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Benifei: “Von der Leyen rischia a nominare Fitto suo vice. Ci ascolti o potrebbe perdere molti voti”

Intervista al deputato europeo dem
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BRUXELLES — Raffaele Fitto non può essere vicepresidente esecutivo della Commissione. «Ursula ci ascolti o in aula rischia». L’europarlamentare dem Brando Benifei non ha dubbi. L’impasse sull’esecutivo Ue si supera se si effettua un downgrading per il commissario italiano.

Ma lei cosa ne pensa di Fitto?

«Ho lavorato con lui quando era capogruppo qui. È serio, rispetta i patti, ci si può discutere. Ma è un democristiano che ora ha mostrato un volto molto diverso».

In che senso?

«È un esponente di una forza politica che ad esempio non vuole il rafforzamento dell’Ue e nemmeno una minima tutela dell’ambiente».

Quindi S&D, il gruppo socialista, non può votarlo?

«C’è una maggioranza netta di nostri europarlamentari contraria al riconoscimento politico di Fitto come vicepresidente esecutivo. Questo non ha nulla a che vedere con l’Italia. Il punto è il ruolo attribuito ai conservatori di Ecr».

E come commissario?

«Noi non abbiano alcun pregiudizio. La sua delega poi è molto più limitata d…

BRUXELLES — Raffaele Fitto non può essere vicepresidente esecutivo della Commissione. «Ursula ci ascolti o in aula rischia». L’europarlamentare dem Brando Benifei non ha dubbi. L’impasse sull’esecutivo Ue si supera se si effettua un downgrading per il commissario italiano.

Ma lei cosa ne pensa di Fitto?

«Ho lavorato con lui quando era capogruppo qui. È serio, rispetta i patti, ci si può discutere. Ma è un democristiano che ora ha mostrato un volto molto diverso».

In che senso?

«È un esponente di una forza politica che ad esempio non vuole il rafforzamento dell’Ue e nemmeno una minima tutela dell’ambiente».

Quindi S&D, il gruppo socialista, non può votarlo?

«C’è una maggioranza netta di nostri europarlamentari contraria al riconoscimento politico di Fitto come vicepresidente esecutivo. Questo non ha nulla a che vedere con l’Italia. Il punto è il ruolo attribuito ai conservatori di Ecr».

E come commissario?

«Noi non abbiano alcun pregiudizio. La sua delega poi è molto più limitata di quella ricevuta dal nostro Paese nelle due precedenti legislature. In audizione ha dato anche risposte condivisibili. Ripeto il problema non è la funzione di commissario ma di vicepresidente».

Perché?

«Non possiamo accettare di mettere nel cuore dell’amministrazione europea chi rappresenta un partito contro lo Stato di diritto, contro l’ambiente, contro l’integrazione europea».

In sostanza chiedete a Ursula von der Leyen di ritirargli il ruolo di vicepresidente?

«Si, questa è la soluzione più corretta. Poi ascolteremo le proposte della presidente della Commissione. Per noi, però, non c’è alcuna ragione politica di premiare l’Ecr se non coprirsi le spalle a destra».

E se von der Leyen risponde no?

«Continueremo a discutere nel gruppo su come reagire. Ma avvertiamo la presidenza della Commissione che sarebbe una scelta molto rischiosa per il futuro della istituzioni europee».

Cosa intende dire?

«Se i gruppi sono maltrattati, lei rischia di perdere molti voti in aula quando si darà la fiducia all’intero collegio. Noi siamo convocati in forma permanente proprio per prendere queste decisioni. A Palazzo Berlaymont lo sanno».

In questo confronto i socialisti possono perdere la vicepresidente spagnola Teresa Ribera.

«C’è una pressione in questo senso. Ma noi facciamo parte della maggioranza politica che ha eletto von der Leyen, Fitto no. Non si possono mettere sullo stesso piano i due candidati».

I popolari lo stanno facendo.

«Non si può leggere questa vicenda con la lente italiana. Noi siamo comunque la seconda forza del Parlamento».

Vi potrebbe bastare un documento sottoscritto dalla presidente di Commissione in cui si ribadiscono i confini della maggioranza?

«Misembra prematuro. Vediamo come vanno i negoziati. Ora la richiesta è togliere la vicepresidenza a Fitto. Ursula ci dia ascolto».

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