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Lite Meloni Schlein sui diritti del lavoro. “Sinistra al caviale”. “Temo l’olio di ricino”

(agf)

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Landini: “Atto di bullismo”. Ironico Fratoianni: “Meglio i prodotti umbri”. Calenda: “Così finirà malissimo”
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ROMA — Non l’ha presa bene, Giorgia Meloni. L’attacco della segretaria del Pd contro il whatsapp spedito a Un giorno da pecora per denunciare quanto poco siano tutelate le sue fatiche da premier — nonostante l’influenza «sono a Budapest a lavorare perché non ho particolare diritti sindacali» — le ha fatto saltare la mosca al naso. Al punto da non riuscire a trattenere l’insulto, «è la solita sinistra al caviale», sebbene la trasferta ungherese avrebbe forse meritato un più dignitoso silenzio.

Ne è scaturito un botta e risposta a distanza sugli ingredienti di cui, ad avversari invertiti, sono impastate le rispettive fazioni: «Io di caviale non ne ho mai mangiato, ma nemmeno posso sopportare che i lavoratori vengano purgati con …

ROMA — Non l’ha presa bene, Giorgia Meloni. L’attacco della segretaria del Pd contro il whatsapp spedito a Un giorno da pecora per denunciare quanto poco siano tutelate le sue fatiche da premier — nonostante l’influenza «sono a Budapest a lavorare perché non ho particolare diritti sindacali» — le ha fatto saltare la mosca al naso. Al punto da non riuscire a trattenere l’insulto, «è la solita sinistra al caviale», sebbene la trasferta ungherese avrebbe forse meritato un più dignitoso silenzio.

Ne è scaturito un botta e risposta a distanza sugli ingredienti di cui, ad avversari invertiti, sono impastate le rispettive fazioni: «Io di caviale non ne ho mai mangiato, ma nemmeno posso sopportare che i lavoratori vengano purgati con olio di ricino», la reazione risentita della leader dem. Mentre Nicola Fratoianni, in campagna elettorale a Perugia, ironizzava: «Io preferisco i prodotti umbri». E qui davvero si vola.

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È sempre la premier a dar fuoco alle polveri. «Ieri Elly Schlein ha detto che io svilisco i diritti sindacali perché, a una trasmissione radiofonica leggera, ho risposto a un sms in modo leggero, dicendo che non mi sentivo bene ma ero comunque al lavoro perché, come capite bene, qui non c’è nessuno che mi possa sostituire», si sfoga Meloni a margine del Consiglio europeo. «Mi spiace che anche su questo si riesca a fare una polemica inutile».

Poteva finire qui. Ma non per chi non rinuncia a brandire l’ingiuria come arma dialettica: «Non so cosa si intenda per svilire i diritti sindacali che questo governo difende molto meglio della sinistra al caviale», insiste la prima ministra, «so però che sono abituata a fare il mio lavoro anche quando non sono al massimo della forma perché è l’impegno che mi sono presa con gli italiani. Spero che la sinistra prima o poi individui qualche tema serio su cui fare politica, in attesa di ritrovare un’identità che le consenta di stare a fianco dei cittadini». E così la lezioncina è servita. Apriti cielo. In piazza accanto ai sindacati per protestare contro i tagli al trasporto pubblico, Schlein scatena la contraerea. «Io di caviale non ne ho mai mangiato», taglia corto, «ma non posso sopportare che i lavoratori vengano purgati con olio di ricino». Quindi «continueremo a stare al loro fianco», garantisce. «Meloni si occupi piuttosto del salario minimo che ha negato a 3,5 milioni di lavoratori che non ce la fanno più e non arrivano a fine mese». Con Maurizio Landini a darle man forte, impaziente di bacchettare la premier sul messaggio irridente inviato via radio: «Credo sia un atto di bullismo. Chi è presidente del Consiglio, prima di dire le cose, farebbe meglio a pensarci», chiosa il segretario Cgil. «Detto in quei termini è un attacco a chi i diritti sindacali li vede messi in discussione ogni giorno».

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A tirarsi fuori dalla disputa è invece Carlo Calenda. «Trump si sta preparando a mettere dazi che colpiranno duramente l’economia italiana, Draghi lancia un nuovo allarme, cade il governo tedesco e il nostro capo del governo scambia battute sulla “sinistra al caviale” con la leader del principale partito d’opposizione», si spazientisce il segretario di Azione. «Allora, o ci diamo una regolata o, se continuiamo con frizzi e polemiche, finirà malissimo». Tempo verbale sbagliato: è già accaduto.

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