Tajani: “Giusto l'incontro tra Pinelli e Meloni”. La stoccata ai giudici: “Il compito delle toghe non è ostacolare il governo”
dal nostro inviato Concetto VecchioPECHINO – “Giusto l’incontro tra il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli e la premier Giorgia Meloni: perché non vedersi?”. Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani da Pechino, dove accompagna il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita di Stato in Cina, sposa la linea del cannoneggiamento sui giudici. “Una parte della magistratura vede ovunque complotti di palazzo Chigi, ma dimentica che il suo compito non è quello di fare le leggi od ostacolare chi è al governo. Le regole le fa il legislatore”.
Con Mattarella, con cui hanno visitato il Palazzo d’Estate (oggi il capo dello Stato vede Xi Jinping), quindi non la pensano esattamente allo stesso modo sul caso Pinelli, il vice del Csm la cui convocazione alla corte di Meloni ha fatto arrabbiare il Quirinale. “Non ci vedo nulla di sconvolgente…”. Avanti tutta quindi “sulla separazione delle carriere”, che è “un modo per esaltare il ruolo della magistratura giudicante”. Fendenti sul segretario Cgil Mau…
PECHINO – “Giusto l’incontro tra il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli e la premier Giorgia Meloni: perché non vedersi?”. Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani da Pechino, dove accompagna il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita di Stato in Cina, sposa la linea del cannoneggiamento sui giudici. “Una parte della magistratura vede ovunque complotti di palazzo Chigi, ma dimentica che il suo compito non è quello di fare le leggi od ostacolare chi è al governo. Le regole le fa il legislatore”.
Con Mattarella, con cui hanno visitato il Palazzo d’Estate (oggi il capo dello Stato vede Xi Jinping), quindi non la pensano esattamente allo stesso modo sul caso Pinelli, il vice del Csm la cui convocazione alla corte di Meloni ha fatto arrabbiare il Quirinale. “Non ci vedo nulla di sconvolgente…”. Avanti tutta quindi “sulla separazione delle carriere”, che è “un modo per esaltare il ruolo della magistratura giudicante”. Fendenti sul segretario Cgil Maurizio Landini che ha invitato alla “rivolta sociale”: “Così si incita a manifestazioni violente. È un atteggiamento fondamentalista. Il sindacato non deve tutelare l’opposizione”. Stop invece a Salvini, che vuole ridurre il canone Rai (“non fa parte del programma: non votiamo la proposta”).
La vittoria di Trump rischia di cambiare la geopolitica. Di questo parleranno oggi Mattarella e Xi nella sala del Popolo. È il viaggio più importante del capo dello Stato quest’anno. Vanno rilanciati i rapporti commerciali dopo la sconfessione del progetto Via della Seta e la guerra dei dazi sull’automotive che contrappone l’Europa al Paese del Dragone. Pechino è intossicata di traffico, ma le auto elettriche la fanno da padrona. Le esportazioni cinesi nel nostro Paese raggiungono quota 50 miliardi, viceversa noi ci fermiamo a diciannove.
Mattarella esplorerà con Xi la possibilità di un ruolo di mediazione in Ucraina visti i buoni rapporti del leader cinese con Putin, tanto che gli aerei di AirChina sorvolano i cieli russi. Il piano di pace Cina-Brasile, presentato un anno fa, è sul binario morto. Mattarella da sempre pone come condizione un accordo finalizzato a “una pace giusta”.Tutto questo si inserisce in un clima di incertezza per noi europei. Il sistema di alleanze internazionali rischia a breve di non essere più lo stesso, e inutile dire che al Quirinale scrutano con una certa apprensione il futuro. Il multilateralismo – stella polare di Mattarella – rischia di subire pesanti ammaccature. Putin e Xi lavorano per un nuovo ordine mondiale, alternativo a quello occidentale, visto come un mondo ormai vecchio e in dissoluzione. L’Europa, divisa ed esangue, rischia di pagare un duro prezzo.
Tajani professa però ottimismo sul fatto di far ragionare Trump sui dazi: “È sempre stato ragionevole con noi italiani, va evitata la guerra commerciale”. E l’obiettivo del due per cento delle spese Nato “è giusto”, ma le spese di difesa andrebbero scorporate dal Patto di Stabilità”. Insomma, il governo confida di cavarsela anche con il nuovo inquilino alla Casa Bianca. Sperando nel nostro tradizionale stellone.