Quattro giorni in nave senza poter lavarsi né cambiarsi, con la salsedine che pungeva la pelle e le ferite che si facevano purulente. Questo è stato il viaggio sulla Libra, il pattugliatore della marina militare italiana, secondo il racconto reso dai sette migranti trattenuti al centro di Gjader in Albania. L’ultima a raccogliere la testimonianza è stata la ex presidente della Camera Laura Boldrini, deputata del Pd con un’esperienza trentennale nell’Unhcr, l’alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati. Ma chi ha parlato prima di lei con i cinque bengalesi e i due egiziani, come i parlamentari Alfonso Colucci, Rachele Scarpa e Andrea Casu ha ascoltato resoconti perfettamente coincidenti.
Oltre alle…
Quattro giorni in nave senza poter lavarsi né cambiarsi, con la salsedine che pungeva la pelle e le ferite che si facevano purulente. Questo è stato il viaggio sulla Libra, il pattugliatore della marina militare italiana, secondo il racconto reso dai sette migranti trattenuti al centro di Gjader in Albania. L’ultima a raccogliere la testimonianza è stata la ex presidente della Camera Laura Boldrini, deputata del Pd con un’esperienza trentennale nell’Unhcr, l’alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati. Ma chi ha parlato prima di lei con i cinque bengalesi e i due egiziani, come i parlamentari Alfonso Colucci, Rachele Scarpa e Andrea Casu ha ascoltato resoconti perfettamente coincidenti.
Oltre alle motivazioni che li hanno spinti a partire e ai dettagli del viaggio – le persecuzioni religiose e da parte della polizia, i debiti contratti, il transito in Libia dove, racconta uno di loro “venivamo frustati con il tubo dell’acqua e tenuti a digiuno per giorni” - i sette richiedenti asilo hanno parlato del momento in cui sono stati intercettati dalla Libra a poche miglia da Lampedusa. Uno dei due egiziani ha raccontato di essere arrivato su una piccola imbarcazione con 19 persone a bordo. Dopo un giorno e mezzo di navigazione il motore è andato in panne, hanno tentato di farlo ripartire ma era finito il carburante. Il proprietario di un peschereccio tunisini li ha visti e ha chiamato i soccorsi. Dopo cinque ore hanno visto arrivare un’imbarcazione da lui definita “un gommone”: in realtà si tratterebbe di una motovedetta della Guardia costiera. “Stando a quel che ci hanno detto, hanno fatto lo screening direttamente lì”, riferisce Boldrini. A bordo della barca recuperata con i cavi e trascinati verso la Libra c’erano otto egiziani, di cui due minorenni e due con il passaporto, somali, sudanesi, camerunensi. Sono stati mandati tutti a Lampedusa tranne i quattro egiziani che sono stati fatti salire sulla nave Libra, dove c’erano già i bengalesi, a loro volta selezionati da un numero complessivo di settanta.
“Normalmente – denuncia Boldrini – le persone che arrivano in Italia fanno il colloquio per ottenere l’asilo dopo un anno o due di permanenza in Italia, dopo aver superato il trauma del viaggio e dopo aver acquisito informazioni. Quelli che sono arrivati in Albania, invece, sono stati esaminati dalla commissione senza aver avuto alcuna indicazione e senza aver neanche visto l’avvocato”. I dirigenti della polizia che gestiscono il centro hanno messo a disposizione i telefonini e i numeri di telefono. “Ma siccome era sabato non ha risposto nessuno – spiega la parlamentare - Abbiamo detto di contattare al più presto l’avvocato e di spiegare alla commissione tutto per bene, come hanno fatto con me”. Per cinque di loro la commissione ha già deciso. Per altri due lo farà in queste ore.
A ognuno di loro è stata chiesta una cauzione di 3500 euro per non sottoporsi al trattenimento e aspettare in libertà l'esito della richiesta d'asilo. "Uno di loro mi ha chiesto un consiglio, se deve farsi mandare i soldi dai parenti - dice Boldrini - ho risposto che è una decisione loro, io non posso interferire".