Albania, la mossa di FdI per esautorare i tribunali. “Decida la Corte d’appello”
di Giuliano FoschiniI giudici non prendono decisioni gradite all’esecutivo? «Cambiamo i giudici». La maggioranza segue la linea Musk e, con un emendamento al decreto flussi in commissione affari costituzionali alla Camera, prova a stravolgere le procedure sui trattamenti dei migranti: la norma, presentata dalla relatrice di maggioranza Sara Kelany di Fratelli d’Italia, prevede infatti che a occuparsi delle convalide dei trattenimenti dei richiedenti asilo non dovranno essere più le «sezioni specializzate in immigrazione e protezione speciale» bensì le Corti di appello.
Obiettivo è sottrarre la materia a quei giudici accusati in queste settimane — tanto da costringere il Csm ad aprire una pratica a loro tutela — di «sentenze politiche» perché troppo vicini alle correnti di sinistra della magistratura: su tutti era finita nel mirino la giudice di Roma, Silvia Albano, esponente di Md, che non aveva convalidato i trattenimenti dei migranti portati in Albania. E che, a causa delle minacce di morte ricevute do…
I giudici non prendono decisioni gradite all’esecutivo? «Cambiamo i giudici». La maggioranza segue la linea Musk e, con un emendamento al decreto flussi in commissione affari costituzionali alla Camera, prova a stravolgere le procedure sui trattamenti dei migranti: la norma, presentata dalla relatrice di maggioranza Sara Kelany di Fratelli d’Italia, prevede infatti che a occuparsi delle convalide dei trattenimenti dei richiedenti asilo non dovranno essere più le «sezioni specializzate in immigrazione e protezione speciale» bensì le Corti di appello.
Obiettivo è sottrarre la materia a quei giudici accusati in queste settimane — tanto da costringere il Csm ad aprire una pratica a loro tutela — di «sentenze politiche» perché troppo vicini alle correnti di sinistra della magistratura: su tutti era finita nel mirino la giudice di Roma, Silvia Albano, esponente di Md, che non aveva convalidato i trattenimenti dei migranti portati in Albania. E che, a causa delle minacce di morte ricevute dopo i suoi provvedimenti, è oggi sotto sorveglianza.
Il decreto flussi andrà in aula il prossimo 25 novembre. Se approvato, ha denunciato ieri l’Anm, avrà effetti catastrofici. «Renderà meno celere la definizione dello status dei richiedenti asilo — ha detto il segretario, Salvatore Casciaro — con il rischio di allungare anche i tempi di permanenza di coloro che non hanno titolo per restare in Italia». Appena due settimane fa i presidenti di tutte le Corti di appello dei tribunali italiani avevano scritto una lettera alla premier Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, protestando contro un altro comma dello stesso decreto flussi. La norma prevede che si possa ricorrere in appello contro i provvedimenti dei tribunali sulla concessione o meno della «protezione internazionale». A oggi, infatti, le decisioni non erano appellabili. Diventavano immediatamente esecutive, salvo un ricorso in Cassazione. Secondo una simulazione dell’ufficio statistico del Csm, con la nuova legge che ripristina l’appello si aggraverebbero i carichi di lavoro delle corti del 40 per cento, mettendo di fatto l’Italia fuori dai target previsti dal Pnrr che invece chiedono di abbattere del 90 per cento il numero di cause civili pendenti alla fine del 2022. Spostando poi tutta la partita immigrazione sulle corti di Appello, come prevede il nuovo emendamento, significherebbe paralizzare completamente il lavoro dei tribunali.
Nello stesso pacchetto di emendamenti presentati nelle ultime ore (nati a seguito di un confronto con il ministro ai rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani: hanno dunque la benedizione del governo) sono previste poi altre due modifiche di legge: una prevede una clausola di riservatezza per i mezzi che l’Italia fornirà a paesi terzi per controllare i migranti. Mentre l’altra annulla la sospensione del provvedimento di espulsione in presenza di ricorso. Significa che un richiedente protezione finisca per essere espulso, col ricorso ancora pendente, che potrebbe poi essere approvato dal giudice. Su questo c’è il timore di un possibile intervento del Quirinale per incostituzionalità.
Una tensione che un pezzo di governo vuole assolutamente evitare. Su tutti il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che avrebbe scelto una linea soft sulla Libra. La nave militare è attualmente ferma, in porto a Messina, a disposizione del Viminale. Ma non partirà nei prossimi giorni: ufficialmente per il meteo sfavorevole. In realtà dietro ci sarebbe una scelta politica: il ministero vuole evitare un ennesimo viaggio a vuoto, prima della decisione della Cassazione sulla discrezionalità dei giudici nella valutazione di paese sicuro.
È la stessa strategia che Piantedosi aveva utilizzato su Pozzallo dopo che la giudice Iolanda Apostolico non aveva autorizzato i trattenimenti dei migranti tunisini nel cpr. Non è solo, però, una questione di rispetto istituzionale. Muovere la Libra nuovamente a vuoto significherebbe sfidare la magistratura. Ordinaria e contabile: la Corte dei Conti potrebbe chiedere conto dell’elenco delle spese inutili.