“Sì al pluralismo, no alla spartizione”. Il richiamo di Mattarella sulla Rai
di Matteo PucciarelliIl presidente della Repubblica Sergio Mattarella
(ansa)Roma — Il messaggio inviato ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione degli Stati generali del servizio pubblico è un richiamo ai partiti, governo dopo governo impegnati a occupare le caselle della tv pubblica. La quale deve inserirsi in una «cornice di libertà e spazio di inclusione, dove originalità, professionalità, innovazione, pluralismo e non spartizione, possano continuare a dispiegarsi senza abusi». Principi che «il nuovo regolamento della Ue per la libertà dei media — sottolinea Mattarella — intende tutelare anche nel cambio d’epoca determinato dalle trasformazioni tecnologiche, per far sì che i media dei servizi pubblici possano continuare a svolgere la loro missione nel nuovo contesto».
Le parole del capo del…
Roma — Il messaggio inviato ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione degli Stati generali del servizio pubblico è un richiamo ai partiti, governo dopo governo impegnati a occupare le caselle della tv pubblica. La quale deve inserirsi in una «cornice di libertà e spazio di inclusione, dove originalità, professionalità, innovazione, pluralismo e non spartizione, possano continuare a dispiegarsi senza abusi». Principi che «il nuovo regolamento della Ue per la libertà dei media — sottolinea Mattarella — intende tutelare anche nel cambio d’epoca determinato dalle trasformazioni tecnologiche, per far sì che i media dei servizi pubblici possano continuare a svolgere la loro missione nel nuovo contesto».
Le parole del capo dello Stato contro la “spartizione”, oltre all’invito a recepire il Media Freedom act, strumento europeo che prevederebbe un cambiamento della governance della Rai e la decadenza dell’attuale cda, sono certo un monito generale. Ma assumono un peso politico specifico se si pensa alle polemiche degli ultimi mesi, con la Rai diventata “tele-Meloni” e le denunce del sindacato dei giornalisti Usigrai di gravi ingerenze delle forze del governo della destra. «Non possiamo che far nostre le parole di Mattarella», dicono infatti da Usigrai. Dopo aver letto il messaggio dal Colle, la presidente della Vigilanza Rai Barbara Floridia (M5S) ha ribadito quanto sia «urgente una riforma del sistema del servizio pubblico. Sono state già incardinate nell’ottava Commissione del Senato tutte le proposte di riforma. Si dice sempre che è necessario liberare la Rai dai partiti, certamente almeno liberarla dall’esecutivo di turno». Il senso della due giorni che si conclude oggi è «accendere un faro su un bene comune. Dobbiamo preservarlo — continua Floridia — e fare in mondo che siano garantite risorse certe e stabili e che venga ridefinito il concetto di servizio pubblico nell’ecosistema digitale».
Non era scontato, visto il voto di astensione di FdI e Lega al Media Freedom act in Europa lo scorso maggio, il fatto che il ministro della Cultura Alessandro Giuli ne abbia invece detto un gran bene: «L’indipendenza, la qualità, la pluralità dell’informazione richiedono uno sforzo sempre maggiore. Il Media Freedom act è sicuramente una conquista per le democrazie liberali, oggi assediate da autocrazie, terrorismi e fondamentalismi che sfidano la nostra libertà di pensiero ed espressione».
L’ad della Rai Giampaolo Rossi ha invece citato Sergio Zavoli, storico giornalista simbolo del servizio pubblico, quando diceva che «la Rai è un po’ come la democrazia che non ha mai nulla di immodificabile e definitivo ma è una prova ininterrotta di pazienza e coraggio». Quindi «guai a dividere e indebolire un immaginario comune». Una sfida che si contrappone ai «molti operatori globali che sono entrati con volumi finanziari notevoli e spesso senza vincoli d’investimento», mentre la Rai è «vincolata ad una complessità normativa e burocratica che rende sempre più difficile svolgere il proprio ruolo di sostegno all’industria italiana».