L’appuntamento era fissato già da tempo: oggi il governo dovrebbe nominare il nuovo comandante generale dei Carabinieri. Salvatore Luongo, vice in carica, è il nome su cui il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha puntato sin dal principio. La partita però non è ancora del tutto chiusa. «Diciamo 70 e 30», spiega chi ha parlato con il ministro facendo intendere che non si può dare nulla per scontato, neanche che oggi arrivi effettivamente la scelta. I motivi sono politici. E tutti interni al governo, meglio ancora a Fratelli d’Italia.
Palazzo Chigi, e in particolare il sottosegretario con delega ai Servizi, Alfredo Mantovano, pur stimando e rispettando il profilo di Luongo, non sarebbe convinto del metodo che ha portato alla scelta di Crosetto. E per questo nelle scorse settimane sono stati accreditati altri nomi, in particolare quello del generale Mario Cinque, attuale capo di stato maggiore dell’Arma e legato da un rapporto solidissimo con l’attuale comandante generale, Teo Luzi.…
L’appuntamento era fissato già da tempo: oggi il governo dovrebbe nominare il nuovo comandante generale dei Carabinieri. Salvatore Luongo, vice in carica, è il nome su cui il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha puntato sin dal principio. La partita però non è ancora del tutto chiusa. «Diciamo 70 e 30», spiega chi ha parlato con il ministro facendo intendere che non si può dare nulla per scontato, neanche che oggi arrivi effettivamente la scelta. I motivi sono politici. E tutti interni al governo, meglio ancora a Fratelli d’Italia.
Palazzo Chigi, e in particolare il sottosegretario con delega ai Servizi, Alfredo Mantovano, pur stimando e rispettando il profilo di Luongo, non sarebbe convinto del metodo che ha portato alla scelta di Crosetto. E per questo nelle scorse settimane sono stati accreditati altri nomi, in particolare quello del generale Mario Cinque, attuale capo di stato maggiore dell’Arma e legato da un rapporto solidissimo con l’attuale comandante generale, Teo Luzi. In astratto non è un nome sgradito a Crosetto. Faceva parte della terna che il ministro ha portato al Capo di stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, che per legge deve essere consultato quando si sceglie il comandante dell’Arma. Il terzo è Mario Galletta, al vertice del comando interregionale del Nord e con solidissime relazioni romane. Luongo, Cinque e Galletta, quindi. Ma se oggi il cdm non dovesse scegliere Luongo si aprirebbe un delicatissimo caso politico, con la sconfessione del ministro della Difesa e una serie di conseguenze a catena. Ecco perché c’è chi pensa a un’alternativa. La più semplice: prendere tempo.
La nomina potrebbe non essere inserita nell’ordine del giorno e tutto verrebbe rimandato di qualche giorno nella speranza di trovare un accordo. Non sarebbe però un atto indolore: venerdì infatti è in calendario il passaggio di consegne, perché scade il mandato del numero uno uscente, il generale Luzi. E sarebbe clamoroso se non ci fosse ancora il sostituto. C’è un precedente, è vero, sotto questo governo: quando alla Guardia di finanza è scaduto il mandato di Giuseppe Zafarana non era stato ancora scelto il nuovo comandante. Ci fu allora un passaggio “provvisorio” al suo vice, Andrea De Gennaro, che poi, al termine di un braccio di ferro tutto interno alla maggioranza, è diventato comandante. Si disse allora che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non era convinto della scelta di De Gennaro. E a metterla sul tavolo e a difenderla era stato proprio Mantovano. Lo stesso meccanismo che, secondo le ricostruzioni di questi mesi, si starebbe ripetendo con la nomina del comandante dell’Arma (a proposito: se tutto fosse rimandato, il sostituto pro tempore di Luzi sarebbe proprio Luongo).
Crosetto però in queste settimane è stato molto chiaro. «Quando la nomina sarà ufficializzata, capirete - ha detto ieri a chi gli chiedeva - che con la premier c’è la massima condivisione già da una settimana». In realtà, proprio una settimana fa il ministro della Difesa avrebbe ricordato per iscritto che la scelta del comandante dei carabinieri, come previsto dal codice dell’ordinamento militare, arriva sì con un decreto del presidente della Repubblica, dopo una deliberazione del consiglio dei ministri. Ma la proposta spetta unicamente al ministro, sentito il capo di stato maggiore della Difesa. Quella lettera non era solo un passaggio formale. Ma una risposta politica a chi – dentro il governo e anche a Chigi – lo aveva accusato di non voler condividere la scelta con i colleghi. «Non se ne voglia Guido, ma è il cdm che deve deliberare», dicevano proprio da FdI ricordando, con malizia, l’incarico di capo dell’ufficio legislativo al ministero della Difesa che Luongo aveva ricoperto con i ministri del Pd, Roberta Pinotti e Lorenzo Guerini. «Nessuno può mettere in dubbio quel profilo», dicono alcuni parlamentari di maggioranza, ricordando anche che nominare oggi il comandante dei Carabinieri avrebbe un senso ulteriore: sono i 21 anni esatti dalla strage di Nassirya.