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“L’Italia Liberata”: un omaggio ai soldati che, con Alleati e partigiani, sconfissero i nazifascisti

(ansa)

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Presentato il calendario della forza armata che di fatto apre le celebrazioni per l’ottantesimo anniversario del 25 aprile
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L’Esercito della Liberazione: i soldati che dopo l’8 settembre sono tornati in armi per lottare al fianco degli Alleati contro l’occupazione nazi-fascista. Il calendario della forza armata presentato oggi 11 novembre di fatto apre le celebrazioni per gli ottant’anni del 25 aprile. Lo fa con una scelta netta, in cui ricorda i militari e partigiani che hanno combattuto, spesso insieme, fino all’insurrezione delle città del Nord che “liberava l’Italia dal giogo della dittatura”: nelle pagine c’è un omaggio a tutti i reparti impegnati nella battaglia finale contro il Terzo Reich. Non solo i più celebri – Legnano, Friuli, Cremona, Folgore, Maiella o il Corpo Volontari della Libertà – ma anche i protagonisti di vicende meno note come la “Divisione Italia” attiva in Jugoslavia con le unità comuniste del generale Tito; le donne entrate nella Resistenza; gli istruttori e gli operatori radio paracadutati dietro le linee che i tedeschi fucilavano non riconoscendoli come belligeranti.

“Il 25 apri…

L’Esercito della Liberazione: i soldati che dopo l’8 settembre sono tornati in armi per lottare al fianco degli Alleati contro l’occupazione nazi-fascista. Il calendario della forza armata presentato oggi 11 novembre di fatto apre le celebrazioni per gli ottant’anni del 25 aprile. Lo fa con una scelta netta, in cui ricorda i militari e partigiani che hanno combattuto, spesso insieme, fino all’insurrezione delle città del Nord che “liberava l’Italia dal giogo della dittatura”: nelle pagine c’è un omaggio a tutti i reparti impegnati nella battaglia finale contro il Terzo Reich. Non solo i più celebri – Legnano, Friuli, Cremona, Folgore, Maiella o il Corpo Volontari della Libertà – ma anche i protagonisti di vicende meno note come la “Divisione Italia” attiva in Jugoslavia con le unità comuniste del generale Tito; le donne entrate nella Resistenza; gli istruttori e gli operatori radio paracadutati dietro le linee che i tedeschi fucilavano non riconoscendoli come belligeranti.

“Il 25 aprile 2025 – ha detto il generale Carmine Masiello, capo di Stato Maggiore dell’Esercito - sarà un giorno da celebrare come festa di tutti gli italiani, di tutti noi. Il 25 aprile 1945 rappresenta, infatti, una data fondamentale nella storia della nostra Repubblica. Significò l’affermazione della democrazia e della libertà, la fine della guerra e la riconquistata indipendenza, di cui l’Esercito fu parte attiva e fondamentale”.

Il professore Roberto Balzani, presidente del Museo di via Tasso – la prigione romana delle SS dove venivano torturati ufficiali monarchici e partigiani, molti dei quali trucidati nel massacro delle Fosse Ardeatine – ha parlato degli Imi: il milione di militari deportati in Germania che decisero di non aderire alla Repubblica di Salò con “una resistenza morale” che ne vide migliaia morire nei campi di concentrazione per malattie e denutrizione. L’altro storico Gastone Breccia ha invece descritto le vicende dei partigiani che si unirono alle brigate dell’esercito per l’assalto alla Linea Gotica perché “ritenevano di dovere fare di più per il nostro Paese”. Altre due pagine celebrate nel calendario.

“Imparare dal passato fa capire meglio come agire oggi”, ha dichiarato la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti, senatrice di FdI che non ha citato né il 25 aprile, né i partigiani -. Conoscere la nostra storia nazionale è indispensabile per comprendere il presente e disegnare il futuro”. Appunto.

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