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La giudice Albano: “Le intimidazioni contro di me fomentate dal governo”

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Colloquio con la magistrata: “Il governo mina l’autonomia dei giudici ma seguiamo la Carta, non Marx. Sui migranti tuteliamo principi inviolabili o poi saltano per tutti”
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Si sente «nel mezzo di una tempesta» che spera passerà. Silvia Albano, la giudice della sezione immigrazione del tribunale di Roma, che non ha convalidato il trattenimento dei migranti in Albania, parla con il piglio deciso di chi, «nonostante le intimidazioni e le pressioni politiche intorno a noi», combatte per «preservare l’autonomia di giudizio» delle toghe da chi «ci vorrebbe parziali e dipendenti».

I posti della sala della Protomoteca del Campidoglio sono tutti occupati per il convegno organizzato in occasione dei 60 anni di Magistratura democratica, la corrente progressista dell’Associazione nazionale magistrati. Albano, che presiede Md, ha da poco terminato il suo intervento dal palco quando Matteo Salvini, sempre puntuale negli attacchi alle toghe, la prende di mira. Pubblica una sua foto e scrive: «Quei giudici, pochi per fortuna, che invece di applicare le leggi le stravolgono e boicottano, dovrebbero avere la dignità di dimettersi, di cambiare mestiere e di fare politica …

Si sente «nel mezzo di una tempesta» che spera passerà. Silvia Albano, la giudice della sezione immigrazione del tribunale di Roma, che non ha convalidato il trattenimento dei migranti in Albania, parla con il piglio deciso di chi, «nonostante le intimidazioni e le pressioni politiche intorno a noi», combatte per «preservare l’autonomia di giudizio» delle toghe da chi «ci vorrebbe parziali e dipendenti».

I posti della sala della Protomoteca del Campidoglio sono tutti occupati per il convegno organizzato in occasione dei 60 anni di Magistratura democratica, la corrente progressista dell’Associazione nazionale magistrati. Albano, che presiede Md, ha da poco terminato il suo intervento dal palco quando Matteo Salvini, sempre puntuale negli attacchi alle toghe, la prende di mira. Pubblica una sua foto e scrive: «Quei giudici, pochi per fortuna, che invece di applicare le leggi le stravolgono e boicottano, dovrebbero avere la dignità di dimettersi, di cambiare mestiere e di fare politica con Rifondazione comunista. Sono un problema per l’Italia».

Albano lascia la sala per qualche minuto e sul terrazzo confida che vorrebbe sottrarsi «dall’agone dello scontro, che si è personificato in modo insopportabile su di me. Quello scontro lo vuole il governo, non io». Sembra darle ragione il post del leader leghista che torna ad attaccarla nonostante alla giudice, in seguito alle minacce ricevute via social, sia stato disposto un servizio di vigilanza. «Io ho sempre fatto la giudice civile - racconta - non era nei miei pensieri essere protetta, di solito succede ai penalisti. Ma non è questo il tema, il problema è ciò che si è scatenato in seguito alla sentenza» sui migranti in Albania, «ovvero una campagna personalizzata su di me, scelta come parafulmine. Così i matti si scatenano e si sentono autorizzati a fare qualsiasi cosa». I responsabili? «Questa è una campagna fomentata da alcuni giornali e trasmissioni ma anche da politici, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in giù».

Oggi sei giudici della sezione immigrazione del tribunale di Roma decideranno se sono valide o meno le ordinanze di trattenimento di altri sette migranti che si trovano nel centro italiano di Gjader. Albano, questa volta, non farà parte della commissione. E a differenza della scorsa volta, quando è stato annullato il fermo facendo riferimento a una sentenza della Corte di giustizia europea del 4 ottobre, ora si deciderà sulla base del nuovo decreto che aggiorna la lista dei Paesi di provenienza ritenuti sicuri dall’Italia.

Sarà un passaggio chiave. E infatti, dice la giudice che è anche presidente di Magistratura democratica, «sentiamo pressione politica intorno a noi, di continuo, ogni giorno. Ci sono forti tentativi di condizionamento rispetto alle decisioni e questo chiaramente per i giudici è un problema. Noi comunque cerchiamo di fare il nostro lavoro, di preservare la nostra indipendenza di giudizio. Ma chi parla di giudici imparziali e indipendenti pretende invece che i giudici siano parziali e dipendenti».

Innegabile che al centro degli attacchi della politica ai magistrati ci siano i migranti, usati come strumento di propaganda, perché, secondo Albano, «l’immigrazione è il tema su cui si cerca di costruire un consenso elettorale».

La giudice sottolinea come di continuo la maggioranza di governo dica che «i giudici non devono ostacolare i loro piani e non devono criticare le leggi. Ma il potere giudiziario - fa presente - è stato creato per garantire la legalità, prima di tutto delle fonti sovraordinate, i costituenti hanno sancito alcuni diritti inviolabili e noi dobbiamo interpretare le leggi alla luce della Costituzione e se ciò non è possibile dobbiamo sollevare una questione costituzionale. Tra i principi inviolabili c’è il diritto di asilo. Quindi se si iniziano a considerare violabili principi che secondo la Costituzione sono inviolabili, può succedere per qualsiasi cosa. Oggi tocca ai migranti, domani a ciascuno di noi».

In collegamento con l’evento di Md c’è il ministro della Giustizia Carlo Nordio che auspica «per il futuro meno critica da parte della magistratura nel merito politico e un abbassamento dei toni da parte della politica nel criticare le sentenze». Albano, pur apprezzando la presenza in video del titolare di via Arenula, non può che dissentire: «Non abbiamo mai fatto critiche che non avessero un fondamento tecnico. C’è stato un pronunciamento unanime di tutte le comunità dei giuristi per dire che sulla supremazia del diritto europeo non si può fare nulla. E il giudice ha il dovere di interpretare le leggi». E non per questo «dobbiamo essere chiamati “toghe rosse”. Non abbiamo in tasca il libretto di Mao o il Capitale di Marx, abbiamo in tasca la Costituzione». La speranza di Nordio di abbassare i toni cade presto nel vuoto con la diffusione dell’ennesima nota della Lega e la tempesta non accenna a placarsi.

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