confini tra politica e giustizia per scongiurare «invasioni». Ma l’Anm ribatte: «Noi non esondiamo».
Tuttavia per non esacerbare lo scontro all’interno del Consiglio, Antonio Cosentino chiede a Pinelli un incontro privato ma aperto a tutti i consiglieri. Niente da fare. Nella sede del Csm si fa sera, l’atmosfera resta tesa, le incursioni che arrivano dall’esterno non aiutano e le ricostruzioni ricostruzioni agitano i componenti del Csm.
Trapela infatti che durante l’incontro si sarebbe parlato anche di azioni disciplinari nei confronti dei magistrati “politicizzati” e inoltre la premier avrebbe chiesto a Pinelli chiarimenti sugli equilibri interni. Che tradotto significa, quanto pesano le correnti di sinistra all’interno del Consiglio.
Tutto questo è avvenuto dopo che venti consiglieri, compresi quattro su sette di Magistratura indipendente, l’ala di destra, hanno firmato la richiesta di apertura di una pratica a tutela dell’autonomia dei magistrati del collegio giudicante del tribunale di Bologna, che ha chiesto delucidazioni sul decreto Paesi sicuri alla Corte di giustizia europea. E per questo il presidente della sezione immigrazione è stato ferocemente attaccato dalla stessa Meloni e della maggioranza. Inoltre, nelle stesse ore in cui Pinelli era a palazzo Chigi, l’Associazione nazionale magistrati dell’Emilia Romagna era riunita a Bologna in difesa dell’indipendenza dei magistrati, divenuti in molti casi bersaglio del governo.
Considerato il contesto, anche il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia ritiene «opportuno» conoscere i contenuti del colloquio, ma a lui risponde Matteo Salvini: «Ricordiamo all’Anm che l’Italia ben conosce il contenuto di una telefonata dell’allora presidente Luca Palamara secondo il quale “Salvini ha ragione ma adesso bisogna attaccarlo”». Parole pescate dal passato per colpire ancora la magistratura e distrarre dalla necessità di un chiarimento.