Migranti in Albania, Natale: “Dal tribunale decisione scontata, il diritto comunitario è sovrano”
di Alessia Candito«La decisione del tribunale di Roma non sorprende. La Corte di giustizia europea ha detto chiaramente che alla luce della normativa Ue il giudice ha il dovere, il potere e la responsabilità di decidere se un Paese sia sicuro». Giudice della sezione Protezione internazionale di Torino, per Andrea Natale, i colleghi romani «avrebbero anche potuto limitarsi a disapplicare il decreto come fatto da Catania, hanno rinviato alla Cgue per fare chiarezza su una serie di questioni».
Su quali questioni?
«C’è un dato nuovo, la fonte adesso è un decreto, cioè un atto avente forza di legge. Per i magistrati di Roma, non cambia nulla perché è comunque subordinato alle norme Ue. Secondo, alla Cgue si chiede di specificare se la sentenza del 4 ottobre, che stabilisce l’impossibilità di definire un Paese sicuro se tale non è in tutto il suo territorio, possa essere applicata anche se non lo è per tutte le categorie di persone»
Significa che il tribunale di Roma ha dubbi?
«Al contrario, i giudici dicono…
«La decisione del tribunale di Roma non sorprende. La Corte di giustizia europea ha detto chiaramente che alla luce della normativa Ue il giudice ha il dovere, il potere e la responsabilità di decidere se un Paese sia sicuro». Giudice della sezione Protezione internazionale di Torino, per Andrea Natale, i colleghi romani «avrebbero anche potuto limitarsi a disapplicare il decreto come fatto da Catania, hanno rinviato alla Cgue per fare chiarezza su una serie di questioni».
Su quali questioni?
«C’è un dato nuovo, la fonte adesso è un decreto, cioè un atto avente forza di legge. Per i magistrati di Roma, non cambia nulla perché è comunque subordinato alle norme Ue. Secondo, alla Cgue si chiede di specificare se la sentenza del 4 ottobre, che stabilisce l’impossibilità di definire un Paese sicuro se tale non è in tutto il suo territorio, possa essere applicata anche se non lo è per tutte le categorie di persone»
Significa che il tribunale di Roma ha dubbi?
«Al contrario, i giudici dicono chiaramente che avrebbero confermato lo schema concettuale di dieci giorni fa, ma si chiede un contributo di chiarezza. Sarà dirimente perché è vincolante per tutti gli Stati Ue».
Per il governo l’individuazione dei Paesi sicuri è una decisione esclusivamente politica
«Vero, ma non è potere che non sia soggetto a controlli. La scelta è sindacabile dal potere giudiziario. Il governo ha la responsabilità di definire le politiche migratorie nel rispetto delle fonti di diritto sovraordinate, i magistrati di verificare che succeda»
Al momento vengono accusati di sabotare le strategie dell’esecutivo
«Nelle democrazie costituzionali la frizione fra poteri diversi è fisiologica, la patologia sta nei toni. I provvedimenti sono stati motivati dal punto di vista giuridico. Le sentenze si possono commentare e criticare, ma nel merito, non accusando noi magistrati di “essere tutti comunisti”. Non si rende un buon servizio al cittadino che ha il diritto di capire».
La sentenza della Cassazione prevista per il 4 dicembre potrebbe cambiare qualcosa?
«Anche la Suprema Corte potrebbe decidere di rinviare alla Cgue. In caso di dubbi sull’interpretazione del diritto Ue, non ha solo la facoltà, ma il dovere di rinviare alle corti superiori»
C’è possibilità di un rinvio anche la Corte Costituzionale?
«Non si può escludere. Non si tratta di strade alternative, da diversi anni ormai la Corte Costituzionale parla ormai di ‘concorso di rimedi’, senza stabilire canali privilegiati tra Consulta e Corte di giustizia Ue. Sarà il giudice comune a scegliere».
Oltre alla questione “Paesi sicuri”, ci sono altri aspetti che potrebbero essere considerati controversi?
«Ci potrebbe essere un problema di giurisdizione italiana. Al momento, i naufraghi vengono soccorsi in acque internazionali da navi militari italiane e in base alle normative internazionali dovrebbero essere portati nel porto sicuro più vicino. Secondo, vengono trasferiti in un centro di trattenimento al di fuori del territorio Ue, ma in cui vengono applicate le leggi italiane e il diritto europeo. Sarà necessario verificare la tenuta di questa operazione giuridica inedita. Terzo, bisogna capire se questo tipo di operazioni non finisca per essere una violazione del principio di non refoulment, di non respingimento, come più di uno sostiene. E non sono gli unici.
C’è altro?
«Si può partire da un dato di fatto. La selezione di questi migranti avviene tramite un operatore dello Stato che decide se un soggetto sia o meno vulnerabile. Da un punto di vista empirico e fattuale, alla luce delle persone che, dopo essere state portare in Albania sono state rimandate indietro perché ritenute vulnerabili, registro che questa procedura presenta una serie di criticità. Altra questione: le persone vulnerabili che vengono riportate in Italia sono libere? Secondo la nostra Costituzione, sì. Ma di fatto si trovano su una nave militare. La situazione giuridica di queste persone dovrà dunque essere valutata secondo l’articolo 13, secondo cui la libertà personale è inviolabile salvo provvedimento dell’autorità giudiziaria.
Questo cosa significa?
Sono tutti aspetti sui quali i giudici non si sono pronunciati e che bisognerà definire»