Meloni: “Musk è un interlocutore. Investire di più per la difesa? Non me la prendo con i cittadini”
dal nostro inviato Lorenzo De CiccoGiorgia Meloni
BUDAPEST – Giorgia Meloni arriva alla Puskás Arena poco dopo Mario Draghi. E quasi s’incrocia con l’ex premier, sul tappeto blu del Consiglio europeo informale convocato da Viktor Orbàn. Le ricette della presidente del Consiglio e quelle dell’ex capo della Bce si assomigliano su certi aspetti, per esempio sul debito comune, ma divergono, platealmente, sulla possibilità di portare le spese militari al 2% del Pil, come chiedono gli Usa, soprattutto adesso, con Donald Trump di ritorno alla Casa Bianca. Per Draghi l’Italia può riuscirci, anche col nuovo patto di stabilità. Meloni invece, davanti a microfoni e taccuini, spiega di condividere il principio, ma fa anche capire che le risorse a disposizione sono scarse e che non ha intenzione di “prendersela con i cittadini”.
“Investire di più per la difesa? Non me la prendo con i cittadini”
Meloni si dichiara “assolutamente convinta che l’Europa e quindi anche l’Italia debbano riuscire a garantire la loro maggiore indipendenza anche investend…
BUDAPEST – Giorgia Meloni arriva alla Puskás Arena poco dopo Mario Draghi. E quasi s’incrocia con l’ex premier, sul tappeto blu del Consiglio europeo informale convocato da Viktor Orbàn. Le ricette della presidente del Consiglio e quelle dell’ex capo della Bce si assomigliano su certi aspetti, per esempio sul debito comune, ma divergono, platealmente, sulla possibilità di portare le spese militari al 2% del Pil, come chiedono gli Usa, soprattutto adesso, con Donald Trump di ritorno alla Casa Bianca. Per Draghi l’Italia può riuscirci, anche col nuovo patto di stabilità. Meloni invece, davanti a microfoni e taccuini, spiega di condividere il principio, ma fa anche capire che le risorse a disposizione sono scarse e che non ha intenzione di “prendersela con i cittadini”.
“Investire di più per la difesa? Non me la prendo con i cittadini”
Meloni si dichiara “assolutamente convinta che l’Europa e quindi anche l’Italia debbano riuscire a garantire la loro maggiore indipendenza anche investendo di più in difesa”. Ma, aggiunge, “servono gli strumenti per poterlo fare”. La premier nota alcune “aperture”, nel nuovo patto di stabilità, ma “va fatto molto di più e quindi penso che questo sia un altro di quei dibattiti che bisognerà prima o poi riaprire”. L’Italia, insiste, ha posto il tema, perché “al di là della volontà c'è quello che si può fare e le risorse vanno individuate in qualche modo. L’unica cosa che io non sono disposta a fare ovviamente è prendermela con i cittadini italiani e i lavoratori. Noi spendiamo le risorse su priorità che sono reali, quindi bisogna anche dire come si fa ad aiutare gli stati membri a trovare quelle risorse per scelte che sono strategiche e che io condivido”.
La premier conferma il sostegno a Kiev
Da Budapest, dove ieri è atterrato anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Meloni conferma che l’Italia sosterrà Kiev fino al termine del conflitto. Non è un passaggio scontato, visto il cambio di fase segnato dalle elezioni Usa. “Finché c'è una guerra l'Italia sarà al fianco dell'Ucraina”, scandisce la premier. Che però sviluppa il pensiero così: “Dopodiché ovviamente vedremo come evolve lo scenario nelle prossime settimane”. È la linea pro-Ucraina, ma prudente, anticipata ieri dal sottosegretario Alfredo Mantovano: sì al sostegno militare, ma in raccordo con gli alleati, “a cominciare dagli Stati Uniti”. Meloni loda comunque “il coraggio straordinario degli ucraini” e ritiene che il sostegno dell’Occidente “sia l'elemento che fa la differenza” per fermare Mosca.
“Musk è un valore aggiunto”
Nel punto stampa, la premier parla anche di Elon Musk, sorvolando sugli insulti del magnate di SpaceX e Tesla all’indirizzo del cancelliere tedesco Olaf Scholz, anche lui nella capitale magiara per il summit Ue. “L’impegno politico a sostegno di Trump? Musk è una persona che si è schierata nella campagna elettorale come migliaia di altre. Sembra che sia nel diritto dei cittadini aderire alle campagne elettorali…”. Quanto al suo rapporto col patron di X, “io considero Elon Musk un valore aggiunto in questo tempo, una persona che ha fatto cose straordinarie e penso che debba e possa essere un interlocutore con cui confrontarsi”.
Il commento alle elezioni Usa
Meloni cita pure Draghi, “un altro italiano che è stato incaricato di individuare le priorità per i prossimi anni dell'Ue”, sostenendo che l’Europa debba essere più autonoma. Poi, per commentare le conseguenze del voto negli Usa, evoca Kennedy, “con una battuta che ricorda i presidenti americani” e che suona così: “Non chiederti cosa gli Stati Uniti possono fare per te, chiediti cosa l’Europa debba fare per se stessa”. Dribbla il tema dazi, che pure la preoccupa: “Non è un dibattito che scopriamo oggi”. Oltre alle risorse economiche, l’ossessione della premier restano i migranti. Ieri Orbàn se l’era presa con i giudici che rovesciano le decisioni dei governi. Meloni sostiene di avere trovato “solidarietà”, a Budapest, da alcuni colleghi europei, che però non menziona. Parla solo di “preoccupazione”, tra i leader, perché “secondo alcuni i governi non sono nella condizione di poter definire cosa sia un Paese sicuro. Leggendo alcune sentenze si rischia di trovarsi di fronte a una realtà nella quale non esistono Paesi sicuri. Di fatto compromette ogni possibilità di fermare l’immigrazione illegale di massa e quindi questa è una parte del dibattito sul quale trovo molta solidarietà”.
La risposta a Schlein sui diritti sindacali
Alle battute finali con i cronisti, la premier replica anche alla segretaria del Pd, Elly Schlein, che l’aveva accusata ieri di “schernire i diritti sindacali”, dopo il caso dell’sms spedito dalla premier al deputato Marco Osnato durante una puntata di Un giorno da pecora. “Non so cosa si intenda per svilire i diritti sindacali, diritti che questo governo difende molto meglio della sinistra al caviale”. Pronta la controreplica della segretaria dem: “Io di caviale non ne ho mai mangiato – afferma -, ma nemmeno posso sopportare che i lavoratori vengano purgati con olio di ricino; quindi continueremo a stare al loro fianco. Meloni si occupi, invece, del salario minimo che ha negato a 3 milioni e mezzo di lavoratori e lavoratrici che non ce la fanno più e non arrivano a fine mese anche se lavorano”.