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“Sono un uomo libero, a Ravenna lo sanno”. La sfida calma del mite De Pascale

Il candidato alla presidenza della regione Emilia Romagna Michele De Pascale ANSA/MASSIMO PERCOSSI

 (ansa)

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Domenica e lunedì si vota in Emilia Romagna. Il candidato del centrosinistra è sostenuto anche da M5S e renziani. “Voglio riformare la sanità”. L’incognita astensionismo
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BOLOGNA — Michele De Pascale è un revenant, un redivivo. A differenza di Leonardo Di Caprio, a portarlo a un passo dalla morte non è stato un orso ma l’automobile. Guidava da solo, a 25 anni aveva appena riaccompagnato a casa l’allora fidanzata, che poi sarebbe diventata sua moglie, e per un colpo di sonno finì fuori strada. «Sono stato a un passo dalla morte, avevo fratture alla schiena, i polmoni collassati, un piede quasi staccato. Mi feci dieci giorni in coma: era molto più probabile che non ce la facessi, se sono qui a raccontarlo è solo grazie all’eccellenza della sanità emiliana. Da allora per me è cambiato tutto, quell’incidente è uno spartiacque della mia vita».

Lo racconta dopo una serata passata nel quartiere della Bolognina a parlare con decine di sindaci di centrosinistra venuti in città per sostenerlo da tutta la regione. Si vota tra quattro giorni, a Bologna la temperatura è salita solo dopo che il centrodestra ha provato a cavalcare gli scontri di piazza di sabato, in …

BOLOGNA — Michele De Pascale è un revenant, un redivivo. A differenza di Leonardo Di Caprio, a portarlo a un passo dalla morte non è stato un orso ma l’automobile. Guidava da solo, a 25 anni aveva appena riaccompagnato a casa l’allora fidanzata, che poi sarebbe diventata sua moglie, e per un colpo di sonno finì fuori strada. «Sono stato a un passo dalla morte, avevo fratture alla schiena, i polmoni collassati, un piede quasi staccato. Mi feci dieci giorni in coma: era molto più probabile che non ce la facessi, se sono qui a raccontarlo è solo grazie all’eccellenza della sanità emiliana. Da allora per me è cambiato tutto, quell’incidente è uno spartiacque della mia vita».

Lo racconta dopo una serata passata nel quartiere della Bolognina a parlare con decine di sindaci di centrosinistra venuti in città per sostenerlo da tutta la regione. Si vota tra quattro giorni, a Bologna la temperatura è salita solo dopo che il centrodestra ha provato a cavalcare gli scontri di piazza di sabato, in un clima da anni Settanta. Ma il candidato governatore del Pd, forte di una coalizione larghissima con dentro anche cinque stelle e renziani (sotto le insegne di una lista civica), dall’alto di sondaggi che lo danno molto avanti, ostenta una calma olimpica. «Come dicevo, dopo quell’incidente vedo le cose in un’altra prospettiva. Sono molto cambiato, mi ha dato stabilità. Non vado più in escandescenza, la considero una delle mie doti». Per i sondaggisti soltanto un calo drammatico di affluenza, sempre possibile, potrebbe scombinare i pronostici.

Sindaco di Ravenna per due mandati, durante l’alluvione del 2023 prese una decisione coraggiosa, che con il senno di poi si rivelò salvifica: chiese alle cooperative di agricoltori il permesso di poter allagare i loro campi, deviando i corsi d’acqua per salvare il centro cittadino. Un azzardo, ma riuscì. Un esempio della qualità principale che gli viene riconosciuta anche dagli avversari: la capacità di mediare e trovare soluzioni pratiche. Persino Salvini ieri ha fatto i complimenti al comune di Ravenna, quindi al “nemico” De Pascale, per gli investimenti fatti sul porto, «esempio di collaborazione positiva fra le istituzioni a prescindere dal colore politico».

«Io ho una tessera di partito in tasca, quella del Pd — rivendica lui — ma mi sono sempre ritenuto anzitutto una persona libera. Ho fatto gli interessi di Ravenna, sempre». Della sua avversaria Elena Ugolini, sostenuta da Meloni, Salvini e Tajani, parla controvoglia. Un paio di stoccate tuttavia non rinuncia a darle. «Si presenta come una civica, ma non si è mai differenziata da Fratelli d’Italia. Siamo arrivati all’assurdo di sentirla dire che non vuole fare il commissario alla ricostruzione, pur di non smentire il governo. Non parliamo poi della sanità: tutte le regioni chiedono al governo più soldi, persino il Veneto di Zaia. Ma lei no, per Ugolini le risorse vanno bene così. Questo per dire che puoi pure essere un civico, ma non essere libero».

Trentanove anni, De Pascale è sposato con Laura Casadio, la ragazza che aveva riaccompagnato a casa prima di schiantarsi, figlia dell’ex presidente della provincia di Ravenna Claudio Casadio. Hanno due figli. «Come facciamo? Per fortuna abbiamo nonni disponibili, perché mia moglie è avvocato e ci tiene a far sapere che lavora più di me».

Bonacciniano di ferro, il candidato è costretto a confrontarsi con l’ombra del governatore che lo ha preceduto. Una figura ingombrante, anche perché è difficile fare una campagna elettorale sostenendo che tutto vada bene. Ma De Pascale non si scompone: «Bonaccini è stato un grande presidente e anche un grande… ex presidente. Nel senso che non è stato invadente e ci ha lasciati liberi di proporre cambiamenti». Naturalmente il cambiamento che potrebbe far più rumore è quello che riguarda la sanità, il principale asset della regione. L’eccellenza emiliana è ancora lì, lo dimostrano le classifiche regionali. Ma il modello ha il fiato corto per l’invecchiamento della popolazione e il continuo sottofinanziamento. E allora? «Apriremo un grande cantiere di auto-riforma del sistema sanitario più forte del Paese. Lo faremo noi, non gli altri. Non ci rassegniamo al destino di essere l’ultimo fortino della sanità pubblica a cadere».

Il grande incubo adesso è l’astensione. Proprio in Emilia-Romagna si toccò il fondo nel 2014 con il 37,7% di votanti. Ma era l’epoca dello scandalo delle spese pazze regionali. «Viviamo questa contraddizione — osserva De Pascale — . Negli ultimi anni le regioni hanno avuto sempre più potere e gli elettori sono andati sempre meno a votare. Stavolta come andrà? Non lo so, ma noi questa partita non la vogliamo solo vincere, la vogliamo vincere bene e siamo convinti di poterlo fare. I nostri avversari hanno fatto la chiusura della campagna elettorale in uno stanzone d’albergo… e la Meloni nemmeno ci è andata. Non è proprio un invito alla partecipazione». Oltre alla sanità, si è parlato molto delle alluvioni e dei mancati ristori. Una polemica che ha investito tutti, dal generale Figliuolo a Bonaccini fino al governo nazionale. Alla chiusura della campagna elettorale della destra, il piacentino Tommaso Foti formula una domanda ad alta voce: «La gente è molto arrabbiata per l’alluvione, per quello che non è stato fatto. È un fattore importante e imprevedibile. La grande incognita allora è: con chi se la prenderanno? Con noi o con loro?». Lo sapremo lunedì, a urne chiuse.

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