L’Autonomia rischia una prima frenata, dubbi della Consulta
di Conchita SanninoLa tensione è palpabile, orecchie tese dalla maggioranza. Ma nelle ore cruciali del “conclave” della Consulta sull’Autonomia differenziata, coi giudici in camera di consiglio a decidere sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate dai ricorsi di Puglia, Toscana, Sardegna e Campania, un filo di inquietudine potrebbe turbare l’ostentata serenità del governo, e in particolare della Lega. Che col ministro Calderoli ha aperto e persino lasciato che entrassero nel vivo le prime trattative tra Stato e Regioni per l’affidamento delle nove materie (quelle non sottoposte alla fissazione dei Lep, i costi standard relativi ai livelli essenziali delle prestazioni) nonostante l’atteso e quanto mai gravoso lavoro a cui si apprestava la Corte.
Una prova muscolare che potrebbe rivelarsi un boomerang, nel caso la Consulta facesse cadere un’ascia, nelle prossime ore — anche solo parziale, limitatamente ad alcuni versanti — sulle pretese del regionalismo più spinto che abbia conosciuto …
La tensione è palpabile, orecchie tese dalla maggioranza. Ma nelle ore cruciali del “conclave” della Consulta sull’Autonomia differenziata, coi giudici in camera di consiglio a decidere sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate dai ricorsi di Puglia, Toscana, Sardegna e Campania, un filo di inquietudine potrebbe turbare l’ostentata serenità del governo, e in particolare della Lega. Che col ministro Calderoli ha aperto e persino lasciato che entrassero nel vivo le prime trattative tra Stato e Regioni per l’affidamento delle nove materie (quelle non sottoposte alla fissazione dei Lep, i costi standard relativi ai livelli essenziali delle prestazioni) nonostante l’atteso e quanto mai gravoso lavoro a cui si apprestava la Corte.
Una prova muscolare che potrebbe rivelarsi un boomerang, nel caso la Consulta facesse cadere un’ascia, nelle prossime ore — anche solo parziale, limitatamente ad alcuni versanti — sulle pretese del regionalismo più spinto che abbia conosciuto la Repubblica.
Le soluzioni allo stato giudicate più improbabili sono le due di opposto segno: sia di compatta bocciatura dei ricorsi avanzati; sia di una pronuncia di totale illegittimità dell’Autonomia. Il più rigoroso, meditato compromesso potrebbe tener conto tuttavia di alcuni profili di dubbia costituzionalità.
In estrema sintesi: il nodo dello svuotamento di poteri e risorse dallo Stato centrale, con l’esigenza di un rinnovamento dell’equilibrio; la mancata motivazione sulle specificità territoriali in grado di giustificare l’attribuzione di maggiorate funzioni; il dilemma dell’“invarianza finanziaria” della legge, negazione in termini della capacità di ridurre i divari. Specie nelle materie che necessitano della definizione dei Lep, rinviate dal legislatore sostanzialmente a tempi migliori.
Certo è che sull’Autonomia, norma feticcio di Salvini-Zaia, si tratta del dirimente banco di prova, che la Corte ha voluto affrontare in questa composizione (il plenum tuttora manca di un giudice: a nulla sono finora valse le forzature della destra per inviare a Palazzo il consigliere giuridico di Meloni, Francesco Saverio Marini). E sarà la sentenza in arrivo a incidere sull’altra questione posta alla Corte: il giudizio di ammissibilità dei referendum abrogativi, uno parziale e uno totale, evidentemente valutato dalla Consulta in successiva composizione (dal 16 dicembre, saranno 4 in tutto i giudici da nominare). Nel caso di un parziale accoglimento di oggi, sopravviverebbe la richiesta di ammissibilità del referendum abrogativo totale, promosso dal Comitato nazionale, di fronte a una legge che resta in vita ancorché mutilata. Chiaro che la complessità dei nodi all’esame della Corte, con la camera di consiglio che incrocia l’arroventato clima politico-istituzionale di questi giorni, impone più che mai prudenza e rispetto delle analisi,
Tutto ruota intorno all’estensione dell’articolo 116, comma 3, della Costituzione: e al vulnus che potrebbero produrre i “vuoti” dell’Autonomia. La soluzione di un compromesso sarebbe uno stop indigesto alla marcia di Calderoli e compagni. Ma certamente non sgradito a Forza Italia. Non del tutto ai meloniani. Dinamiche che non toccano il conclave. Nessuna sorpresa sembra avesse attraversato la Corte neanche di fronte al metodo caterpillar — copyright dello stesso Calderoli — con cui il governo ha dato il via alle trattative con Veneto, Lombardia e Piemonte. Il turbamento, era stata la lapidaria analisi, semmai deve cogliere chi apre un tavolo al buio. Mentre una Corte è chiamata a decidere.