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Appalti Anas, Verdini jr patteggia e il padre Denis rischia il processo

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Per Tommaso due anni e nove mesi di carcere convertiti in 1800 ore di lavori socialmente utili. Truccata anche una gara da 180 milioni per le gallerie
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ROMA - Tommaso Verdini, figlio dell’ex parlamentare Denis Verdini, è stato condannato a due anni e nove mesi di reclusione, una pena convertita in 1.800 ore di lavori socialmente utili. La condanna arriva al termine di un patteggiamento in un’inchiesta della procura di Roma che ha svelato un vasto sistema di corruzione e traffico di influenze in Anas, con al centro la società di consulenza Inver, gestita da Verdini junior e dal suo socio Fabio Pileri. Una vicenda che coinvolge anche l’ex senatore Denis Verdini, per il quale è stato disposto l’atto di chiusura del procedimento per corruzione. Tommaso e Denis sono rispettivamente il fratello e il padre di Francesca Verdini, l’attuale compagna del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, non indagato nell’inchiesta.

L’indagine ha preso il via nell’estate del 202…

ROMA - Tommaso Verdini, figlio dell’ex parlamentare Denis Verdini, è stato condannato a due anni e nove mesi di reclusione, una pena convertita in 1.800 ore di lavori socialmente utili. La condanna arriva al termine di un patteggiamento in un’inchiesta della procura di Roma che ha svelato un vasto sistema di corruzione e traffico di influenze in Anas, con al centro la società di consulenza Inver, gestita da Verdini junior e dal suo socio Fabio Pileri. Una vicenda che coinvolge anche l’ex senatore Denis Verdini, per il quale è stato disposto l’atto di chiusura del procedimento per corruzione. Tommaso e Denis sono rispettivamente il fratello e il padre di Francesca Verdini, l’attuale compagna del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, non indagato nell’inchiesta.

L’indagine ha preso il via nell’estate del 2022 e ha messo in luce un meccanismo illecito che avrebbe permesso a imprenditori e lobbisti di aggirare le regole per ottenere appalti pubblici nell’Anas, l’ente statale che gestisce le infrastrutture stradali e autostradali italiane. Al centro delle indagini c’è la società Inver, nella quale Verdini e Pileri avrebbero usato la propria influenza politica e istituzionale per favorire alcune aziende nelle gare d’appalto per opere pubbliche, tra cui una commessa da 180 milioni di euro per il risanamento delle gallerie stradali.

Secondo l’impianto accusatorio, gli imprenditori che si rivolgevano a Inver per ottenere i contratti promettevano compensi generosi in cambio di favori. Verdini padre e figlio, attraverso una rete di contatti ad alto livello, avrebbero garantito l’accesso preferenziale a questi appalti, sfruttando la loro influenza politica per facilitare le commesse. La procura sostiene che il sistema di corruzione fosse talmente radicato da configurarsi come un vero e proprio «asservimento totale» delle funzioni pubbliche in favore degli imprenditori coinvolti.

Il meccanismo illecito si estendeva anche ai vertici dell’Anas. Due dirigenti, definiti nelle intercettazioni come «i marescialli che presiedono il fortino», sono accusati di aver ricevuto promesse di avanzamenti di carriera e di conferme in posizioni apicali in cambio della loro disponibilità a favorire le ditte «amiche» di Verdini e Pileri. Questi dirigenti avrebbero anche fornito informazioni riservate sui bandi di gara, consentendo ad alcune imprese di presentare offerte che, grazie a queste «raccomandazioni», avevano maggiori possibilità di vincere.

Nel cuore dell’indagine c’è anche il ruolo che Denis Verdini, ex senatore di lungo corso, avrebbe giocato come mediatore politico tra gli imprenditori e le istituzioni. Verdini senior avrebbe utilizzato le sue sponde politiche per garantire posizioni di potere all’interno dell’Anas, in cambio della promessa di ricollocare o confermare dirigenti in ruoli remunerati nell’ambito di enti pubblici. Gli imprenditori, dal canto loro, si sarebbero impegnati a «restituire» questi favori con ricchi pagamenti alla società Inver, creando un circolo vizioso di scambi illeciti.

Il 27 dicembre 2023, dopo una lunga indagine condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza, i pm Rosalia Affinito e Fabrizio Tucci avevano disposto gli arresti domiciliari per cinque persone, tra cui appunto Verdini junior. Intanto Anas si è costituita parte civile con gli avvocati Giorgio Perroni e Bruno Andò.

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