Governo Meloni e Musk, gli affari oltre al feeling politico. Obiettivo: l'accordo con Starlink
di Giuliano FoschiniUn miliardo e mezzo di euro. La partita tra il governo italiano ed Elon Musk si gioca sulla politica, è vero. E sui rapporti con la nuova amministrazione Trump. Ma anche sugli affari: uno in particolare, l’affitto per cinque anni almeno del sistema satellitare Starlink. L’indagine della procura di Roma sulle mazzette alla Sogei ha, quasi per caso, svelato una trattativa segreta che il governo Meloni aveva in piedi con la società di Musk. Trattativa – che Repubblica è in grado di raccontare nei particolari - che mette l’Italia in grande imbarazzo con gli altri paesi europei. Una trattativa che, come ha spiegato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’audizione recente al Senato non è affatto conclusa. “Musk – ha detto – ha affrontato il tema spazio, un tema di rilevanza mondiale. Sul quale hanno un monopolio sostanziale. Se tu hai bisogno di un sistema a bassa quota devi andare da Starlink”. Ma è davvero così?
La proposta
Dopo una serie di interlocuzioni informali con il govern…
Un miliardo e mezzo di euro. La partita tra il governo italiano ed Elon Musk si gioca sulla politica, è vero. E sui rapporti con la nuova amministrazione Trump. Ma anche sugli affari: uno in particolare, l’affitto per cinque anni almeno del sistema satellitare Starlink. L’indagine della procura di Roma sulle mazzette alla Sogei ha, quasi per caso, svelato una trattativa segreta che il governo Meloni aveva in piedi con la società di Musk. Trattativa – che Repubblica è in grado di raccontare nei particolari - che mette l’Italia in grande imbarazzo con gli altri paesi europei. Una trattativa che, come ha spiegato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’audizione recente al Senato non è affatto conclusa. “Musk – ha detto – ha affrontato il tema spazio, un tema di rilevanza mondiale. Sul quale hanno un monopolio sostanziale. Se tu hai bisogno di un sistema a bassa quota devi andare da Starlink”. Ma è davvero così?
La proposta
Dopo una serie di interlocuzioni informali con il governo italiano, Musk in estate ha condiviso una proposta indicativa alla premier Meloni offrendo i servizi di Starlink per il nostro paese. In un trimestre, la società sarebbe in grado di rendere operativo un sistema di satelliti da mettere a disposizione di tutto il nostro paese, inclusi gli assetti aerei, navali e terrestri. Civili ma soprattutto militari. Il costo della copertura sarebbe di circa un miliardo e mezzo distribuito in cinque anni. Somma alla quale andrebbero ad aggiungersi le spese per la realizzazione delle infrastrutture a terra. I satelliti parlerebbero cioè con dei sistemi di proprietà italiana.
La sicurezza
La questione è delicatissima, com’è evidente. Si tratta infatti di mettere delle mani di un’azienda privata la sicurezza nazionale. È vero che Starlink ha garantito un ambito di sovranità nazionale nell’uso dei sistemi, a partire dalla possibilità di introdurre sistemi di cifratura proprio e di gestire in maniere autonoma reti e servizi a terra. Ma è altrettanto vero che si tratta di un passo senza precedenti: nessun paese europeo ha mai immaginato di consegnarsi in questa maniera alla società di Musk. Anzi, fino a questo momento non l’hanno fatto nemmeno gli Stati uniti. Non è un caso che nell’interlocuzione che c’era stata prima dell’arrivo della guardia di Finanza erano state mosse da diversi ministeri obiezioni: si era immaginato di inserire l’accordo in un accordo quadro con il governo americano a garanzia dell’utilizzo delle informazioni scambiate. Perché era evidente a tutti il rischio di una perdita della sovranità nazionale. E inoltre c’era il tema del rapporto con gli altri paesi: diverse nazioni infatti negano l’utilizzo dei sistemi di Starlink. E gli Stati Uniti hanno vietato alla società di Musk di lavorare in diversi stati, come la Cina, la Russia, e l’Iran. Avrebbe senso spendere un miliardo e mezzo per un sistema che nasce azzoppato?
Lo screzio con l’Europa
Ma, se possibile, la questione economica è marginale. La mossa italiana rischia di diventare soprattutto un problema con gli altri paesi dell’Unione europea. Il governo ha parlato di “monopolio sostanziale” delle tecnologie di Musk, sostenendo che per averne delle proprie servono “cinque, dieci, quindici anni”. Secondo gli esperti europei non è vero. Il nuovo sistema Iris 2 che, grazie a una nuova costellazione europea dedicata, consentirà all’Ue di dotarsi di una propria infrastruttura satellitare, ha tempi non così lunghi. Secondo qualcuno potrebbe essere pronto tutto già nel 2026, tra meno di due anni quindi. Anche se il governo italiano in comunicazioni ufficiali ha parlato di ritardi importanti legati soprattutto a un aumento dei costi industriali inizialmente immaginati. L’Italia ha anche immaginato, a maggior ragione in questo tempo di sovranismo, a realizzare una propria struttura: servirebbero cinque anni e un miliardo e mezzo di euro, meno di quanto si spenderebbe per l’affitto del sistema Musk.